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«La bella musica va difesa», Paola Turci, Gino Castaldo e l’Orchestra Sinfonica trionfano sul palco dell’Alfano

Una serata tra racconto ed emozione che ha caratterizzato il penultimo appuntamento della “Sanremo Summer Symphony” 2026

Sanremo. L’unione tra racconto ed emozione, nonché un viaggio profondo nel patrimonio della canzone italiana. Questo e tanto altro è stato lo spettacolo andato in scena ieri sera, nella suggestiva cornice dell’Auditorium Franco Alfano, che ha rappresentato il penultimo appuntamento della “Sanremo Summer Symphony” 2026. Una prima assoluta e inedita che ha visto intrecciarsi la voce intensa di Paola Turci e l’esperienza narrativa del critico musicale Gino Castaldo, affiancati dal talento dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo. A dirigere la compagine sanremese è stato il maestro Valter Sivilotti, autore degli arrangiamenti sinfonici insieme a Geremy Serravalle, i quali sono stati capaci di dare nuova veste a pagine fondamentali della storia musicale nostrana.

Ampio spazio è stato dedicato alla celebrazione di una delle più importanti trilogie femminili che hanno segnato la cultura musicale del nostro paese: Mina, Milva e Ornella Vanoni. E a proposito di quest’ultima, Gino Castaldo ha rievocato uno dei momenti storici più toccanti della sua carriera: la drammatica esibizione al Festival del 1967 con “La musica è finita”, cantata la sera successiva all’annuncio della morte dell’amico e collega Luigi Tenco. Sul palco dell’Alfano, inoltre, è emerso anche il prezioso legame del maestro Valter Sivilotti con Milva, frutto di ben cinque anni di collaborazione artistica al fianco della “Rossa.”

Non sono mancati, nel corso della serata, gli aneddoti e i ricordi affettuosi rivolti ai grandi padri della cantautorialità. Gino e Paola, infatti, hanno tratteggiato il ritratto di Francesco Guccini, descritto come un uomo ironico, giocoso e conviviale, ma al contempo custodito in un’aura di riservatezza. Spazio poi alla poesia surreale di Lucio Dalla, artista poliedrico e geniale, celebrato per la sua rara capacità di cantare l’amore nelle sue sfaccettature più pure e universali.

Tra i momenti più intimi della scaletta – che ha visto protagoniste riproposizioni di canzoni storiche quali “Alexanderplatz”; “L’avvelenata”; “Cara”; “Mi sei scoppiato dentro il cuore”, e “Domani è un alro giorno” – ha spiccato l’esecuzione di “Ma dimme te”, brano scritto a Roma da Paola Turci e ispirato all’iconica figura di Anna Magnani. Mentre a coronare la serata non poteva che essere “Bambini”, la storica canzone con cui la Turci vinse la categoria “Emergenti” al Festival di Sanremo del 1989. Un pezzo di terribile attualità, che risuona ancora oggi come un potente atto d’accusa contro lo sfruttamento minorile e la violazione dell’innocenza.

In un panorama culturale in continua trasformazione, dunque, il concerto di ieri sera ha riaffermato il valore del patrimonio musicale italiano e della sua custodia, così come ha sottolineato lo stesso Castaldo al termine dello spettacolo: «La bella musica va difesa. E per fortuna ci sono serate come questa a ricordarcelo».