Sanità del Ponente, il nuovo assetto prende forma: Ostetricia unica, Senologia senza una struttura autonoma a Sanremo
L’Atto di autonomia di Ats ridisegna reparti e responsabilità dell’Area 1. Una sola Struttura complessa per Ginecologia e Ostetricia provinciale, Senologia chirurgica condivisa con il Savonese e Cardiologia-UTIC unica. Nel breve, però, il punto nascita del “Borea” resta operativo: prorogati fino al 30 novembre oltre 555 mila euro di servizi medici esternalizzati
Sanremo. Non dice ancora se e quale reparto chiuderà, quale resterà aperto o dove verranno fisicamente concentrate tutte le attività. Ma per la prima volta mette nero su bianco quanti centri di responsabilità dovranno esistere nella nuova sanità del Ponente. E, letti insieme alla storia recente dei singoli servizi, l’Atto di autonomia di Ats Liguria e i funzionigrammi che lo accompagnano restituiscono una fotografia molto più nitida della direzione imboccata dalla riforma regionale.
Mentre questa mattina l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò è atteso a Bordighera, per dare garanzie sul mantenimento della gestione privata del Saint Charles, il nuovo organigramma approvato nelle scorse ore stabilisce quante Strutture complesse e dipartimentali debbano governare i servizi territoriali. Ed è proprio qui che, per la provincia di Imperia, emergono alcuni cambiamenti destinati ad avere un peso rilevante. Il dossier più delicato resta quello di Ostetricia e Ginecologia. Nel nuovo Dipartimento Materno Infantile compare una sola «S.C. Ostetricia e Ginecologia» per l’intera Area 1. Non vengono più distinte, sul piano della struttura dirigenziale, Sanremo e Imperia. La stessa Struttura complessa dovrà governare gravidanza fisiologica e patologica, assistenza al parto e al puerperio, attività ginecologica, chirurgia, personale, sale parto, sale operatorie e percorsi ambulatoriali.
È un passaggio importante, ma che va letto senza forzature. Il funzionigramma parla infatti anche di monitoraggio «per ciascun Punto nascita», utilizzando quindi il plurale, e non contiene alcun atto che disponga la soppressione del presidio di Sanremo o di quello di Imperia. L’unificazione della Struttura complessa è dunque, allo stato dei documenti, un accorpamento della governance clinica e dirigenziale. Non equivale ancora all’accorpamento fisico dei due punti nascita. Che nel brevissimo periodo Sanremo debba continuare a funzionare lo certifica, anzi, un secondo atto approvato il 30 settembre. Con la deliberazione numero 1224 Ats Liguria ha prorogato per tre mesi, dal primo settembre al 30 novembre, il servizio medico esternalizzato necessario a garantire il Punto Nascita del “Borea”. La motivazione è esplicita: evitare l’interruzione di servizi essenziali dell’Area 1 mentre viene predisposta una nuova gara.
Per Sanremo vengono finanziati 85 turni da dodici ore di guardia attiva e 62 turni da dodici ore di pronta disponibilità, di giorno e di notte, nei feriali e nei festivi. Il costo per appena tre mesi è di 555.478,68 euro. Anche Ostetricia e Ginecologia di Imperia beneficia della proroga, per 415.724,40 euro, con 60 turni mensili di guardia attiva e altrettanti di pronta disponibilità. La ragione della nuova proroga racconta da sola la fragilità del sistema. La gara bandita in precedenza prevedeva un unico lotto di Ostetricia e Ginecologia riferito contemporaneamente alla struttura di Imperia e al Punto Nascita di Sanremo. Quel lotto è andato deserto. Ats ha quindi avviato l’istruttoria per una nuova procedura, ma nel frattempo non può fare altro che prolungare gli affidamenti già esistenti.
Si arriva così al paradosso che accompagna da anni la vicenda dei due punti nascita provinciali. Sanremo è stato più volte dato per salvo, dopo una lunga battaglia politica e istituzionale cominciata con il trasferimento dell’attività durante il Covid e proseguita con la riapertura del reparto del “Borea”. Nel frattempo la Regione ha investito somme rilevanti nella riqualificazione degli spazi sanremesi. Ma il punto nascita continua a reggersi in larghissima parte su medici esterni, mentre ora il futuro organigramma non contempla più due Strutture complesse autonome: ne prevede una sola per tutta la provincia. Questo non significa che uno dei due punti parto sia già condannato. Significa però che, sul piano organizzativo, la duplicazione della direzione viene superata. Ed è un precedente che rende inevitabile una domanda: una volta creata un’unica Ostetricia e Ginecologia provinciale, per quanto tempo sarà sostenibile continuare a mantenere due punti nascita con organici strutturati insufficienti e un ricorso così massiccio all’esternalizzazione? La risposta, negli atti esaminati, non c’è.
Ancora più delicato, per Sanremo, è il capitolo della Senologia. Dopo il pensionamento di Claudio Battaglia, fondatore e per anni riferimento della Breast Unit del “Borea”, il futuro del servizio era già diventato un caso politico e sanitario. Alle polemiche seguite alla sua uscita Ats aveva risposto assicurando che non ci sarebbe stato alcun depotenziamento né trasferimento del servizio sanremese, anticipando però la valutazione di una struttura inter-area tra Area 1 e Area 2. Il nuovo Atto di autonomia traduce ora quella prospettiva in un modello organizzativo preciso: esiste una sola S.C. Senologia Chirurgica Area 1-2, a valenza inter-area tra Imperiese e Savonese. La struttura deve operare «nell’ambito delle Breast Unit delle due aree sociosanitarie», coordinando attività chirurgica, percorsi diagnostico-terapeutici, liste d’attesa e risorse delle due aree. Ma il dato che riguarda direttamente Sanremo è ancora più netto: nell’organigramma non compare alcuna Struttura complessa né una Struttura semplice dipartimentale di Senologia dedicata a Sanremo o all’Area 1. Non viene cioè riconosciuto al “Borea” neppure un autonomo livello dipartimentale di Senologia. La funzione chirurgica viene inserita integralmente nella Struttura complessa inter-area 1-2. Per altro, è imminente il trasferimento nel Savonese di due chirurghi plastici dell’equipe di Battaglia.
