Riciclaggio, condannata anche la moglie di ex assessore e imprenditore bordigotto
La terza sezione penale del Tribunale d’Appello di Genova ha ribaltato la sentenza del gup di Imperia
Bordighera. Avrebbe riciclato complessivamente 109.500 euro, denaro che secondo l’accusa proveniva dall’appropriazione indebita per la quale è stato condannato il marito, Osvaldo Possamai. Per questo la Corte d’Appello di Genova ha ribaltato la sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado nei confronti di Angelita Burzi, condannandola a un anno e dieci mesi di reclusione e a 2.300 euro di multa per riciclaggio.
La sentenza è stata pronunciata il 16 giugno scorso dalla Terza sezione penale della Corte d’Appello di Genova, che ha riformato la decisione del giudice dell’udienza preliminare. Burzi aveva infatti scelto di essere giudicata con rito abbreviato e il 22 gennaio 2025 era stata assolta con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Contro la decisione del gup di Imperia, avevano proposto appello il pubblico ministero Salvatore Salemi e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Ilaria Possamai. I giudici di secondo grado hanno invece ritenuto la donna responsabile del reato di riciclaggio.
Secondo l’imputazione, contestata ai sensi dell’articolo 648 bis del codice penale, «in esecuzione di un medesimo disegno criminoso e senza concorrere nel reato presupposto di appropriazione indebita, Burzi avrebbe ricevuto sul conto corrente cointestato con il marito, acceso presso Poste Italiane, la somma complessiva di 109.500 euro», proveniente dalle condotte illecite contestate a Possamai. Attraverso quelle operazioni avrebbe «sostituito o trasferito il denaro di provenienza delittuosa, ostacolandone concretamente l’identificazione».
Il procedimento della donna è strettamente collegato a quello del marito Osvaldo Possamai, 75 anni, ex assessore della giunta Olivo ed ex imprenditore di Bordighera. Possamai ha scelto il rito ordinario ed è stato condannato in primo grado lo scorso 9 aprile dal Tribunale di Imperia a due anni di reclusione nell’ambito della stessa inchiesta della Guardia di Finanza, nata dalle denunce presentate dal fratello Luciano. Le accuse nei suoi confronti sono quelle di appropriazione indebita e autoriciclaggio, per avere distratto somme della società a fini personali.


