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Sergio D’Elia: «È un carcere piccolo, dove il sovraffollamento è praticamente inesistente»

Imperia. Le condizioni della casa circondariale di Imperia sono tornate al centro dell’attenzione con il sopralluogo promosso dalla Camera Penale Imperia-Sanremo «Roberto Moroni», che questa mattina ha riunito nella struttura una delegazione composta da avvocati, rappresentanti dell’associazione Nessuno tocchi Caino ed esponenti delle istituzioni.  Alla visita hanno preso parte il presidente della Camera Penale Marco Bosio, Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti per l’associazione «Nessuno tocchi Caino», il consigliere regionale Enrico Ioculano, il sindaco di Imperia Claudio Scajola e numerosi consiglieri comunali.

«È un carcere piccolo, dove il sovraffollamento è praticamente inesistente: ci sono soltanto 10 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. In strutture di queste dimensioni il rapporto tra detenuti e operatori penitenziari è ottimale ed è improntato al rispetto reciproco della dignità umana», ha spiegato. Il segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia. D’Elia ha evidenziato anche le condizioni della struttura e l’organizzazione interna. «Gli spazi sono puliti e ben tenuti. Anche il rapporto tra educatori e detenuti è molto diverso rispetto alla media nazionale. In Italia c’è un educatore ogni 100 detenuti, qui invece uno ogni 30. Dal punto di vista delle condizioni materiali e dei rapporti umani abbiamo riscontrato un clima di rispetto reciproco e quasi di comunione tra detenuti e operatori».

Il segretario di «Nessuno tocchi Caino» ha poi voluto soffermarsi sul ruolo del sindaco Claudio Scajola durante la visita. «È raro trovare un primo cittadino che consideri il carcere parte della città e della comunità. Il sindaco è entrato con noi nelle sezioni, si è seduto nelle celle, ha parlato direttamente con i detenuti e li ha ascoltati. In tempo reale ha già immaginato possibili soluzioni per chi, una volta uscito dal carcere, non ha un posto dove andare e rischia di ritrovarsi in strada, con il pericolo di tornare a delinquere. Si è impegnato a individuare una soluzione di prima accoglienza in una struttura della città per chi, terminata la pena, non abbia un’abitazione».

«Il sopralluogo ci ha portato a constatare che quello di Imperia è un piccolo carcere che, tutto sommato, funziona», ha dichiarato il presidente della Camera Penale Imperia-Sanremo «Roberto Moroni», l’avvocato Marco Bosio. «Le criticità ci sono e la principale riguarda il settore sanitario: nelle ore serali e notturne manca un presidio medico e questo potrebbe creare problemi sotto il profilo della sicurezza sanitaria». Bosio ha sottolineato il clima riscontrato all’interno della struttura e l’impegno del personale. «Per il resto abbiamo trovato un buon rapporto tra gli operatori e la popolazione detenuta. C’è molta motivazione, in particolare nell’area educativa, dove vengono portati avanti progetti sia di carattere professionale, finalizzati al reinserimento nella società, sia di carattere culturale. C’è anche una biblioteca molto curata, con un’attenzione particolare alla scelta dei libri».

Il presidente della Camera Penale ha infine evidenziato come la realtà imperiese rappresenti un’eccezione rispetto al contesto nazionale. «Noi siamo abituati a visitare gli istituti penitenziari di tutta Italia e possiamo dire che non è sempre così. La situazione, in molti casi, è drammatica. I circa 200 suicidi registrati tra il 2024, il 2025 e i primi mesi del 2026 lo dimostrano».

Anche il consigliere regionale del Partito Democratico Enrico Ioculano ha tracciato un bilancio della visita, sottolineando il valore del controllo istituzionale sulle strutture penitenziarie. «Sono qui sia come esponente del Partito Democratico sia come consigliere regionale per esercitare una delle prerogative del nostro ruolo, che è quella di effettuare visite all’interno delle carceri. In un mondo che si abbruttisce, credo che i luoghi della sofferenza debbano essere verificati e rientrare in un costante controllo istituzionale», ha affermato.

