Sospel ricorda i Martiri dell’Albarea, 82 anni dopo l’eccidio nazifascista: «La libertà non aveva nazionalità»
Consigliere Martinetto: «Il sangue versato su queste montagne non separò italiani e francesi. Li unì per sempre»
Sospel. Ottantadue anni dopo, Sospel torna a rendere omaggio ai Martiri dell’Albarea, i partigiani italiani e francesi trucidati il 12 agosto 1944 dalle forze nazifasciste. Una commemorazione che, anche quest’anno, ha riunito le comunità francesi e italiane nel ricordo di una delle pagine più drammatiche della Resistenza sulle montagne della Riviera e della Val Roya.
Diciassette partigiani, 13 italiani e 4 francesi, che combattevano insieme sul monte Grammondo, furono catturati e sottoposti per giorni ad atroci torture. Il 12 agosto vennero quindi fucilati all’interno del capannone Gianotti, luogo divenuto negli anni simbolo della memoria dell’eccidio.
Alla cerimonia era presente anche una rappresentanza della Città di Ventimiglia, con il consigliere comunale Domenico “Nico” Martinetto, che ha portato il saluto dell’amministrazione e dell’intera comunità ventimigliese. Presenti anche rappresentanti delle associazioni d’arma e dell’Anpi, tra cui Franco Molinari, una delegazione degli alpini, con Dario Canavese, oltre al consigliere Enrico Ioculano in rappresentanza della Regione.
Particolarmente significativa, come ogni anno, la presenza dei finanzieri della Sezione ANFI di Ventimiglia, legati alla memoria dell’eccidio anche da una vicenda personale: tra i partigiani fucilati vi era infatti un loro collega. Alla commemorazione hanno partecipato il presidente dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, Antonio Senis, il vicepresidente Innocenzo Ilario e i soci Luciano Mottola, Andrea Vitulano e Massimo Biancheri.
La celebrazione religiosa è stata affidata a don Ferruccio Bortolotto, che ha concelebrato la messa e successivamente ha benedetto la lapide sul luogo dell’eccidio.
Nel suo intervento, Martinetto ha sottolineato il significato particolare che questa giornata assume per Ventimiglia, città che per posizione geografica e storia ha sempre vissuto il confine italo-francese come uno spazio di incontro ma anche, durante la guerra, di sofferenza e violenza. «Per Ventimiglia il confine non fu mai soltanto una linea tracciata su una carta», ha ricordato il consigliere comunale, sottolineando come quella frontiera sia stata attraversata da uomini, famiglie, combattenti e speranze, ma anche dalla violenza della guerra.
Il cuore del discorso è stato il richiamo alla fratellanza tra italiani e francesi che combatterono fianco a fianco per la libertà.
«La libertà non aveva nazionalità», ha detto Martinetto, ricordando come uomini provenienti da Paesi diversi si trovarono dalla stessa parte, condividendo paura, coraggio, sofferenza e infine lo stesso tragico destino.
Da qui il richiamo al significato che oggi assume quella stessa frontiera. «Trasformare il confine che divideva in un confine che unisce», ha sottolineato Martinetto, indicando nella collaborazione tra Ventimiglia, Mentone, Sospel, Breil, Roquebrune e le altre comunità della Riviera e della Val Roya la migliore testimonianza di quanto sia cambiata l’Europa rispetto agli anni della guerra.
La commemorazione è stata così anche un momento di riflessione sull’Europa e sulla pace. «La memoria non deve essere soltanto celebrazione – ha detto Martinetto –. La memoria deve essere responsabilità», soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, chiamate a comprendere che pace, libertà e democrazia non sono conquiste scontate, ma valori da custodire e trasmettere.
Davanti alla lapide che ricorda le vittime, il pensiero è quindi tornato a quei diciassette uomini, alle loro vite spezzate e alle loro famiglie. Una memoria che, a 82 anni di distanza, continua a unire le due comunità oltre il confine. «Il sangue versato su queste montagne non separò italiani e francesi – ha concluso Martinetto –. Li unì per sempre».
La cerimonia si è chiusa nel segno dell’amicizia tra i due Paesi e del comune impegno a mantenere viva la memoria dei Martiri dell’Albarea, affinché il sacrificio di chi combatté per la libertà continui a parlare alle generazioni di oggi e di domani.


