Piantato a Pigna l’albero di Falcone, il Procuratore Lari agli studenti: «Non abbiate paura, seguite la legalità ad ogni costo»
Prefetto Antonio Giaccari: «Nessun territorio è dimenticato: lo Stato è presente e vicino ai cittadini»
Pigna. Un gesto simbolico, ma dal valore profondissimo: è stato piantato oggi nei nuovi giardini pubblici di Pigna l’“Albero di Falcone”, una talea arrivata direttamente da Palermo e discendente del celebre ficus che cresce davanti alla casa del magistrato ucciso dalla mafia nella strage di Capaci. Accanto all’albero dedicato a Falcone è stato messo a dimora anche un ficus donato dal Vivaio Noaro di Camporosso.
Una giornata intensa, partecipata dalle istituzioni, dalle forze dell’ordine, dagli studenti e da numerosi cittadini, all’insegna della memoria, della legalità e dell’impegno civile. Presenti le massime autorità provinciali, tra cui il procuratore della Repubblica di Imperia Alberto Lari, il prefetto Antonio Giaccari, rappresentanti delle forze dell’ordine, la magistrata della Direzione Nazionale Antimafia Anna Canepa e il giudice Paolo Luppi.
A dare il benvenuto, il sindaco di Pigna, Roberto Trutalli, che ha organizzato la “Giornata della Legalità” insieme al coordinamento provinciale di Libera. Un impegno, quello del primo cittadino, profuso con la convinzione di dover lasciare un messaggio alle future generazioni.
Particolarmente toccante l’intervento del procuratore Alberto Lari, che ha ricordato il proprio vissuto personale nei giorni della strage di Capaci. «Ho vissuto la strage di Capaci in prima persona perché ero appena stato destinato al tribunale di Marsala», ha raccontato. «Ricordo benissimo quei momenti sconvolgenti. Mia moglie si trovava in Sicilia proprio quel giorno e doveva percorrere quell’autostrada. Poi ho vissuto la reazione dello Stato dopo la strage: una magistratura motivatissima, colleghi determinati a dare giustizia a quei gesti infami». Lari ha quindi rivolto un messaggio diretto ai giovani presenti: «Falcone ha dato la vita pur sapendo che sarebbe stato ucciso dalla mafia. Nonostante tutto ha continuato imperterrito il suo lavoro. Il messaggio che manda quest’albero è che non bisogna avere paura: bisogna seguire la legalità a qualunque costo. La mafia non ci deve spaventare. Il fatto che anche un piccolo comune del nord ricordi Falcone è un segnale importantissimo».
Il prefetto Antonio Giaccari ha invece sottolineato il valore della memoria collettiva e dell’educazione alla legalità: «Voi ragazzi dovete ricordare la strage di Capaci. Noi che abbiamo vissuto quei giorni ce la ricordiamo tutti. Quella stagione ha segnato profondamente il nostro Paese». Il prefetto ha ricordato come oggi l’Italia disponga di una delle legislazioni antimafia più avanzate, grazie anche all’eredità lasciata da Falcone e Borsellino: «Legalità significa anche sviluppo, attenzione ai territori, alle comunità rurali e soprattutto ai giovani. Nessun territorio è dimenticato: lo Stato è presente e vicino ai cittadini».
Emozionante anche la testimonianza di Anna Canepa, magistrata della Direzione Nazionale Antimafia e profondamente legata al territorio della val Nervia. «Questo meraviglioso paesino è il luogo dove ho vissuto i momenti più belli dell’infanzia e della giovinezza», ha detto. «Oggi lavoro nella struttura voluta fortissimamente da Falcone, la Direzione Nazionale Antimafia, nata dall’idea che i magistrati dovessero coordinarsi per combattere la criminalità organizzata». Canepa ha ricordato gli anni drammatici delle stragi mafiose vissuti in Sicilia: «Dopo l’omicidio di Falcone fu scoperto un attentato nei miei confronti. Il giorno in cui uccisero Borsellino ero in ufficio: mi portarono via i carabinieri e ci ritrovammo davanti alla televisione a vedere quelle immagini terribili. Piangevamo tutti». Un’esperienza che, ha spiegato, «mi ha dato la forza di continuare».
La magistrata ha poi sottolineato il significato profondo dell’albero dedicato a Falcone: «L’albero di Falcone rappresenta una risposta civile e una testimonianza della memoria. Dopo le stragi, Palermo reagì grazie soprattutto agli insegnanti. Per questo voglio ringraziare le scuole: sono il primo baluardo contro la criminalità». E ricordando il ficus di via Notarbartolo, diventato negli anni simbolo della lotta alla mafia, ha concluso: «Su quell’albero sono appesi i pensieri dei bambini e degli adulti. È diventato un luogo della memoria, quasi un santuario laico».
«Falcone e Borsellino erano uomini concreti, che non amavano la retorica. E quindi credo che, per onorarli, noi dobbiamo compiere dei gesti concreti. Anche voi bambini potete compierli – ha detto il giudice Paolo Luppi -. Io credo innanzitutto che ci siano due temi collegati: uno è il tema della mafia, l’altro è il tema della pace. Perché dico che sono collegati? Perché, vedete, la mafia, e io ne ho avuto esperienza lavorando in questa zona, in questa provincia, e celebrando il processo alla ’Ndrangheta, vive sull’inefficienza dello Stato e degli enti pubblici. Noi abbiamo constatato che, per avere un posto in ospedale, per avere un loculo nel cimitero, bisognava ricorrere al mafioso. Laddove lo Stato, i comuni, le province, le regioni non funzionano adeguatamente, c’è chi si rivolge al mafioso e poi naturalmente dovrà pagare uno scotto, dovrà pagare il conto».
«Quindi, vedete: meno funzioneranno bene la pubblica amministrazione, la scuola, la sanità eccetera, più ci sarà spazio per percorrere altre vie, per dare da mangiare alla mafia, per alimentare la mafia – ha aggiunto Luppi -. E quindi io credo che il tema della pace, il tema del non riarmo — seguendo gli insegnamenti di Papa Francesco, di Papa Leone e di Sandro Pertini, che diceva: “Si colmino i granai e si svuotino gli arsenali” — sia un tema significativo. Perché più si spenderanno soldi per gli armamenti, meno ci saranno soldi per i servizi pubblici, per la sanità, per fare una visita medica, per mandare un bambino a scuola, per avere scuole che non crollino, come accade nel 50% delle scuole italiane».