Ioculano ha evidenziato come la situazione della casa circondariale di Imperia appaia complessivamente migliore rispetto a quella di altri istituti, pur indicando alcuni aspetti sui quali ritiene necessario intervenire. «Ci troviamo di fronte a una realtà complessivamente migliore rispetto ad altre, ma esistono criticità sulle quali la Regione può svolgere un’attività di verifica. Penso in particolare all’aspetto sanitario, con le difficoltà di accesso ai medici nelle ore notturne, una questione sulla quale si può certamente lavorare».

Tra i partecipanti al sopralluogo anche il consigliere comunale del Partito Democratico Ivan Bracco, che ha evidenziato i miglioramenti riscontrati nella struttura, senza però nascondere alcune criticità. «Devo dire che il carcere è migliorato rispetto a qualche anno fa, soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario. Le attività svolte all’interno sono molto interessanti. Ho parlato con la maggior parte dei detenuti e ho trovato una situazione abbastanza tranquilla, così come mi è sembrato positivo il rapporto tra la popolazione detenuta e il personale». Secondo Bracco, il nodo principale resta però la carenza di organico della polizia penitenziaria. «È un aspetto che forse non è stato evidenziato abbastanza. La mancanza di personale comporta turnazioni che vanno oltre l’orario di servizio e crea problemi anche sotto il profilo della sicurezza dell’istituto. Inoltre limita le attività di reinserimento dei detenuti, perché senza un numero adeguato di agenti molte iniziative devono necessariamente essere ridotte». Bracco ha infine annunciato un’iniziativa in consiglio comunale. «Come gruppo consiliare presenteremo a breve una mozione per chiedere al sindaco di sollecitare il Ministero della Giustizia affinché venga potenziato l’organico della casa circondariale di Imperia. Parlando con gli addetti ai lavori mi sono reso conto che, se dovesse verificarsi anche un episodio minimo, il sistema potrebbe entrare in difficoltà, con conseguenze sia per i detenuti sia per gli agenti, che già oggi garantiscono un impegno enorme. In media un agente di polizia penitenziaria presta servizio per otto ore al giorno, a fronte delle sei previste dal contratto nazionale. Il rafforzamento dell’organico è fondamentale per migliorare le condizioni di vita all’interno del carcere».

Anche la consigliera comunale del Partito Democratico Deborah Bellotti ha posto l’accento sul percorso che accompagna i detenuti verso il ritorno nella società. «Per quanto riguarda la gestione interna, condivido quanto è stato detto: abbiamo riscontrato una situazione complessivamente positiva. Il tema che mi interessa maggiormente è però quello dell’accompagnamento all’uscita dal carcere». Bellotti ha ricordato di seguire la questione anche per motivi professionali, occupandosi di percorsi di inserimento lavorativo. «Sto lavorando, anche attraverso il centro per l’impiego, per avviare collaborazioni con la casa circondariale. Tuttavia oggi ho riscontrato due criticità importanti». La prima riguarda le persone che, una volta scontata la pena, non dispongono di un’abitazione. «Il tema è già stato affrontato durante la visita e so che il sindaco ha parlato della possibilità di individuare spazi di prima accoglienza. È però un aspetto che deve trovare una risposta concreta, perché chi esce dal carcere senza una dimora, pur avendo intrapreso un percorso di crescita personale e professionale, rischia di trovarsi nuovamente in una situazione di forte fragilità».

La seconda criticità riguarda invece il collegamento tra la formazione svolta all’interno dell’istituto e il mondo del lavoro. «Molti detenuti acquisiscono competenze durante la permanenza in carcere, ma queste non sempre trovano uno sbocco occupazionale. Manca un collegamento che accompagni realmente le persone verso il mercato del lavoro. È un percorso che dovrebbe iniziare già durante la detenzione, perché rappresenta uno strumento fondamentale per favorire un reinserimento efficace nella società». Bellotti ha infine sottolineato l’importanza di monitorare i risultati dei percorsi di reinserimento. «Sarebbe utile conoscere quanti detenuti che partecipano alle attività formative riescano poi a trovare un’occupazione una volta usciti dal carcere. È un tema che seguirò con particolare attenzione».