Discarica abusiva a Peglia, i dettagli dell’operazione della Guardia di Finanza
Le due società nel mirino delle Fiamme Gialle sono riconducibili a Roberto e Marco D’Andrea
Ventimiglia. Un’area di oltre 2.000 metri quadrati trasformata in una discarica abusiva, quasi 500 metri cubi di rifiuti accumulati, materiali contenenti amianto, trasporto illecito di rifiuti dalla Francia e sette persone indagate. Sono i risultati di una complessa indagine condotta dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Genova, coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia, che ha portato al sequestro di un terreno in via Peglia, tra il fiume Roja e la linea ferroviaria.
L’attività investigativa è nata grazie a una ricognizione effettuata dagli elicotteri MH-169 della Sezione Aerea di Genova, dotati di sofisticati sistemi di osservazione e telerilevamento, che hanno individuato dall’alto un’area sospetta utilizzata come discarica abusiva. Da quella prima evidenza è partita un’indagine, sviluppata dalla Sezione Operativa Navale di Imperia sotto il coordinamento del Reparto Operativo Aeronavale di Genova e della Procura imperiese.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il terreno era nella disponibilità di una società di diritto monegasco riconducibile a Marco D’Andrea, la SAM D’Andrea, storica impresa edile con sede nel Principato di Monaco, e della ditta individuale Costruzioni Generali di D’Andrea Roberto, con sede in via Cavour a Ventimiglia, riconducibile al noto imprenditore ed ex consigliere comunale a Ventimiglia Roberto D’Andrea, 60 anni di Licata (Agrigento), padre di Marco. Entrambi risultano iscritti nel registro degli indagati.
L’area veniva utilizzata, secondo l’ipotesi investigativa, per il deposito incontrollato di circa 500 metri cubi di rifiuti, costituiti prevalentemente da materiali derivanti da demolizioni, rottami ferrosi, oli esausti e altri scarti gestiti in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa ambientale.
L’inchiesta avrebbe inoltre consentito di ricostruire una vera e propria filiera illecita: rifiuti provenienti anche dal territorio francese sarebbero stati trasportati in Italia, stoccati nell’area di via Peglia, in parte incendiati sul posto e, in alcuni casi, abbandonati all’interno dei cassonetti destinati alla raccolta urbana. Condotte che, secondo gli investigatori, avrebbero provocato un grave danno ambientale e un concreto rischio per la salute pubblica.
Nel corso delle operazioni, le Fiamme Gialle hanno sequestrato non solo il terreno ma anche tutti i mezzi presenti nell’area, tra cui furgoni (alcuni con targa monegasca), ruspe e altri veicoli utilizzati per la movimentazione dei rifiuti, oltre ad ulteriori beni ritenuti di interesse investigativo. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura di Imperia, ha disposto il sequestro preventivo del sito per impedire la prosecuzione delle attività illecite.
Determinante anche l’intervento di Arpal, che, a seguito dei sopralluoghi e dei campionamenti effettuati, ha accertato la presenza di materiali contenenti amianto, confermando l’elevata pericolosità ambientale del deposito abusivo.
Le risultanze investigative sono confluite in due comunicazioni di notizia di reato che ipotizzano il coinvolgimento di sette persone fisiche – tre cittadini italiani, un cittadino con doppia nazionalità italiana e monegasca, due cittadini rumeni e un cittadino nigeriano – oltre ai due soggetti giuridici rappresentati dalla società monegasca e dalla ditta individuale italiana.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di abbandono e gestione illecita di rifiuti, combustione illecita di rifiuti, spedizione transfrontaliera illecita di rifiuti, violazioni della normativa sulla movimentazione transfrontaliera dei rifiuti e attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, oltre ad altre violazioni connesse.
Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità, ricostruire l’intera filiera dei rifiuti e quantificare i profitti illecitamente conseguiti.