Questo non significa che il documento cancelli la Breast Unit sanremese come percorso assistenziale. Anzi, la richiama espressamente al plurale, prevedendo che la S.C. inter-area operi «nell’ambito delle Breast Unit» e collabori con le diverse discipline coinvolte. Ma tra l’esistenza di un percorso multidisciplinare e l’esistenza di una struttura organizzativa autonoma c’è una differenza sostanziale: la prima viene conservata, la seconda per Sanremo non compare. È precisamente il nodo che aveva alimentato le preoccupazioni dopo l’uscita di Battaglia. La Senologia del “Borea”, costruita negli anni attorno a un modello multidisciplinare e a una forte identità locale, nel nuovo organigramma non dispone più di una propria casella dirigenziale. La regia chirurgica viene portata su un perimetro molto più ampio, che unisce due province.
Il tema della concentrazione inter-area, del resto, non riguarda soltanto la Senologia. Tra Area 1 e Area 2 vengono condivise anche Chirurgia plastica e Chirurgia vascolare, mentre altre funzioni diagnostiche e di supporto seguono la stessa logica sovraprovinciale. È la filosofia stessa della riforma: ridurre duplicazioni dirigenziali, uniformare percorsi e governare alcune specialità su bacini più ampi. La Cardiologia segue invece un modello diverso e, per il Ponente, particolarmente interessante. Nell’Area 1 il nuovo assetto prevede una sola S.C. Cardiologia e UTIC e, separatamente, una S.C. Cardiologia Territoriale.
La prima è una struttura completa. Il funzionigramma le assegna aritmologia clinica e interventistica, ablazioni transcatetere, impianto e controllo di pacemaker e defibrillatori, emodinamica, coronarografie, angioplastiche e altre procedure invasive. La seconda viene invece localizzata espressamente dal documento presso il presidio ospedaliero di Imperia e dovrà occuparsi soprattutto della continuità ospedale-territorio, degli ambulatori e della cronicità cardiologica. È un passaggio che si inserisce nella riorganizzazione già emersa nei mesi scorsi, con Sanremo destinata a diventare il riferimento per le attività cardiologiche invasive ed emergenziali, tempo dipendenti, e Imperia orientata verso una funzione maggiormente territoriale. Curiosamente, però, mentre il funzionigramma scrive espressamente che la Cardiologia territoriale «opera presso il Presidio Ospedaliero di Imperia», non indica in maniera altrettanto esplicita la sede della S.C. Cardiologia e UTIC. Lo stesso documento fotografa peraltro una fase ancora transitoria: la Cardiologia territoriale di Imperia continuerà «nelle more della riorganizzazione della rete cardiologica» ad assicurare anche attività di aritmologia interventistica, ablazioni e impianto di dispositivi, nonostante sia quasi integralmente sorretta dai cosiddetti gettonisti. Allo stato dell’arte a Imperia resta l’Utic e resta anche l’elettrofisiologia (sala impianti pace maker e ablazioni), che sarebbe dovuta essere accentrata a Sanremo.
Non tutto, comunque, viene accorpato. Ed è un elemento essenziale per comprendere l’Atto senza trasformarlo in un elenco di presunte chiusure. Nell’Area 1 restano due Medicine Interne, una a Sanremo e una a Imperia. Rimangono separate anche le Anestesie e Rianimazioni e i due Pronto Soccorso e Medicine d’Urgenza dei rispettivi ospedali. Lo stesso accade per le Radiodiagnostiche e per le Direzioni Mediche di Presidio, che continuano a essere distinte tra “Borea” e ospedale di Imperia. Anche sul territorio resta in piedi l’articolazione in tre distretti dell’Area 1. Il nuovo funzionigramma contempla infatti il Distretto sociosanitario, Case e Ospedali di Comunità 1, il 2 e il 3, superando nei fatti l’ipotesi di un unico distretto provinciale che aveva provocato nei mesi scorsi una forte opposizione da parte dei sindaci.
Dall’altra parte, l’accentramento del 118 viene ormai cristallizzato nell’organigramma: il servizio diventa una sola Struttura complessa a valenza regionale, collocata nel Dipartimento regionale dell’Emergenza-Urgenza insieme al 112 e al 116117. È il sigillo organizzativo alla riforma che nel Ponente aveva già portato alla soppressione della centrale operativa autonoma imperiese. Il filo conduttore degli atti, dunque, è abbastanza chiaro. Ats non procede con una cancellazione indiscriminata delle strutture periferiche. Mantiene autonomie dove le considera necessarie, ma concentra direzioni e responsabilità nelle discipline nelle quali ritiene possibile superare le duplicazioni dirigenziali. È esattamente la logica dell’azienda sanitaria unica istituita dalla riforma regionale, che punta formalmente a uniformare l’assistenza e superare la frammentazione gestionale.
Per la provincia di Imperia, tuttavia, la questione non è puramente amministrativa. Ogni casella che sparisce dall’organigramma significa una direzione in meno sul territorio e una governance più ampia. E quando a essere coinvolti sono il percorso nascita, la Breast Unit e la Cardiologia, cioè tre dei dossier sanitari più sensibili degli ultimi anni, la discussione inevitabilmente rischia di accendersi.
(In copertina vedute dell’ospedale Borea)















