Piano facciate, pronti i correttivi: in commissione il nodo Mater-Almerini-Ariston
Il doppio ruolo di Salesi, tecnico e segretario dem, finisce al centro del confronto dopo le previsioni più discusse
Sanremo. Il nuovo Piano delle facciate di Palazzo Bellevue passa oggi al varco della commissione consiliare con una versione già corretta rispetto all’impianto originario, dopo un cambio di passo maturato in extremis. La pratica era arrivata ai commissari nella sua formulazione iniziale, con elaborati già pronti per il via libera in commissione e per il successivo passaggio in consiglio comunale, previsto salvo variazioni per il 18 maggio. Solo nella fase finale dell’iter, la maggioranza ha scelto di riaprire il confronto interno e di intervenire sul testo.
Le modifiche sono dunque arrivate a ridosso dell’esame in commissione, segnando una revisione delle indicazioni iniziali relative ad alcuni immobili simbolici della città: la storica scuola privata Mater Misericordiae di via Gioberti di proprietà della congregazione delle Figlie della nostra signora misericordia con sede a Savona, il complesso Almerini-ex Canessa di via Asquasciati della Fondazione Almerini (diocesi) e il compendio dell’Ariston della famiglia Vacchino. Un ripensamento che ha portato al nuovo approfondimento interno alla maggioranza, avvenuto l’altro ieri, per fare il punto sui correttivi da presentare alla commissione. A chiedere un chiarimento sull’iniziativa amministrativa è stato il consigliere Luca Marvaldi, presidente della commissione consiliare Lavori pubblici. Il Piano delle facciate risale, come impostazione, ai primi mesi di attività della giunta Mager, ma è arrivato a una forma compiuta e quasi definitiva soltanto nell’ultimo periodo, quando la mole del lavoro tecnico si è tradotta in schede, categorie di intervento e possibili ricadute concrete sugli immobili del centro storico.
Stando a quanto si apprende, l’assessore ai Lavori pubblici ed edilizia privata Massimo Donzella e gli uffici avrebbero già provveduto a modificare il Piano secondo la linea anticipata nei giorni scorsi: Mater Misericordiae, Almerini e Ariston dovrebbero essere messi al riparo da previsioni che possano anche solo teoricamente aprire a futuri cambi di funzione o a trasformazioni non coerenti con il loro ruolo attuale. Il passaggio non è secondario. La versione originaria del Piano, già distribuita ai commissari, conteneva indicazioni che, pur non modificando direttamente le destinazioni urbanistiche degli immobili, aprivano a categorie edilizie più incisive in caso di venir meno dei vincoli paesaggistici. È proprio questo il nodo che ha acceso il confronto: il Piano non trasformava automaticamente una scuola in residenza, un edificio commerciale o una struttura ricettiva, ma introduceva un quadro edilizio potenzialmente più aperto, da cui la maggioranza ha ora scelto di arretrare.
Oggi in commissione è atteso anche l’architetto Gianni Salesi, presidente della commissione locale per il paesaggio del municipio. Il suo nome è entrato direttamente nel confronto dopo che Donzella ha ricondotto proprio al lavoro della commissione paesaggio alcune delle proposte più sensibili: la classificazione della Mater, dell’Almerini-ex Canessa e dell’area legata all’Ariston tra gli immobili per i quali il Piano apriva a categorie di intervento più incisive rispetto al semplice restauro. Salesi non è soltanto un tecnico chiamato a presiedere un organismo consultivo del Comune. È anche il segretario cittadino del Partito Democratico, forza politica che al ballottaggio ha sostenuto il sindaco Alessandro Mager. All’interno del Pd sanremese il caso ha aperto un confronto serrato, con la richiesta di chiarimenti su un provvedimento emerso nella sua reale portata solo nella fase finale dell’iter.
La linea maturata intorno al lavoro della commissione paesaggio poggia su un punto preciso: il Piano delle facciate, secondo questa lettura, non interviene sulle destinazioni d’uso degli immobili e non cancella le funzioni previste dal Puc. Le valutazioni sarebbero state concentrate esclusivamente sulle categorie edilizie di intervento, definite in base al valore architettonico, storico e paesaggistico dei singoli edifici. In altre parole, non si sarebbe trattato di stabilire se una scuola potesse diventare casa, negozio o albergo, ma di capire quale regime edilizio fosse coerente con la qualità effettiva del fabbricato. Il Piano delle facciate, realizzato da professionisti incaricati dal Comune, passa al setaccio 215 immobili e manufatti del tessuto urbano storico, superando la genericità del Puc su molte casistiche. Per ogni edificio viene indicata una categoria di intervento: restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione, demolizione con ricostruzione (R4) o demolizione senza ricostruzione. L’obiettivo dichiarato è preservare ciò che ha valore e consentire forme di rinnovo urbano per ciò che viene ritenuto incongruo, degradato o privo di qualità.
