Concita De Gregorio ai Martedì Letterari «La gentilezza è un’arma rivoluzionaria»
Ha presentato il suo ultimo libro, La cura (Einaudi)
Sanremo. Un appuntamento intenso e carico di profonda umanità ha animato la rassegna dei Martedì Letterari estivi del Casinò di Sanremo, curata da Marzia Taruffi. Giovedì scorso, ospite d’eccezione della kermesse, Concita De Gregorio ha presentato il suo ultimo libro, La cura (Einaudi), regalando al pubblico un momento di grande riflessione che unisce la testimonianza personale alla forza universale del racconto.
Davanti a una platea attenta e commossa, la nota giornalista e scrittrice ha aperto il suo intervento focalizzandosi sulla genesi dell’opera e sull’esigenza di riscoprire un valore fondamentale in questo momento storico: la fiducia.
«Questo libro è un libro che io ho scritto per raccontare la storia degli altri – ha raccontato De Gregorio –. E l’ho scritto perché mi sembrava che questo particolare momento che viviamo, che non è un momento facile da tutti i punti di vista, avesse molto bisogno di fiducia, di trovare la fiducia negli altri, nelle relazioni, di tornare a fidarsi». Un’esigenza profonda che trova radice nel vissuto personale dell’autrice: «Il racconto prende spunto da quello che mi è successo: io mi sono malata, mi sono operata, come tanti. E dunque, essendo passata da questa esperienza, ho avuto il desiderio di condividerla, raccontando delle storie. Questo libro è un mosaico di storie di altri, persone che ho incontrato in questo tempo e che mi hanno incantata per la loro capacità, a volte silenziosa e umile, di prendersi cura, di ascoltare, di mettersi nei panni dell’altro».
Nel corso della presentazione, l’autrice si è soffermata anche su una riflessione linguistica di grande impatto, legata al modo in cui spesso si descrive la malattia attraverso una terminologia bellica. Un’impostazione che non appartiene alla realtà dell’esperienza clinica quotidiana: «Sul soffitto della sala d’aria, l’infermiera mi ha detto: “Beh sì, perché quelli sono pesci combattenti come voi, perché anche voi siete combattenti”. E questa cosa ha cominciato a darmi fastidio. Ho iniziato a ragionare su questo e mi sono detta: no, francamente no, non mi sento così. Cosa dovrei combattere, le mie cellule? Come faccio a combattere me stessa?».
Un disagio condiviso nel tempo con altri pazienti tra le lunghe attese nei reparti: «Un giorno, un giovane uomo, allievo di lettere, dietro a me, ha sbottato dicendo che non capiva e non riusciva a usare questo linguaggio. Da lì ho cambiato completamente il mio atteggiamento».
A chiudere il cerchio della riflessione, il richiamo al valore antico e disarmante della gentilezza, evocato attraverso il ricordo familiare e l’insegnamento della nonna: «Vincere di cortesia. Quando qualcuno è insostenibile con te, e tu rispondi con la cura, con la gentilezza, non c’è niente di più potente. La gentilezza è un’arma rivoluzionaria, è formidabile».

