Presidio amico, la minoranza dal prefetto: «Il regolamento va rivisto»
Contestato l’inquadramento dei volontari e chiedono al comune di intervenire in autotutela
Imperia. Il regolamento sul Presidio amico presenta criticità nell’inquadramento dei volontari e nella forma di retribuzione prevista. A sostenerlo sono i rappresentanti dell’opposizione al termine dell’incontro richiesto al prefetto dal gruppo composto dai consiglieri Ivan Bracco, Luciano Bozzano e Loredana Modaffari.
«Il prefetto ha dimostrato grande disponibilità – ha dichiarato Modaffari all’uscita –. Abbiamo trascorso un’ora piacevole durante la quale abbiamo affrontato diversi argomenti, per poi concentrarci sul motivo per cui avevamo richiesto la riunione: il Presidio amico». Il confronto è avvenuto direttamente sulle norme e sulla documentazione che disciplina figure analoghe già presenti in altre realtà italiane. «Il prefetto ha approfondito decisamente l’argomento – ha spiegato la consigliera – e ci ha riferito di aver chiesto pareri al ministero e di aver acquisito i diversi regolamenti esistenti in Italia».
La minoranza ribadisce di condividere l’obiettivo del progetto, ma continua a contestarne l’attuale impostazione. «Abbiamo trovato una convergenza sul fatto che tutti siamo favorevoli a una formazione di questo genere, capace di offrire un supporto e trasmettere un maggiore senso di sicurezza alla popolazione. Occorre però individuare un inquadramento corretto, perché la figura prevista dal nostro comune è purtroppo ibrida e non rientra né in una categoria né nell’altra. Questo regolamento dovrà quindi essere rivisto. Il prefetto non può dichiarare l’illegittimità di un regolamento di questo tipo e non è questa la sua intenzione, anche perché nella sostanza ci ha ripetuto di considerare il progetto assolutamente condivisibile. Probabilmente segnalerà però al comune le criticità evidenziate». Tra i punti affrontati durante la riunione anche la remunerazione prevista per gli addetti al Presidio amico. «Il prefetto ci ha riferito di essersi confrontato con le altre forze di polizia per capire quale possa essere il corretto inquadramento. È stata prevista una retribuzione per questa figura, non un rimborso spese destinato all’associazione, e ciò comporta una serie di problematiche anche di natura fiscale. Si tratta quindi di una figura che, così come è stata concepita, non risulta correttamente individuata».
Sulla stessa linea Lucio Sardi: «Il principio è che non siamo contrari a forme di volontariato e di sostegno alla sicurezza, ma devono essere realizzate senza strumenti inappropriati come quelli adottati dal comune, che presentano problematicità evidenti. Definire volontari persone che ricevono un compenso a tutti gli effetti, senza inquadrarle correttamente nella normativa che disciplina questo genere di attività, rappresenta un problema».
Sardi ha evidenziato l’importanza degli approfondimenti avviati dalla Prefettura. «Abbiamo sollevato la questione e il prefetto ci ha dato dei riscontri, spiegandoci che sta svolgendo le opportune verifiche e avviando interlocuzioni con il ministero. Per noi è un passaggio importante. Vedremo se l’amministrazione vorrà cogliere queste criticità in senso positivo e intervenire per correggerle». Secondo Sardi, il provvedimento approvato dal consiglio comunale espone il comune e le persone coinvolte a possibili conseguenze. «Quanto è stato portato in consiglio comunale presenta problemi rilevanti, non soltanto per la distanza tra ciò che è stato comunicato e il servizio che sarà effettivamente svolto, ma anche per i rischi a carico dell’amministrazione in termini erariali e per le responsabilità delle persone coinvolte. Non vogliamo creare una situazione nella quale vi sia poca chiarezza sui ruoli e sulle condizioni in cui queste persone saranno chiamate a operare».
L’esponente dell’opposizione rivendica il carattere collaborativo dell’iniziativa intrapresa. «Non abbiamo svolto un’attività ostruzionistica né siamo contrari in assoluto al progetto. Anche per noi è importante intervenire sulla sicurezza, ma occorrerebbe lavorare su molti altri fronti, a cominciare dalle aree di degrado e dalle cause che generano insicurezza».
La minoranza chiede ora un intervento dell’amministrazione comunale. «Auspichiamo che il comune agisca in autotutela – ha concluso Modaffari – annullando o quantomeno modificando l’attuale struttura del progetto, che per noi non è assolutamente condivisibile».


