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|Crisi idrica nel Ponente ligure: rubinetti a secco e acqua razionata
Da Pigna a Evigno crescono disagi dopo mesi privi di pioggia
Provincia di Imperia. Le temperature elevate di queste settimane e l’aumento dei consumi estivi stanno mettendo sotto pressione l’approvvigionamento idrico in diverse località del Ponente, dove sono state introdotte chiusure programmate e si registrano erogazioni a singhiozzo. Dalla Val Nervia al Golfo Dianese, amministrazioni e gestori cercano di preservare le riserve disponibili.
In Val Nervia la situazione più critica si registra a Pigna. Con una nuova ordinanza il sindaco Roberto Trutalli ha inasprito le misure già adottate il 3 agosto, introducendo una seconda fascia di sospensione dell’erogazione, dalle 15 alle 18, oltre a quella notturna dalle 22.30 alle 6.30. La chiusura dell’acquedotto durante la notte, spiega il comune, «non ha sortito gli effetti sperati» e non è bastata a ripristinare le riserve delle vasche comunali. Il provvedimento, in vigore fino all’8 agosto salvo revoca anticipata, interessa tutto il territorio comunale ad eccezione della frazione di Buggio. «È una situazione seria: sono quasi cinque mesi che non piove e i consumi sono esplosi. Servono interventi politici mirati, soldi e risorse», afferma Trutalli.
Sempre in Val Nervia, Apricale ha avviato un piano straordinario di razionamento nelle località esterne al centro abitato. Ogni fine settimana l’erogazione viene sospesa dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina, mentre tutte le notti l’acqua viene interrotta dalle 23 alle 6. Il comune invita inoltre i cittadini a evitare qualsiasi spreco, dal riempimento delle piscine all’irrigazione dei giardini e al lavaggio delle auto.
A Imperia nuovi disservizi vengono segnalati a Montegrazie, dove i rubinetti sarebbero rimasti a secco dalla serata di ieri.
In Val Prino le criticità interessano Prelà, dove l’acqua viene chiusa ogni notte dalla mezzanotte alle 6 del mattino per preservare le riserve. A Vasia resta invece in vigore fino al 30 settembre un’ordinanza che impone l’uso dell’acqua esclusivamente per fini alimentari e igienico-sanitari, dispone la chiusura delle fontane pubbliche e vieta l’irrigazione, il lavaggio di veicoli e piazzali e il riempimento di piscine e vasche.
In Valle Arroscia anche Pieve di Teco ha rafforzato le misure già introdotte nelle scorse settimane. Con una nuova ordinanza, efficace fino al 31 ottobre salvo revoca anticipata, è vietato utilizzare l’acqua potabile per irrigare orti e giardini, lavare veicoli, cortili e piazzali, riempire piscine e fontane ornamentali e per tutti gli altri usi non essenziali. Il provvedimento richiama la grave criticità determinata dall’assenza di precipitazioni, dalle alte temperature e dall’incremento dei consumi estivi, invitando cittadini e attività economiche a limitare l’utilizzo dell’acqua ai soli bisogni domestici e igienico-sanitari.
Nel Golfo Dianese, a Diano San Pietro, il sindaco ha disposto la chiusura dell’acquedotto comunale dalle 22 alle 7, con il contestuale posizionamento di cisterne per garantire la distribuzione nelle aree interessate dall’emergenza. A Villa Faraldi il comune ha emanato un’ordinanza per ridurre i consumi idrici. Nelle frazioni di Villa Faraldi, Tovo Faraldi e Tovetto permane inoltre il problema della non potabilità dell’acqua, con l’invito alla popolazione a rispettare rigorosamente le prescrizioni dell’amministrazione.
La protesta arriva infine da Evigno, frazione di Diano Arentino, dove i problemi di approvvigionamento idrico si ripetono, secondo cittadini e villeggianti, da 35 anni. A denunciare i disagi è un villeggiante che dal 1991 trascorre le vacanze nella frazione. «Quando arriva l’estate Evigno passa dai 60-70 abitanti presenti normalmente a dieci volte tanto – spiega –. Ci sono anziani, bambini e famiglie che ogni anno devono affrontare lo stesso identico problema. È dal 1991 che vengo qui e da allora non è cambiato nulla. Da quasi dieci giorni, riferisce, l’acqua viene erogata a singhiozzo e può mancare anche per due giorni interi. La situazione è diventata insostenibile. Abbiamo scritto al prefetto, all’Asl, all’Ato e a chiunque potesse intervenire, ma non abbiamo ottenuto risultati».


