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Baia Verde, Fin.Im ricorre ancora al Tar: il porto di Ospedaletti torna tra le carte bollate

Il fallimento dell’ex concessionario impugna gli atti sul pubblico interesse al nuovo progetto Marina di Talao. La giunta Cimiotti si costituisce in giudizio

Ospedaletti. Ogni volta che il porto di Baia Verde sembra uscire dal pantano delle carte bollate, un nuovo ricorso lo riporta in tribunale. L’ultimo capitolo della lunghissima vicenda giudiziaria del mai completato porto turistico di Ospedaletti arriva ora davanti al Tar Liguria: il fallimento Fin.Im. Finanziaria Immobiliare srl in liquidazione, ex concessionaria dell’opera, ha presentato ricorso contro il Comune e nei confronti della società Marina di Talao spa per chiedere l’annullamento degli atti con cui l’amministrazione ha dato nuovo impulso al progetto del porto.

La giunta guidata dal sindaco Daniele Cimiotti ha deciso di costituirsi in giudizio. Lo ha fatto nei giorni scorsi, dando mandato agli uffici di conferire l’incarico legale allo studio Mauceri, già difensore del Comune nelle principali procedure legate alla “vicenda Baia Verde”. Il ricorso, acquisito agli atti del municipio il 28 maggio scorso, riguarda la delibera del consiglio comunale n. 10/2026 e la delibera di giunta n. 42/2026, entrambe relative alla valutazione di fattibilità e di interesse pubblico della proposta di finanza di progetto presentata da Marina di Talao per la progettazione esecutiva, la realizzazione dei lavori e la gestione del nuovo porto turistico.

È l’ennesimo capitolo di una storia che Ospedaletti si trascina da quasi vent’anni e che, più di ogni altra, ha segnato il destino del fronte mare. Una storia iniziata con il progetto dell’allora concessionario Fin.Im., riconducibile al geometra Mauro Mannini, e precipitata dopo la storica sentenza del Consiglio di Stato del 2013, che annullò la concessione demaniale e i titoli rilasciati per il progetto “Sua – Parco & Marina di Baia Verde”. Da quel momento, quello che doveva diventare il nuovo approdo turistico della cittadina delle rose si è trasformato in una delle incompiute più note del Ponente ligure.

Il passaggio decisivo arrivò proprio con l’annullamento dei titoli. Da lì si aprì una stagione di contenziosi a catena: da un lato il tema della titolarità e della messa in sicurezza delle opere realizzate e mai completate, dall’altro la maxi causa risarcitoria intentata dal fallimento Fin.Im. contro Comune, Regione Liguria, Provincia e altri enti coinvolti nel percorso autorizzativo originario. Nel 2021 il Consiglio di Stato intervenne ancora sulla questione dell’incameramento delle opere, stabilendo un principio destinato a fare scuola nella vicenda: quanto costruito da Fin.Im. non poteva essere semplicemente scaricato sulle spalle del pubblico. Le opere non ultimate, non collaudate e prive dei titoli edilizi annullati non erano considerate convenienti o utili da acquisire così com’erano al patrimonio dello Stato. In sostanza, il Comune e la Regione potevano decidere se salvare o demolire l’incompiuta, ma senza che l’ente locale fosse costretto a prendersi in carico automaticamente strutture incomplete e potenzialmente problematiche.

Nel frattempo correva il fronte civile, quello economicamente più pesante per Ospedaletti. Il fallimento Fin.Im. aveva chiesto risarcimenti per oltre 150 milioni di euro, una cifra capace da sola di mettere in ginocchio le casse di un piccolo Comune. Nel 2022 il Tribunale di Genova respinse le domande del fallimento. Nel 2025 arrivò poi il secondo colpo a favore degli enti pubblici: la Corte d’Appello di Genova confermò il rigetto, escludendo sia il diritto al risarcimento sia un indennizzo per le opere realizzate ma non finite e non collaudate. Una vittoria considerata fondamentale dal Comune, anche perché liberava il campo da una delle ombre più pesanti sul futuro amministrativo e finanziario dell’ente.

Ma la partita non si è chiusa lì. Il fallimento Fin.Im. ha portato la causa civile in Cassazione, aprendo un ulteriore grado di giudizio sul fronte dei risarcimenti. E ora, parallelamente, si muove di nuovo sul terreno amministrativo, impugnando davanti al Tar gli atti con cui il Comune ha rimesso in moto il dossier porto attraverso la proposta di Marina di Talao. Il ricorso arriva dopo il voto politico più importante degli ultimi anni sul tema. A marzo il consiglio comunale aveva approvato il pubblico interesse del nuovo progetto, un’operazione da circa 147 milioni di euro, sostenuta da Marina di Talao con il coinvolgimento di Cem spa e Marina di Stabia, destinata nelle intenzioni dell’amministrazione a completare l’approdo, mettere in sicurezza l’esistente e ridisegnare l’intero comparto di Baia Verde. Una delibera discussa, sostenuta dalla maggioranza, contestata in parte dalle opposizioni e ora finita nel mirino del vecchio fallimento.

Sul piano politico, il nuovo ricorso rischia di riaprire un dibattito mai davvero sopito. Per Cimiotti il progetto Marina di Talao rappresenta l’unica strada realistica per chiudere l’incompiuta e trasformare un ammasso di opere abbandonate in una infrastruttura turistica. Per una parte delle opposizioni, invece, restano aperti nodi pesanti: sostenibilità finanziaria dell’operazione, garanzie del proponente, impatto urbanistico e futuro equilibrio tra interesse pubblico e iniziativa privata. Di certo, l’ultimo atto conferma una cosa: Baia Verde non è ancora uscita dalla sua storia giudiziaria. Dopo la stagione dei ricorsi sul vecchio progetto, la battaglia sui risarcimenti milionari, il nodo dell’incameramento delle opere e il nuovo tentativo di far ripartire l’intervento, il porto di Ospedaletti torna davanti ai giudici amministrativi. E ancora una volta il futuro dell’approdo passa prima dalle aule di tribunale che dal cantiere.