Il Turtun orgoglio dell'entroterra
|Grande successo a Castel Vittorio per la Sagra del Turtun: il concorso incorona i migliori interpreti della ricetta De.Co. (fotogallery)
Migliaia di visitatori hanno animato il borgo della Valle Nervia per una giornata dedicata al Turtun, simbolo della tradizione gastronomica locale. Grande partecipazione anche alla dodicesima edizione del concorso che ha premiato le migliori interpretazioni della storica ricetta De.Co.
Un’autentica festa di popolo ha accompagnato la Sagra del Turtun di Castel Vittorio, confermando ancora una volta il grande richiamo di una manifestazione che rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dell’estate nell’entroterra ligure. Fin dal pomeriggio il borgo si è riempito di visitatori provenienti da tutta la Liguria e dalla vicina Francia, attratti dalla possibilità di assaporare il celebre Turtun e di vivere una giornata all’insegna della convivialità, della cultura gastronomica e delle tradizioni locali.

Protagonista assoluto della festa è stato naturalmente il Turtun di Castel Vittorio, specialità insignita della Denominazione Comunale (De.Co.), riconoscimento che tutela una ricetta storica tramandata di generazione in generazione e divenuta uno dei simboli dell’identità gastronomica della Valle Nervia. Una preparazione che racconta la cucina contadina ligure, fatta di ingredienti semplici, prodotti del territorio e grande manualità.

Tra i momenti più attesi della manifestazione si è svolta la dodicesima edizione del Concorso del Turtun, ideato e diretto fin dalla prima edizione dal giornalista enogastronomico Claudio Porchia. Nel corso degli anni il concorso è diventato un appuntamento di riferimento per la valorizzazione del Turtun e della sua storia, contribuendo a far conoscere ben oltre i confini della Valle Nervia una delle più significative specialità della cucina tradizionale ligure.

Anche quest’anno Claudio Porchia ha condotto il concorso, coordinando i lavori della giuria e accompagnando il pubblico in un viaggio alla scoperta dei segreti del Turtun. Alla fase conclusiva erano presenti gli assessori regionali Luca Lombardi, Alessandro Piana e Marco Scajola, i consiglieri regionali Armando Biasi e Veronica Russo, il senatore Gianni Berrino, oltre ai sindaci del territorio Fabio Perri e Manuela Sasso. Nel corso della degustazione sono state illustrate le caratteristiche della ricetta De.Co., le tecniche di preparazione, l’importanza della manualità nella realizzazione delle tipiche “rughe”, il valore degli ingredienti locali e i criteri di valutazione adottati dalla giuria, trasformando la gara in un apprezzato momento di divulgazione della cultura gastronomica del territorio.

La valutazione è stata affidata a una qualificata giuria composta dallo chef Paolo Masieri, presidente, dalla giornalista de La StampaDaniela Borghi, dalla scrittrice e food blogger Raffaella Fenoglio, dalla sommelier Sally Semeria, dalla nutrizionista Federica Leuzzi, dall’esperto gastronomico Gianstefano “Walter” Orengo, tra i promotori della De.Co. del Turtun, dal vicesindaco di Pigna Alessandro Borfiga e da Paolo Ruffino, titolare della storica Cantina Punta Crena.

Prima dell’inizio delle degustazioni è stato illustrato al pubblico il metodo di valutazione adottato dalla giuria, basato su una scheda tecnica che assegna un massimo di cento punti prendendo in esame sette parametri: dimensione, colore, forma, caratteristiche delle tipiche “rughe”, consistenza, profumi e aromi, gusto ed equilibrio complessivo. Un sistema che garantisce una valutazione attenta e oggettiva, premiando non solo il sapore ma anche la corretta esecuzione della ricetta tradizionale.
Mentre la giuria procedeva agli assaggi, il pubblico ha potuto seguire il confronto tra i suoi componenti, scoprendo curiosità, tecniche di preparazione e gli elementi che rendono riconoscibile un autentico Turtun di Castel Vittorio.
Al termine delle degustazioni è stata proclamata la classifica finale del concorso:

Primo classificato: Spes di Roverino

Secondo classificato: Giovanna Rebaudo

Terzo classificato: Lori Rebaudo
Gli altri cinque concorrenti sono stati classificati a pari merito al quarto posto, a testimonianza dell’elevata qualità delle preparazioni presentate.
A tutti sono stati consegnati i riconoscimenti del concorso e le prestigiose bottiglie offerte dalla Cantina Punta Crena, partner storico della manifestazione.
L’edizione 2026 della Sagra del Turtun si è chiusa con un bilancio estremamente positivo. Sono andati esauriti tutti i 200 Turtun preparati dalla Pro Loco e cotti nel nuovo forno comunale recentemente inaugurato, mentre l’area della festa è rimasta animata fino a tarda notte tra musica, balli e momenti di convivialità.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Castel Vittorio, Gianstefano Oddera, «La straordinaria partecipazione di pubblico dimostra quanto il Turtun rappresenti un patrimonio identitario per la nostra comunità e un importante richiamo turistico per l’intera Valle Nervia. Il nuovo forno comunale non sarà utilizzato soltanto durante la sagra, ma diventerà uno strumento per mantenere viva questa tradizione durante tutto l’anno. Stiamo già pensando a corsi dedicati alla preparazione del Turtun e della cucina tradizionale, rivolti ai giovani, ai turisti e a tutti coloro che desiderano conoscere e tramandare questa ricetta. Ringrazio di cuore la Pro Loco, che con decine di volontari rende possibile questa splendida manifestazione, tutti i componenti della giuria per la professionalità dimostrata e Claudio Porchia, che da dodici anni cura con passione e competenza il concorso, contribuendo in maniera determinante alla valorizzazione del nostro Turtun. Vi aspettiamo il prossimo anno, come da tradizione, la prima domenica di agosto, per una nuova edizione della Sagra e del Concorso del Turtun.»
Una manifestazione che continua a crescere anno dopo anno e che dimostra come le ricette della tradizione possano diventare uno straordinario strumento di promozione del territorio, della cultura locale e dell’accoglienza. Castel Vittorio, ancora una volta, ha saputo raccontare la propria identità attraverso il suo piatto più rappresentativo, trasformando una semplice ricetta contadina in una grande festa capace di coinvolgere un’intera comunità e migliaia di appassionati.

















































































