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Mendatica, restaurato il santuario che custodisce preziosi affreschi del Cinquecento

Santa Margherita sorge sulle rovine del Borghetto, distrutto nel 1625: il 25 luglio la presentazione degli interventi

Mendatica. Un gioiello dell’entroterra torna a splendere. Il Santuario di Santa Margherita, custode di secoli di storia religiosa, artistica e civile dell’alta valle Arroscia, si mostra dopo i restauri promossi da Formæ Lucis per preservare uno dei luoghi più importanti del patrimonio culturale della diocesi di Albenga-Imperia. La presentazione degli interventi è in programma sabato 25 luglio alle 10 e offrirà alla comunità l’occasione di riscoprire la chiesa, costruita sulle rovine dell’antico insediamento del Borghetto, nelle vicinanze di Mendatica, all’interno del parco naturale regionale delle Alpi Liguri.

La cornice naturale ha contribuito a proteggere nel tempo una delle principali testimonianze dell’antico borgo, distrutto nel 1625 durante gli scontri tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia per il controllo del territorio dell’alta valle.

Le origini dell’edificio risalgono al XV secolo, anche se già nei primi decenni del Cinquecento la struttura fu interessata da rimaneggiamenti e completamenti. Lo testimoniano la data 1512 incisa sul portale dell’ingresso laterale, probabilmente realizzato da lapicidi della vicina Cenova, e quella del 1518 presente sul peduccio destro in pietra nera che sostiene la volta dell’absidiola.

Dopo la distruzione del Borghetto e la perdita del ruolo di chiesa parrocchiale, dal Seicento Santa Margherita fu utilizzata per un periodo come riparo da contadini, pastori e viandanti. Durante la Prima Guerra Mondiale accolse anche i prigionieri polacchi impiegati nei lavori di allargamento della mulattiera sottostante.

Tra il 1968 e il 1969 una prima importante campagna di restauri permise di recuperare i dipinti murali dedicati alle storie di Santa Margherita d’Antiochia, insieme agli episodi della vita e della Passione di Gesù che decorano ancora oggi ampie porzioni della parete destra e della controfacciata. Gli affreschi sono attribuiti a Pietro Guido da Ranzo, artista attivo agli inizi del Cinquecento in tutta la valle Arroscia e autore anche delle Storie della Passione di Cristo realizzate tra il 1524 e il 1530 nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Montegrazie.

Ad aprire l’incontro saranno i saluti di don Luciano Massaferro, amministratore parrocchiale, del sindaco Graziano Floccia e di Castore Sirimarco, direttore dell’Ufficio Beni Culturali e di Formæ Lucis. Interverranno Francesca De Cupis, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, la restauratrice Yeorgia Stafylopatis e l’architetto Daniela Poggi.

Al termine è previsto un aperitivo preparato dalla pro loco nei locali dell’ex scuola, che concluderà la mattinata con un momento di convivialità.