Stadio Comunale, lavori senza titoli. Scatta lo stop
Il caso nasce da una segnalazione e si intreccia con il nuovo corso della Sanremese, decisa a valorizzare l’impianto. Il dg Bortolazzi: «Problema di coordinamento dei tempi tra la società, il professionista e l’impresa»
Sanremo. La voglia della nuova Sanremese di dare una scossa allo stadio Comunale, rimettere mano agli spazi e valorizzare un impianto rimasto per anni sospeso tra ambizioni sportive, manutenzioni rinviate e vincoli pubblici, si è scontrata con il primo stop amministrativo. Il Comune di Sanremo ha infatti sospeso i lavori avviati sulla palazzina accanto all’ingresso delle gradinate, quella che ospitava il bar della società e che nelle intenzioni del club dovrebbe diventare uno degli spazi simbolo del nuovo corso biancazzurro.
Il provvedimento è arrivato ieri dopo un sopralluogo effettuato dai funzionari di Palazzo Bellevue, intervenuti in seguito a una segnalazione. Sul posto è stato trovato un ponteggio già montato (vedi foto) e un cantiere su un immobile comunale che, secondo le verifiche degli uffici, non poteva essere interessato da lavori senza il preventivo coinvolgimento della Soprintendenza.
Il punto tecnico è il seguente. L’edificio risulterebbe catastalmente identificato con lo stesso mappale dello stadio Comunale. In quanto bene di proprietà pubblica, riconducibile al complesso storico dell’impianto e realizzato da oltre settant’anni, rientrerebbe nel perimetro delle tutele previste dalla parte seconda del Codice dei beni culturali. Per interventi di questo tipo, dunque, non sarebbe sufficiente una comunicazione edilizia ordinaria: servirebbe l’atto presupposto, cioè il nulla osta della Soprintendenza.
Ed è proprio qui che nasce il problema. Secondo quanto emerge, nessuno in Comune era stato messo formalmente nelle condizioni di conoscere nel dettaglio che cosa si stesse realizzando sulla vecchia palazzina, un tempo foresteria del club. L’amministrazione è a conoscenza dei rapporti contrattuali in essere con la Sanremese per l’utilizzo degli spazi, ma agli atti non risulterebbe alcuna autorizzazione della Soprintendenza relativa all’intervento in corso. Non solo. La Cila richiamata dalla società, secondo la lettura degli uffici comunali, non sarebbe efficace proprio per mancanza dell’atto presupposto della Soprintendenza. Inoltre, sempre secondo quanto accertato, quella comunicazione riguarderebbe opere diverse: in particolare i controsoffitti realizzati negli spogliatoi sotto la tribuna.
Da qui la sospensione dei lavori, con verbale trasmesso alla Soprintendenza e ai servizi comunali interessati. Un passaggio che apre ora una fase di verifica sulla natura delle opere, sui titoli necessari e sull’eventuale percorso amministrativo da seguire per consentire alla Sanremese di proseguire il progetto di recupero senza violare il regime di tutela del bene.
Dalla società, però, arriva una spiegazione dettagliata e una presa d’atto dell’errore. A parlare è il direttore generale operativo Andrea Bortolazzi, che riconduce l’episodio a un problema di tempi e di comunicazione con l’impresa incaricata. «È una questione di timing sbagliato nel coordinamento tra la società, il professionista e l’impresa. Quest’ultima non ha responsabilità: ha eseguito le indicazioni che gli sono state impartite dal progettista. La Sanremese ha provveduto a fare tutto quello che doveva nel modo corretto», spiega Bortolazzi. «C’è stato un misunderstanding sulla realizzazione del ponteggio, che avrebbe dovuto essere montato successivamente». Il dirigente biancazzurro conferma che la società era consapevole del vincolo sull’immobile: «Sapevamo che l’immobile è vincolato. Stavamo prendendo un campione di colore per fare le dovute analisi e presentare al Comune la colorazione più adeguata per il rifacimento delle facciate».
