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Ospedale unico di Taggia, tre gruppi interessati al project financing

Nicolò: «Il pronto soccorso assorbirà tutti gli altri»

Bordighera. «A metà novembre scadrà la possibilità per la presentazione, da parte degli operatori privati, delle proposte di partenariato e ci sono già tre gruppi interessati alla costruzione dell’ospedale. Direi quindi che ci sono buone possibilità che l’operazione finalmente veda la luce». A fare il punto sul percorso del nuovo ospedale unico del Ponente ligure è il direttore generale di Azienda Tutela Salute Liguria, Marco Damonte Prioli, intervenuto nel corso dell’incontro svoltosi a Villa Regina Margherita, a Bordighera, tra l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Massimo Nicolò e i sindaci dell’estremo ponente ligure.

L’iter del project financing, il cui termine per la presentazione delle proposte private è stato prorogato al 15 novembre 2026, riguarda un intervento dal valore complessivo che sfiora i 430 milioni di euro. Un passaggio decisivo per un progetto destinato a ridisegnare l’organizzazione della sanità nell’intera provincia di Imperia.

Ma proprio la prospettiva dell’ospedale unico apre una delle questioni più delicate: che fine faranno i pronto soccorso di Bordighera, Sanremo e Imperia? A porre direttamente la domanda è stato il sindaco di Dolceacqua, Fulvio Gazzola, durante l’incontro con i sindaci del comprensorio.

A rispondere è stato l’assessore regionale Nicolò: «Per quanto riguarda il pronto soccorso, il discorso è quello dell’opportunità del primo soccorso che noi non possiamo pensare sia sempre sotto casa, anche perché oggi il pronto soccorso è fatto di tutta una serie di procedure di altissimo livello e tecnologia tali per cui è impensabile poterlo gestire in più sedi».

E quindi, nella prospettiva delineata dalla Regione, il futuro pronto soccorso dell’ospedale unico di Taggia è destinato ad assorbire quelli oggi presenti negli altri ospedali della provincia. «Un domani il pronto soccorso dell’ospedale unico di Taggia assorbirà tutti quanti», ha spiegato Nicolò.

Questo non significa, nelle intenzioni della Regione, lasciare scoperto il territorio. Al contrario, il nuovo modello dovrà essere accompagnato da una rete di emergenza capace di garantire tempi di intervento rapidi. «È chiaro che intorno deve esserci una rete che consenta un arrivo il più velocemente possibile», ha sottolineato l’assessore, indicando tra gli strumenti su cui si sta puntando anche il potenziamento dell’elisoccorso: «Lo stiamo molto sviluppando. Questa è un po’ l’idea».

Il progetto dell’ospedale unico, dunque, non viene concepito come la semplice costruzione di una nuova struttura ospedaliera, ma come il fulcro di una riorganizzazione complessiva dell’assistenza sanitaria imperiese.

È lo stesso Damonte Prioli a ricordare come l’impostazione fosse già stata delineata anni fa, quando era direttore generale di Asl 1, anticipando in parte i principi che sarebbero poi stati sviluppati con il PNRR e il decreto ministeriale sull’assistenza sanitaria territoriale. «Non si poteva pensare che facendo solo un ospedale unico a Taggia si risolvessero i problemi della sanità della provincia», ha spiegato. L’idea è quindi quella di concentrare a Taggia l’alta specialità, creando un unico punto di riferimento provinciale per i casi più complessi e per le patologie tempo-dipendenti, come infarti ed emorragie, che richiedono tecnologie e competenze specialistiche.

Parallelamente, però, dovrà essere rafforzata la rete territoriale. Il modello prevede tre grandi presidi: la Casa della Comunità di Bordighera, il Palasalute di Sanremo e quello di Imperia.

Un’impostazione che, secondo il direttore generale, ha iniziato a concretizzarsi anche attraverso gli interventi finanziati dal PNRR. «Le Case di comunità sono state aperte e cominciano a funzionare, a essere conosciute dai cittadini e a dare una risposta ai loro bisogni». La logica, ha aggiunto Damonte Prioli, è quella di differenziare le risposte in base alla complessità del problema, mantenendo però al centro il cittadino: «Un cittadino è sempre un cittadino: ha un mal di pancia, un mal di pancia, che sia di bassa, media o alta complessità. La risposta corretta deve però arrivare dai servizi corretti».