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Falso medico all’ospedale di Bordighera, pm chiede condanna a 3 anni e 4 mesi

Centosessanta i referti a suo nome in pronto soccorso, «miracolosamente non ci sono stati gravi danni ai pazienti»

Imperia. Al termine di una requisitoria estremamente dettagliata, il pubblico ministero Lorenzo Fornace ha chiesto al giudice di Imperia Eleonora Billeri una condanna in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti di Enrica Massone: la donna originaria di Torino accusata di diversi reati tra cui falso ideologico, esercizio abusivo della professione medica e truffa, per essersi spacciata come medico e aver lavorato presso l’ospedale Saint Charles di Bordighera nel 2023. Massone, tra l’altro, è attualmente in carcere per scontare una condanna definitiva a 4 anni e 3 mesi di reclusione.

Il pm ha tracciato un quadro durissimo nei confronti dell’imputata, Enrica Massone, accusata di essersi finta medico all’interno dell’ospedale di Bordighera. Secondo l’accusa, la donna avrebbe agito con piena consapevolezza, mettendo in campo «calliditas, furbizia e mille espedienti» per sostenere nel tempo un ruolo professionale complesso senza possedere alcuna abilitazione.

La pubblica accusa ha sottolineato innanzitutto il comportamento processuale dell’imputata, rimasta assente durante il dibattimento dopo aver reso dichiarazioni nella fase delle indagini preliminari. Una scelta definita «incomprensibile e indecifrabile», anche perché Massone avrebbe rinunciato a riti alternativi che avrebbero potuto consentirle una riduzione della pena.

Secondo la procura, il quadro probatorio sarebbe «assolutamente tetragono», fondato su prove documentali, testimonianze e dichiarazioni dell’imputata considerate di «chiara valenza confessoria». Centrale, nella ricostruzione accusatoria, il contratto di collaborazione sottoscritto nel luglio 2023 con le società Cura Medica e Igea Salute, attraverso il quale Massone ha ottenuto incarichi all’interno della medicina generale e del punto di primo intervento dell’ospedale di Bordighera.

Per il pm, le dichiarazioni prodotte dalla donna erano «indubbiamente false»: Massone avrebbe attestato di essere iscritta all’Ordine dei medici di Milano indicando un numero inesistente e dichiarato di essersi laureata all’Università Bicocca nel 1991. «Una attività fraudolenta prodromica», ha sostenuto l’accusa, finalizzata a farle ottenere incarichi medici pur essendo priva di titolo.

Nel corso della requisitoria è stato evidenziato come l’imputata abbia svolto concretamente attività sanitaria: quattro turni nel luglio 2023, altri tra agosto e settembre, arrivando – secondo gli atti – a sottoscrivere circa 160 referti medici. «Ogni referto, ogni aggiornamento di piano clinico, ogni atto medico integrava il reato di esercizio abusivo della professione», ha sostenuto il pm.

La vicenda, ha osservato ancora la procura, ha assunto una rilevanza mediatica nazionale perché tocca «questioni vitali quali l’effettivo funzionamento della sanità pubblica convenzionata», consentendo – secondo l’accusa – a una persona senza laurea né abilitazione di operare in un contesto ospedaliero.

Particolarmente severo anche il passaggio dedicato alla capacità dell’imputata di sostenere il ruolo. Richiamando le conclusioni dei periti, il pm ha escluso che eventuali disturbi della personalità abbiano inciso sulla capacità di intendere e di volere. «La furbizia non è compatibile con una vulnerata capacità di intendere e volere», ha affermato, sottolineando come Massone fosse riuscita «a reggere a lungo la scena» grazie a espedienti e atteggiamenti prudenti: chiedendo aiuto al personale infermieristico nelle suture, utilizzando farmaci placebo e limitando gli interventi più rischiosi.

Determinante, secondo l’accusa, fu il sospetto maturato da alcuni colleghi. In particolare il medico Simone Carlini avrebbe iniziato a dubitare delle competenze della sedicente collega dopo aver constatato che non sapeva distinguere «un ematocrito da un emocromo», facendo emergere così la falsità della sua identità professionale.

Il pm ha inoltre stigmatizzato il comportamento processuale dell’imputata, sostenendo che si sarebbe «giocata» la possibilità di ottenere attenuanti generiche. Nel mirino anche l’ammissione al gratuito patrocinio, ottenuta – secondo l’accusa – mediante false dichiarazioni reddituali: su questo aspetto la procura ha annunciato una nuova azione penale.

Pur sottolineando come «miracolosamente» non si siano verificati danni gravi ai pazienti, il pubblico ministero ha ribadito la gravità della condotta: «Qui non siamo davanti all’assistente di poltrona che si improvvisa dentista, ma a un’attività medica svolta in ambito ospedaliero, incidente su interessi primari come la salute delle persone».

La requisitoria si è conclusa con la richiesta di condanna: tre anni e quattro mesi di reclusione, riconoscimento della recidiva e delle aggravanti contestate, interdizione temporanea dai pubblici uffici e pubblicazione della sentenza.