Crollo del ponte Morandi, condannato a 12 anni di carcere ex ad di Autostrade per l’Italia
Il viadotto sull’autostrada A10, collassato il 14 agosto 2018, cedette improvvisamente provocando la morte di 43 persone
Genova. Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia dal 2005 al 2019, è stato condannato a 12 anni di reclusione per il crollo del Ponte Morandi. La sentenza, composta da dieci pagine, è stata pronunciata alle 14 dal presidente del collegio giudicante, il giudice Paolo Lepri, in un intervento durato circa venti minuti, nell’aula appositamente realizzata per il processo all’interno del tribunale di Genova. Lo rende noto Genova24.it.
Il viadotto sull’autostrada A10, collassato il 14 agosto 2018, cedette improvvisamente provocando la morte di 43 persone. La Procura aveva chiesto nei confronti dell’ex ad una pena di 18 anni e 6 mesi, la più alta tra i 57 imputati coinvolti nel maxi processo.
Il tribunale ha inoltre condannato a 11 anni di carcere Michele Donferri Mitelli, all’epoca responsabile delle manutenzioni di Autostrade per l’Italia. Pena di 5 anni e 6 mesi, invece, per l’ex amministratore delegato di Spea Antonino Galatà e per l’ex direttore operativo di Aspi Paolo Berti.
Castellucci è stato riconosciuto colpevole dei reati di crollo colposo e omicidio stradale. Il collegio ha escluso l’aggravante relativa alla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e ha ritenuto assorbito il reato di omicidio colposo semplice.
«La sentenza di oggi segna un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali va ancora una volta la mia più sincera vicinanza – commenta il deputato e viceministro al Mit Edoardo Rixi -. Il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. È giusto che le responsabilità siano state finalmente accertate. Resta però una riflessione che non possiamo ignorare: ci saremmo augurati un percorso giudiziario più rapido. Otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado sono un tempo lunghissimo, soprattutto per chi ha atteso giustizia convivendo ogni giorno con un dolore che non si è mai spento. Ora è il momento di guardare avanti. Nel ricordo delle vittime abbiamo il dovere di continuare a investire sulla sicurezza delle infrastrutture, affinché una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non possa mai più ripetersi».