Nel caso della Mater Misericordiae, il punto di frizione nasce proprio da qui. L’edificio è oggi un servizio scolastico inserito nel tessuto urbano storico 02, con vincolo SE 342, ed è sottoposto a tutela in quanto immobile ad uso pubblico con più di settant’anni. Qualunque intervento radicale dovrebbe comunque passare dalla Soprintendenza. Secondo l’impostazione maturata in commissione paesaggio, tuttavia, il fabbricato non avrebbe caratteristiche storico-architettoniche tali da imporre necessariamente il regime del restauro integrale, che avrebbe l’effetto di irrigidire anche interventi ordinari o di riqualificazione su elementi privi di pregio. Da questa valutazione derivava l’ipotesi di ammettere, in caso di venir meno del vincolo di legge, un regime più aperto di rinnovo. Una prospettiva che, secondo l’impostazione tecnica, sarebbe comunque rimasta legata al mantenimento della funzione di servizio pubblico scolastico. Il nodo, però, è stato un altro: una volta prevista una categoria edilizia più incisiva, quella della demolizione con possibilità di ricostruire, il timore era che in futuro potessero aprirsi letture o percorsi amministrativi capaci di spingere verso destinazioni diverse.
Da qui il correttivo annunciato da Donzella. La maggioranza intende ora blindare la funzione scolastica della Mater, evitando che la previsione edilizia possa essere interpretata come un varco per operazioni di altra natura. Non un ripudio complessivo del Piano, dunque, ma una correzione mirata su uno degli immobili più sensibili, che era stato messo in luce da una previsione specifica. Analogo, ma non identico, il capitolo Almerini. Secondo la ricostruzione tecnica che sarà oggetto del confronto, il complesso scolastico vero e proprio sarebbe inserito nella categoria R1, quindi restauro. A ricadere in una categoria più incisiva sarebbe invece l’edificio ex Canessa (ingresso Oviesse), indicato come locale commerciale e non come scuola, ritenuto incongruo per caratteristiche e superfetazioni. Anche in questo caso la maggioranza punta però a evitare equivoci, separando con maggiore nettezza ciò che riguarda la funzione scolastica da ciò che attiene a singoli manufatti o porzioni del compendio.
Resta poi il tema Ariston. La versione originaria del Piano non si limitava a fotografare l’esistente, ma introduceva per alcune parti del compendio legato al teatro la possibilità di ragionare su un progetto unitario di valorizzazione, immaginando, perché no, la realizzazione di un nuovo palazzo del Festival nella sua sede originaria. Un’impostazione che avrebbe consentito di leggere l’area non come somma di singoli edifici, ma come comparto da riordinare complessivamente, con margini di intervento più ampi su porzioni considerate incongrue o migliorabili. Proprio il valore simbolico del teatro, però, ha indotto l’assessore a una linea più prudente. L’Ariston non è un immobile qualsiasi: è il luogo che identifica Sanremo nella storia della canzone italiana e nel racconto nazionale del Festival. Per questo il correttivo dovrebbe confermare la possibilità di interventi di miglioramento e riqualificazione, ma escludere qualsiasi scenario capace di mettere in discussione la funzione teatrale e culturale del compendio.
Sul piano tecnico, la commissione paesaggio rivendica dunque una distinzione netta: una cosa sono le categorie edilizie, altra cosa sono le destinazioni urbanistiche. Per modificare un’area a servizi come la Mater non basterebbe il Piano delle facciate, ma servirebbe una specifica variante urbanistica, come già avvenuto in passato per altri comparti cittadini (vedi l’ex deposito della Riviera Trasporti a San Martino). Tuttavia, sul piano politico, la maggioranza sembra aver scelto di non lasciare zone grigie. Il caso dimostra quanto il Piano delle facciate sia molto più di un regolamento estetico. Dietro il tema delle facciate si muove una revisione puntuale della trasformabilità del centro storico: piani terra, aperture, balconi, edifici incongrui, manufatti fatiscenti, immobili pubblici, scuole, teatri, funzioni commerciali e spazi urbani. Una materia complessa, nella quale il confine tra rigenerazione e timore di speculazione può diventare sottilissimo se non accompagnato da regole chiare.
(In copertina, il complesso Mater di via Gioberti)





