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Saint Charles, lo scontro sui conti finisce in arbitrato: Gvm vuole più risorse per restare

ATS Liguria si affida a un legale nella procedura di conciliazione avviata dal gestore davanti alla Camera di Commercio di Genova. Il 2 ottobre Nicolò a Bordighera

Bordighera. La tensione sui conti del Saint Charles di Bordighera è entrata in una vera e propria procedura formale di composizione della controversia. Gvm Care & Research, il gruppo privato che gestisce l’ospedale pubblico di Bordighera, ha attivato la clausola prevista dal contratto chiedendo l’intervento di un collegio tecnico nominato dal presidente della Camera di Commercio di Genova. Sul tavolo c’è la questione che da mesi condiziona il futuro del presidio: quanto costa realmente garantire i servizi oggi assicurati dal Saint Charles e quanto può legittimamente essere riconosciuto al gestore dal sistema sanitario regionale.

La novità emerge dalla deliberazione numero 1161 firmata il 10 settembre dal direttore generale di ATS Liguria Marco Damonte Prioli. L’atto parla espressamente di un «contenzioso» e del «tentativo di conciliazione» attivato da Ospedale Saint Charles GVM Care & Research srl ai sensi dell’articolo 129 del contratto di concessione. ATS ha deciso di affidare all’avvocato genovese Luigi Cocchi l’assistenza legale nella procedura, stanziando 25.376 euro tra compenso, Iva e contributi. Non si tratta, tecnicamente, di un arbitrato giudiziale vero e proprio, ma la sostanza della vicenda è molto simile: le parti non sono riuscite finora a trovare autonomamente un punto di equilibrio e hanno attivato il meccanismo previsto dal contratto per affidare a un collegio di esperti il tentativo di ricomporre la controversia.

E la stessa delibera di ATS fotografa senza molti giri di parole la profondità dello scontro. L’azienda sanitaria scrive infatti che, durante l’esecuzione del contratto, il gestore ha avanzato «in più occasioni» richieste di maggiori riconoscimenti economici, motivate da costi ritenuti imprevisti e imprevedibili, arrivando a chiedere, in alternativa, lo svincolo dal contratto. È il passaggio più delicato dell’intera vicenda. Perché dietro le discussioni sulle cifre c’è ormai anche la prospettiva, almeno teorica, che Gvm possa decidere di non proseguire alle attuali condizioni. L’istanza è stata trasmessa dal gestore al presidente della Camera di Commercio di Genova ed è arrivata ad ATS il 10 agosto. Il giorno successivo la Camera di Commercio ha comunicato la designazione dei due componenti del collegio, l’avvocato e professore Alberto Maria Benedetti e il professor Alberto Quagli. Il collegio si è poi formalmente costituito, con verbale arrivato ad ATS il 2 settembre. Da qui la decisione dell’azienda sanitaria di attrezzarsi sul piano legale. I costi del collegio, stabilisce il contratto, saranno invece divisi in parti uguali tra gestore e parte pubblica.

Il problema nasce dai numeri. Il contratto sottoscritto nel 2023 (ex presidente Giovanni Toti ancora in carica) prevedeva inizialmente per il Saint Charles un riconoscimento di circa 15,1 milioni di euro l’anno, destinati alle attività ambulatoriali, ai ricoveri e alla funzione di pronto soccorso. Nel tempo le risorse e le attività sono aumentate. Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, la cifra complessivamente riconosciuta alla struttura si è portata nell’ordine dei 22 milioni di euro annui, ma l’equilibrio economico sarebbe ancora lontano. Tradotto su base annuale significa un disavanzo potenziale vicino ai dieci milioni.

Un ordine di grandezza che era già emerso pubblicamente in estate. A luglio, durante il question time in consiglio regionale promosso dal consigliere Pd Enrico Ioculano, l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò aveva riconosciuto l’esistenza del problema: i conteggi portavano a oltre 30 milioni di euro l’anno per raggiungere tutti gli obiettivi a pieno regime, mentre il contratto veniva considerato un ostacolo alla possibilità di riconoscere ulteriori somme. Nello stesso periodo la Regione aveva sbloccato 10,5 milioni di euro legati al progetto per il recupero delle fughe ortopediche, una boccata d’ossigeno che aveva garantito continuità alle attività almeno nel breve periodo ma senza risolvere il nodo strutturale. Gvm continua infatti a rivendicare anche il riconoscimento economico di alcune funzioni difficilmente remunerabili attraverso le normali tariffe, a partire da pronto soccorso e terapia intensiva, servizi che comportano costi fissi rilevanti indipendentemente dal numero di prestazioni effettuate.

