Caserma dei Carabinieri a San Lorenzo, Balestra replica al Sindaco: «Vuole restare uomo solo al comando»
«Nel tentativo di etichettare come “sogni” o “sparate” un progetto serio per la sicurezza e i servizi del territorio, il primo cittadino finisce per arrampicarsi sugli specchi e tradire la vera natura delle sue priorità»
San Lorenzo al Mare. La replica del consigliere comunale di minoranza Pier Luigi Balestra, esponente di Uniti Cambiamo San Lorenzo, al sindaco Enzo Mazzarese sulla caserma dei carabinieri:
«La replica del sindaco Mazzarese alla nostra proposta sulla Caserma dei Carabinieri e sul futuro della Valle del San Lorenzo si commenta da sola. Nel tentativo di etichettare come “sogni” o “sparate” un progetto serio per la sicurezza e i servizi del territorio, il primo cittadino finisce per arrampicarsi sugli specchi e tradire la vera natura delle sue priorità.
Ma c’è un passaggio della sua difesa che merita una risposta netta, tirando in ballo un tema cruciale che l’amministrazione preferirebbe evitare: la stazione ferroviaria e la gestione di RFI.
Il sindaco rispolvera la polemica sul nostro programma elettorale del 2024 circa il ritorno della fermata dei treni a San Lorenzo, liquidandola come una proposta irrealizzabile perché “le Ferrovie dello Stato non avevano alcun interesse nel farlo”.
Ecco il vero cortocircuito logico e politico: Certamente RFI non ha interesse a riaprire la fermata! Per una grande società la priorità è la logica aziendale, il profitto, il taglio dei rami ritenuti “secchi” e la riduzione del servizio agli utenti. Una logica fredda e puramente di bilancio che, portata alle estreme conseguenze nel nostro Paese, ha generato vicende drammatiche e inaccettabili come il disastro di Viareggio o il crollo del Ponte Morandi.
Chi siede nelle istituzioni locali non è certo lì per fare da megafono alle strategie di profitto di RFI, inchinandosi ai loro diktat! Il compito di un amministratore serio è fare gli interessi dei cittadini di San Lorenzo e dell’intera vallata.
Avere una fermata dei treni regionali nell’infrastruttura di emergenza e soccorso già realizzata da RFI (costata milioni di euro e oggi sottoutilizzata) non è un’utopia, ma un’opportunità fondamentale di mobilità e sviluppo per la costa e l’entroterra. Rinunciarci a priori per compiacere i piani industriali di RFI significa abdicare al proprio ruolo.
La vera domanda che dobbiamo porre al sindaco, però, è un’altra: La mozione bocciata non chiedeva di calare un progetto dall’alto, ma semplicemente di aprire un tavolo di confronto istituzionale. Ma in nome di quello spirito di collaborazione che in passato ha visto le amministrazioni precedenti capaci di condividere servizi intercomunali di primaria importanza — come il distretto sociale, il SUAP, la polizia locale e la protezione civile tra la Valle del San Lorenzo e la Valle Prino —, il sindaco Mazzarese si è mai preso la briga di parlare con gli altri amministratori del territorio prima di chiudere la porta? Ha cercato di fare squadra per capire se le esigenze di sicurezza fossero condivise?
La verità è che la mozione mirava proprio a unire le forze, riprendendo una virtuosa abitudine di cooperazione territoriale. Lo stesso copione si ripete oggi sulla Caserma: di fronte a un’occasione straordinaria per dotare l’area di un presidio baricentrico (sfruttando l’ex SIP e l’ex cantiere ferroviario), la risposta della maggioranza è un muro di gomma fatto di scuse contabili, cifre gonfiate e panico burocratico.
Dato che il sindaco ci tiene a precisare che la sua “non è una preclusione”, allora colga la palla al balzo: alzi il telefono, convochi i sindaci della Valle del San Lorenzo e della Valle Prino e apra quel tavolo di confronto che continua a respingere a parole.
Altrimenti, se continua a rifiutare ogni dialogo e a fare muro contro tutto e tutti, lo dica chiaramente: vuole restare semplicemente un “uomo solo al comando”… isolato nel suo palazzo e sordo alle reali esigenze del territorio!
Noi, dal canto nostro, non faremo un solo passo indietro per difendere San Lorenzo e la nostra vallata».



