Beatrice, gli Iannuzzi davanti al gip: «Emanuel si professa innocente»
Padre e figlio attesi n tribunale. L’avvocato Urbini: «Gli atti non sono ancora a disposizione, valuteremo solo dopo averli esaminati». Ventimiglia, legale di Rao: «Ci aspettiamo che Aiello dica finalmente la verità»
Imperia. È arrivato in tribunale intorno alle 10, scortato dalla polizia penitenziaria, Franco Iannuzzi, detenuto nel carcere di Imperia e atteso davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Il figlio Emanuel, compagno di Manuela Aiello e detenuto a Genova Marassi, è atteso invece nelle prossime ore per l’interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice.
Per Emanuel Iannuzzi, compagno di Manuela Aiello, la madre della bambina già in carcere, l’accusa è quella di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Per il padre Franco, invece, il procedimento riguarda il materiale trovato in sua disponibilità nella cantina della sua abitazione a Vallecrosia, dove nei giorni sono stati sequestrati tritolo, polvere da sparo e cartucce. A parlare, prima degli interrogatori, è stato l’avvocato Cristian Urbini, difensore di Emanuel e Franco Iannuzzi. «Abbiamo già deciso la scelta processuale, però ve la comunicheremo dopo l’esito dell’udienza, anche nel rispetto dell’autorità giudiziaria che ci deve ancora ascoltare», ha spiegato il legale.
Quanto alla posizione di Emanuel, Urbini ha chiarito: «Continua a professarsi innocente. Tenete conto che l’ho sentito solo in fase di arresto, successivamente non abbiamo più avuto modo di avere contatti, però manifesta la propria innocenza». Il difensore ha poi sottolineato un punto ritenuto centrale dalla difesa: l’accesso agli atti. «Come avevo già preannunciato anche nei giorni scorsi, gli atti processuali non ci sono stati ancora messi a disposizione. Probabilmente arriveranno nella giornata odierna. Ogni valutazione la faremo solo all’esito di un’attenta analisi degli stessi».
Tra gli elementi al centro dell’inchiesta ci sarebbe anche materiale estratto dal telefono cellulare di Iannuzzi, comprese immagini della piccola Beatrice con ecchimosi e segni evidenti sul corpo. Anche su questo, Urbini frena: «Non abbiamo ancora avuto questo materiale. Lo dobbiamo prima esaminare e poi mi confronterò anche con l’assistito. Solo all’esito di un’attenta valutazione degli atti potremo esprimerci». Per Franco Iannuzzi, arrestato dopo il ritrovamento del materiale esplosivo, il legale ha mantenuto la stessa linea di cautela: «Anche questa posizione la renderò nota all’esito dell’udienza. Solo dopo l’interrogatorio potremo valutare se dare già in questa sede le proprie giustificazioni». Quanto alla convinzione della famiglia sull’estraneità di Emanuel, Urbini ha aggiunto: «Certo, tutti i suoi familiari ne sono convinti».
Di tono opposto le parole dell’avvocato Mario Ventimiglia, legale di Maurizio Rao insieme all’avvocato Fabio Scaffidi Fonti. Rao, padre biologico della piccola Beatrice e detenuto da ottobre, «si aspetta che finalmente la madre dichiari la verità su quello che è successo e su ciò che ha comportato la morte della bambina». Ventimiglia ha ricordato anche la posizione delle due sorelline di Beatrice, definite persone offese nel procedimento e rappresentate da una figura nominata dall’autorità giudiziaria. Quanto ai rapporti tra Rao e Iannuzzi, il legale ha precisato che il padre biologico non lo conosceva direttamente: «Ha avuto a che fare con lui solo una volta telefonicamente, quando era in carcere e stava parlando con le bambine. In quell’occasione questa persona si sarebbe intromessa».
Secondo quanto riferito dal legale, Rao avrebbe avuto difficoltà a sentire le figlie dopo l’ingresso in carcere, avvenuto a ottobre, fino a dicembre circa. «Non gli veniva permesso da Aiello di sentire le bambine. Poi, in una delle occasioni in cui è riuscito a parlarci, Iannuzzi si sarebbe inserito nella conversazione, prendendo il telefono alle bambine e invitandolo in modo brutale a non chiamare più e a lasciarli in pace». Sul piano dell’accusa, Ventimiglia usa parole durissime. «Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non ci si può rappresentare di non determinarne la morte». Il legale ha quindi auspicato che l’attuale contestazione possa essere considerata ancora provvisoria e che, alla luce degli ulteriori elementi che saranno depositati, la Procura possa arrivare a contestare un’ipotesi più grave.
Resta ancora aperto anche il tema della restituzione della salma. «Il corpo non è stato ancora messo a disposizione perché la consulenza medico-legale deve essere depositata», ha spiegato Ventimiglia. «Quando non saranno più necessari ulteriori accertamenti, sarà la Procura a disporre la restituzione». La mattinata in tribunale si inserisce in una fase decisiva dell’inchiesta. Dopo gli accertamenti medico-legali, i rilievi dei Ris e il nuovo quadro accusatorio delineato dalla Procura, gli interrogatori davanti al gip rappresentano il primo banco di prova giudiziario per la posizione di Emanuel Iannuzzi e, separatamente, per quella del padre Franco.