Poi l’ammissione sul passaggio contestato dagli uffici: «L’impresa ha montato il ponteggio prima di una comunicazione ufficiale verso il Comune, ma noi ci siamo subito adeguati e lo abbiamo fatto smontare». Una frase che conferma il punto centrale dell’intervento comunale: il cantiere, almeno nella parte esterna resa visibile dal ponteggio, è partito prima che il quadro autorizzativo fosse formalmente allineato. Bortolazzi insiste però sulla volontà della società di muoversi dentro le regole: «La Cila è stata depositata e firmata. Il funzionario ha trovato la documentazione presentata. Ora andrà fatto un adeguamento. Ci scusiamo per le tempistiche sbagliate».
Il progetto della Sanremese resta ambizioso. La vecchia palazzina dovrebbe essere trasformata in uno spazio multifunzionale a servizio del club e della città. «Al primo piano sono previsti gli uffici, la direzione sportiva e la presidenza. Al piano terra ci sarà un coworking aperto al pubblico e ai cittadini, su prenotazione», annuncia il dg operativo. «Anche la segreteria generale sarà trasferita dallo stadio a quei locali». Il direttore generale rivendica anche le opere già avviate all’interno del più ampio percorso di riqualificazione dell’impianto: «Abbiamo già rifatto i bagni, che non erano a norma per i diversamente abili. Stiamo consegnando al Comune una palazzina nuova».
Attenzione anche agli elementi storici dell’edificio, a partire dai serramenti: «Abbiamo condiviso con il Comune il recupero dei serramenti in legno, anche se non hanno più certe caratteristiche a livello tecnico. La nostra impresa sistemerà anche quelli e poi saranno adeguati quelli interni». Il valore dell’investimento, secondo la società, è di circa 300 mila euro. La vicenda arriva nel pieno dell’entusiasmo generato dal nuovo corso societario guidato da Christian Karembeu. Domenica, in occasione della prima partita ufficiale al Comunale, lo stadio si è presentato ai tifosi tirato a lucido, con la novità dei seggiolini installati sulle gradinate grazie al “cadeau” arrivato da Monaco, che ha rinnovato le sedute del proprio impianto cedendo gratuitamente quelle usate alla Sanremese. Un intervento non solo estetico, ma rilevante anche in prospettiva Serie C, dove gli standard federali richiedono sedute individuali e requisiti più stringenti per l’accreditamento degli impianti. Una gran bella figura l’ha fatta anche l’impianto di illuminazione, rinnovato dal Comune lo scorso anno con un investimento considerevole speso per le nuove torri faro.
È in questo clima di rilancio che va letto anche il caso della palazzina. La Sanremese vuole accelerare, dare un’identità nuova al Comunale, renderlo più funzionale, più decoroso e più aperto alla città. Ma lo stadio resta un bene pubblico, con vincoli storici e amministrativi che impongono un percorso formale preciso. L’intreccio con la recente ordinanza della Cassazione è quasi naturale. La Suprema Corte ha appena chiuso il vecchio contenzioso tra U.s.d. Sanremese Calcio srl e Comune di Sanremo per lavori eseguiti allo stadio tra il 2008 e il 2009, respingendo il ricorso della società e ribadendo che, nei rapporti con la pubblica amministrazione, non basta sostenere di avere eseguito lavori utili o necessari: per far nascere obblighi a carico dell’ente servono atti scritti, chiari e formalmente validi. Oggi il tema si ripresenta in forma diversa. Non si parla di fatture da pagare, ma di un cantiere avviato su un immobile pubblico sottoposto a tutela senza che risultino completati tutti i passaggi autorizzativi. Cambia la vicenda, ma il principio resta lo stesso: sul patrimonio comunale non si può procedere facendosi prendere dall’entusiasmo, per quanto lodevole sia.



