Inchiesta sulle autorizzazioni ambientali in Sicilia, chiesti i domiciliari per Pino Argirò
Oltre al divieto di esercitare attività d’impresa per un anno. Sequestrati a Milano cellulare e dispositivi informatici. Interrogatorio preventivo il 12 ottobre
Sanremo. Arresti domiciliari e divieto di esercitare attività d’impresa per un anno. Sarebbero queste le misure cautelari chieste dalla Procura di Palermo nei confronti di Giuseppe “Pino” Argirò, 57 anni, manager originario di Ventimiglia ed ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque, coinvolto da stamattina ufficialmente nell’inchiesta su un presunto sistema corruttivo legato alle autorizzazioni ambientali in Sicilia.
Argirò è stato raggiunto dagli investigatori nella sua abitazione di Milano, dove sono stati sequestrati i dispositivi informatici in suo possesso, tra cui il telefono cellulare. Le misure richieste dai pm non sono ancora state applicate: sarà il Gip a decidere dopo gli interrogatori preventivi fissati per il 12 ottobre a Palermo. L’inchiesta coinvolge, tra gli altri, anche l’ex vicepresidente e più volte assessore della Regione Siciliana Gaetano Armao, già presidente della Commissione tecnica specialistica chiamata a esprimersi sulle procedure ambientali.
Nel filone che riguarda Cva, al centro dell’impianto accusatorio c’è il rapporto con l’avvocato Pierluigi Matta, incaricato come consulente dal gruppo valdostano. Secondo la Procura, il professionista avrebbe ricevuto almeno 147 mila euro attraverso un contratto di consulenza ritenuto fittizio dagli inquirenti. Una parte del denaro, sempre secondo l’accusa, sarebbe poi stata consegnata in contanti ad Armao. In cambio, l’ex vicepresidente della Regione avrebbe agevolato pratiche di interesse di Cva e della controllata Cva Eos, mettendo i rappresentanti delle società in contatto con dirigenti regionali dell’Ambiente e dell’Energia, intervenendo sulle tempistiche delle procedure e anticipando informazioni su atti e comunicazioni amministrative.
Ad Argirò e all’altro manager del gruppo valdostano Marco Malacarne Gentile viene contestato di avere seguito la stipula dell’incarico professionale affidato a Matta, i successivi rinnovi e il pagamento dei compensi. Il nodo investigativo riguarda quindi l’eventuale e tutta da dimostrare consapevolezza dei due manager rispetto al presunto meccanismo corruttivo ipotizzato dalla Procura. La difesa di Argirò, affidata all’avvocato Sabrina Franzone, contesta però di non avere ancora a disposizione l’atto contenente le ragioni specifiche del coinvolgimento del manager.
«I contratti di consulenza passano il vaglio di tutti i controlli interni della società. Faccio davvero fatica a comprendere le ragioni delle accuse mosse. Ci difenderemo nell’interrogatorio, convinta del corretto operato del mio assistito», afferma Franzone, storico difensore di fiducia del manager originario del Ponente ligure. Argirò aveva lasciato nell’agosto scorso la guida della Compagnia Valdostana delle Acque dopo cinque anni di mandato. In provincia di Imperia è ricordato per i precedenti incarichi ai vertici di Area24 e della Porto di Imperia.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari. Le richieste della Procura saranno sottoposte al vaglio del Gip dopo gli interrogatori del 12 ottobre.