La posizione della Regione è più prudente. Nicolò ha riconosciuto il problema della sostenibilità dell’attuale modello, ma finora non ha mostrato disponibilità a riconoscere automaticamente l’intera cifra richiesta, anche alla luce della situazione finanziaria della sanità ligure. Ed è proprio su ciò che il contratto permette o non permette di riconoscere che adesso dovrà intervenire il collegio tecnico. Il prossimo appuntamento politico è già fissato. Il 2 ottobre Massimo Nicolò sarà a Bordighera, dove è prevista una riunione in Comune seguita da una visita all’ospedale. Al confronto sono stati invitati i sindaci del territorio e le organizzazioni sindacali. L’incontro era stato annunciato già durante l’estate nell’ambito dei tavoli aperti dalla Regione sul futuro del presidio. Sarà quella l’occasione per capire se la giunta regionale intenda trovare nuove risorse, modificare il quadro economico del rapporto o attendere le conclusioni della procedura conciliativa.

Perché la questione non è soltanto stabilire se il Saint Charles costi 22, 25 o 30 milioni all’anno. L’alternativa all’accordo presenta un problema ancora più complesso: il personale. Se il privato arrivasse davvero allo svincolo dal contratto, una parte significativa dei medici, infermieri e professionisti oggi impiegati a Bordighera seguirebbe Gvm. A quel punto ATS e Regione dovrebbero reperire in tempi rapidissimi decine di sanitari per garantire la continuità di reparti, ambulatori, emergenza e servizi diagnostici. Ed è forse questo, ancora prima dei milioni contestati, il nodo più difficile da sciogliere, qualora la situazione dovesse precipitare. Per capire come si sia arrivati fin qui occorre però tornare alla travagliata gestazione dell’accordo. Nel 2022 l’allora direttore generale di Asl1 Silvio Falco aveva espresso formalmente forti riserve sull’operazione Saint Charles. Falco si dimise ufficialmente per motivi personali, ma la rottura sul caso Bordighera fu pubblicamente al centro del dibattito. Il giorno successivo la giunta Toti approvò una direttiva vincolante che obbligava Asl1 a sottoscrivere il contratto e lo stesso presidente chiarì che chiunque fosse subentrato alla guida dell’azienda avrebbe dovuto firmarlo come primo atto. Il successore alla direzione generale di Asl1, Luca Stucchi, arrivò a cose fatte e il contratto venne infine sottoscritto nel febbraio 2023. Era la Regione di Giovanni Toti ad aver costruito e sostenuto fino in fondo quel modello, che ora è entrato in crisi.

I numeri emersi dopo oltre due anni di gestione indicano che le condizioni economiche definite all’origine non stanno garantendo la sostenibilità dell’attuale livello di servizi, a cominciare da un pronto soccorso operativo ventiquattr’ore su ventiquattro i cui costi risultano largamente superiori alla remunerazione prevista. Il contratto iniziale riconosceva infatti appena 848 mila euro l’anno per la funzione di pronto soccorso, all’interno di un valore complessivo di circa 15 milioni. Oggi ne mancherebbero almeno altrettanti. Più che stabilire retroattivamente chi avesse ragione nel 2022, il problema è quindi capire se la giunta del presidente Marco Bucci intenda assumersi politicamente la responsabilità di riequilibrare quel rapporto. Perché la conciliazione appena aperta davanti al collegio tecnico certifica che il modello originario non sta più in piedi alle condizioni economiche con cui era stato costruito. E questa volta non basteranno le rassicurazioni: Regione e ATS dovranno decidere se riconoscere ciò che serve per mantenere servizi e personale del Saint Charles oppure assumersi il rischio concreto che Gvm chieda di uscire da un rapporto arrivato quasi sulla soglia dello stato terminale.

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