Bordighera, nuovo piano di ormeggi per pescherecci: manovre difficili
Alla fine della prova pratica, i due natanti più grandi sono tornati alla loro storica postazione
Bordighera. Al terzo tentativo non andato a buon fine, Annetta II è tornata al suo storico posto. Nonostante la bonaccia, il peschereccio non è riuscito a entrare nell’ormeggio previsto dal nuovo piano del porto, trasformando la prova tecnica di oggi nell’ennesimo scontro tra pescatori e autorità marittime.
È stata una giornata lunga e complessa quella vissuta nello scalo bordigotto, dove si è svolta la verifica richiesta, durata oltre tre ore, per testare la possibilità di trasferire i pescherecci negli spazi individuati dal nuovo Regolamento di Sicurezza e dei servizi marittimi predisposto dalla Capitaneria di Porto. Una prova pratica che avrebbe dovuto chiarire la fattibilità del piano ormeggi ma che, secondo i pescatori, ha invece confermato tutte le criticità denunciate negli ultimi due anni.
A seguire le operazioni è arrivato appositamente a Bordighera il capo del Corpo Piloti del Porto di Genova, l’ingegnere Danilo Fabricatore Irace. Dopo lo spostamento di due imbarcazioni più piccole e della San Nicola, è toccato ad Annetta II tentare la manovra. Un’operazione conclusasi senza successo: il peschereccio non è riuscito a sistemarsi nello spazio assegnato.
Da tempo i pescatori contestano il nuovo piano ormeggi, ritenuto inadeguato a garantire sicurezza e manovrabilità delle loro barche. Nel mirino c’è soprattutto il metodo utilizzato per calcolare gli spazi disponibili: secondo gli operatori del settore sarebbero state considerate esclusivamente le misure di stazza riportate nei documenti ufficiali, senza tenere conto dell’effettiva occupazione dello specchio acqueo da parte delle imbarcazioni.
A complicare ulteriormente la situazione c’è poi la presenza dei divergenti, lunghe aste posizionate ai lati dell’imbarcazione che servono a distanziare le lenze, utilizzati nel caso bordigotto per la pesca a strascico. Strutture che, spiegano i marittimi, devono restare all’esterno dello scafo, aumentando di fatto l’ingombro laterale delle barche e rendendo ancora più difficili le manovre in spazi già considerati insufficienti.
Anche durante la prova odierna, nonostante l’assenza di vento e il mare quasi completamente calmo, le difficoltà non sono mancate. Le imbarcazioni tendono a “scodare”, intraversarsi e scarrocciano verso ovest sotto l’effetto della corrente, con il rischio concreto di urtare le barche vicine durante le manovre di ingresso e uscita dagli ormeggi. «Vogliamo soltanto poter lavorare in sicurezza», hanno ribadito più volte. E così, alla fine della prova San Nicola e Annetta II sono tornate sulla banchina principale, a inizio del porto, che raggiungono senza effettuare manovre.
Prima dell’avvio delle operazioni si è svolta una lunga trattativa tra le parti e non sono mancati momenti di tensione. La prova tecnica è stata fortemente voluta dal commissario prefettizio Rosa Abussi, impegnata a individuare una soluzione definitiva alla vicenda prima dell’insediamento della futura amministrazione comunale. Presenti in porto anche i sub commissari Francesco Cardellicchio e Marco Gunter, insieme ai rappresentanti delle autorità marittime e delle forze dell’ordine. Hanno partecipato alle operazioni il comandante provinciale della Capitaneria di Porto, capitano di fregata Luigi Cuciniello, il comandante del Circondario marittimo di Sanremo, tenente di vascello Alessio Fumarola, e il comandante della Delegazione di Spiaggia di Bordighera, luogotenente Giovanni Larizza. Sul posto anche la polizia locale, i carabinieri guidati dal comandante della compagnia, tenente colonnello Saverio Cappelluti, e il personale dell’ufficio porto.
Dopo ore di trattativa e pratica, ai tecnici è stato affidato il compito di redigere una relazione dettagliata sull’esito della prova. Tra gli aspetti da approfondire vi sono la verifica dei certificati di sicurezza RINA (obbligatori per i natanti) e l’accertamento relativo ai divergenti e ai braccetti utilizzati per la pesca a strascico, per stabilire se tali dotazioni debbano necessariamente restare all’esterno delle imbarcazioni come attestato dai pescatori. Alla Capitaneria spetta anche il compito di verificare che la strumentazione fosse presente originariamente sulla barca o se invece sia stata installata dopo.
Da chiarire anche il metodo di misurazione delle barche adottato per progettare l’area destinata ai pescherecci, apparsa insufficiente durante la prova pratica a garantire adeguati margini di sicurezza ed evitare possibili incidenti nelle manovre di ormeggio.
Difficile ipotizzare una soluzione semplice e a stretto giro, ma il commissario Abussi è decisa a chiudere la questione prima del 24 maggio per garantire una risposta efficace e sicura per tutti.





