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A Bordighera vince la coalizione trasversale: il laboratorio Baldassarre unisce destra e sinistra

Pd, area Lega, fuoriusciti di Fratelli d’Italia, civici moderati e dissidenti anti-Ingenito nella stessa lista. Come a Sanremo e Vallecrosia, il civismo “ibrido” manda il centrodestra ufficiale all’opposizione

Bordighera. A Bordighera vince un modello sempre più ricorrente nel panorama amministrativo del Ponente ligure: accordi trasversali tra pezzi di centrodestra e pezzi di centrosinistra, costruiti attorno a figure percepite come credibili e a programmi concreti, più che a schemi ideologici tradizionali.

Un dato che si inserisce in un contesto politico chiaro: la partecipazione elettorale tende a ridursi e, tra chi continua a recarsi alle urne, prevale sempre più una scelta pragmatica, legata alla concretezza delle proposte e alla fiducia nelle persone chiamate a realizzarle. In questo quadro si colloca il risultato della lista che ha sostenuto Marzia Baldassarre, capace di affermarsi come forza di governo di palazzo Garnier grazie a un’alleanza ampia e composita. Le preferenze lo confermano con numeri significativi: Sandra Silvestri supera quota 320 preferenze, Massimiliano Bassi sfiora le 300, Giuseppe Trucchi del PD arriva a 290, Elisa Vagnetti supera le 240 e Mariella Margherita vicina alla Lega tocca quota 237. Un consenso personale diffuso che si traduce in forza politica complessiva per la squadra dai record.

Dietro quei numeri c’è soprattutto una composizione politica molto articolata. Massimiliano Bassi, ex candidato sindaco che nelle precedenti amministrative aveva sfiorato la vittoria contro Vittorio Ingenito, ha portato nella lista una parte consistente del proprio mondo civico e moderato. Insieme a lui si è consolidata quella che durante la campagna elettorale si può ribattezzare la “bicicletta” della coalizione, ovvero il tandem politico-elettorale composto da Bassi, Margherita Mariella e Sandra Silvestri, tre candidati che hanno lavorato in stretta sinergia sul territorio, contribuendo in maniera decisiva al risultato finale. Mariella rappresentava inoltre un’area vicina alla Lega ma anche al mondo politico dell’assessore regionale Marco Scajola, mentre Sandra Silvestri si è poi affermata come la più votata in assoluto dell’intera tornata amministrativa. Nella stessa lista figuravano anche Massimiliano Di Vito, proveniente dall’esperienza di Fratelli d’Italia, e Barbara Bonavia, altra figura vicina all’area leghista. Un mosaico che fotografa bene la natura trasversale della lista costruita attorno alla candidatura di Baldassarre.

La neo sindaca è stata soprattutto abile a tenere insieme il gruppo dei dissidenti che nei mesi scorsi avevano firmato dal notaio la sfiducia all’allora sindaco Vittorio Ingenito, atto che aveva provocato la caduta anticipata dell’amministrazione comunale e il successivo commissariamento del Comune. Quasi tutti quei protagonisti sono poi confluiti direttamente nella lista “Bordighera Domani”. L’unica eccezione è stata rappresentata da Mauro Bozzarelli, rimasto fuori dalla candidatura ma comunque presente e attivo durante tutta la campagna elettorale a sostegno del progetto politico della futura sindaca.

Il percorso che ha portato all’accordo attorno alla candidatura di Marzia Baldassarre è stato tutt’altro che lineare. All’interno del Partito Democratico locale il confronto è stato lungo e articolato, con posizioni inizialmente distanti sulla strategia da adottare: da un lato chi spingeva per una linea più identitaria, dall’altro chi sosteneva la necessità di aprire a un progetto civico largo, capace di tenere insieme sensibilità diverse. Alla fine ha prevalso questa seconda impostazione, riconducibile alla linea politica promossa da Cristian Quesada, ex segretario provinciale del Partito Democratico e oggi vicesindaco di Vallecrosia, da tempo sostenitore di una logica amministrativa fondata sulle alleanze larghe e sulla costruzione di coalizioni di governo.

Il parallelo più evidente è quello con Sanremo. Anche nella città matuziana il centrodestra trainato da Fratelli d’Italia è stato ricondotto all’opposizione per il terzo mandato consecutivo. Nel 2024 la coalizione civico moderata aveva trovato una sintesi attorno alla candidatura di Alessandro Mager, sostenuto da un’alleanza molto ampia, mentre il centrosinistra aveva parallelamente costruito il proprio percorso politico attorno alla figura di Fulvio Fellegara, storico segretario della Cgil “estratto dal cilindro” come candidato sindaco al termine della propria esperienza sindacale. Il mix delle due aree al ballottaggio è stato letale per il centrodestra dei partiti, che a Sanremo contano sul sostegno e la regia del senatore Gianni Berrino.

Anche a Bordighera lo schema si è ripetuto quasi specularmente. Fratelli d’Italia puntava infatti sul recupero in extremis di Massimiliano “Chicco” Iacobucci, candidato che durante le ultime settimane di campagna elettorale sembrava poter crescere sensibilmente nei consensi grazie anche al richiamo all’area della premier Giorgia Meloni e del centrodestra nazionale. Alla fine però il candidato vicino a Fratelli d’Italia non soltanto non è riuscito a contendere la vittoria a Baldassarre, ma ha addirittura chiuso terzo, superato dal civico Davide Sattanino.

Altro tassello di questo schema politico è Vallecrosia, città dello stesso Quesada. Proprio ieri sera, al point elettorale di Baldassarre, erano presenti sia Cristian Quesada sia l’ex sindaco Armando Biasi, esponente della Lega. Una fotografia politicamente significativa, resa ancora più interessante dal modello amministrativo costruito proprio a Vallecrosia: lì il sindaco Fabio Perri (anche lui presente fisicamente al point), proveniente da Fratelli d’Italia, governa infatti con Quesada vicesindaco, in una delle alleanze più emblematiche del nuovo civismo trasversale ponentino, capace di mettere insieme un ex esponente FdI e l’ex segretario provinciale del Partito Democratico.

Il caso Bordighera diventa così un ulteriore tassello di un fenomeno politico più ampio: coalizioni ibride, spesso nate dall’incontro tra mondi diversi, che riescono a prevalere perché intercettano un elettorato sempre più selettivo, meno legato alle appartenenze e più orientato alla credibilità amministrativa. Vestito dell’abito civico, continua a vincere la sfida ai partiti inaugurata dall’ex ministro Claudio Scajola nel 2013.