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Dalla Città dei fiori prende il via la stagione delle manifestazioni italiane

Sanremo. È partita da piazza Colombo l’edizione 2026 del Sanremo Pride, primo appuntamento nazionale dell’Onda Pride, con centinaia di partecipanti radunati nel cuore della Città dei fiori pronti a dare il via al corteo arcobaleno diretto verso Pian di Nave e ritorno. Una manifestazione che, come da tradizione, inaugura la stagione dei Pride italiani, riaffermando il ruolo storico di Sanremo nella nascita del movimento LGBTQIA+ nel nostro Paese.

Qui, infatti, il 5 aprile 1972, davanti al Casinò municipale, si svolse la prima protesta pubblica del movimento gay italiano, organizzata in occasione del Congresso internazionale di sessuologia che classificava l’omosessualità come malattia. Un episodio che ha segnato un punto di svolta nella storia dei diritti civili e che ancora oggi rappresenta il fondamento simbolico della manifestazione. A portare il saluto istituzionale, a nome del sindaco Alessandro Mager, è stato il vicesindaco Fulvio Fellegara, che ha rivendicato con forza l’identità inclusiva della città: «Sanremo è una città che accoglie, una città dalla quale è partito tutto. Qui, nel 1972, si è acceso un percorso che oggi continua con forza e determinazione». Fellegara ha sottolineato come il Pride non sia soltanto una festa, ma «un momento sociale, culturale e di riflessione collettiva», ribadendo l’impegno dell’amministrazione sui diritti civili. In questo senso ha ricordato anche un passaggio recente e significativo: «Sanremo è stata la prima città del Ponente ligure e la seconda in Liguria a riconoscere ufficialmente i figli delle coppie omogenitoriali, applicando una sentenza della Cassazione che ha finalmente dato dignità a tante famiglie».

Sul palco è intervenuta anche Priscilla, madrina dell’evento e figura simbolo del Pride sanremese, che ha offerto un discorso fortemente identitario e carico di contenuti politici e sociali. «Il Pride non deve diventare la manifestazione per dimostrare che siamo accettabili – ha detto – perché noi non saremo mai la versione che qualcuno vorrebbe imporci. Saremo sempre noi stesse, libere, visibili, fuori dagli schemi». Priscilla ha ricordato il lungo percorso di lotte che ha portato ai diritti attuali: «Nulla di quello che siamo oggi ci è stato regalato. Ogni diritto, ogni parola, ogni passo avanti è il risultato di anni di battaglie, di chi ha urlato nelle piazze, di chi ha pagato sulla propria pelle il prezzo della visibilità». Un passaggio particolarmente intenso è stato dedicato alla memoria delle generazioni precedenti: «Dobbiamo rispetto a chi ha vissuto quando essere visibili significava perdere il lavoro, la famiglia, la casa. Se oggi siamo qui è grazie a loro». Non è mancato un appello alle nuove generazioni: «Ai giovani dico di non fermarsi, di essere ancora più radicali, più presenti, più liberi. Il Pride è memoria, ma anche il momento in cui ci riprendiamo la nostra narrazione». E ancora: «Esistere non basta, essere visibili non basta: dobbiamo essere ascoltati, creduti, riconosciuti. La nostra dignità non è in discussione».

Sul fronte delle rivendicazioni concrete, è intervenuto anche il presidente di Arcigay Imperia Pierluca Viani, che ha puntato l’attenzione sul ritardo normativo italiano: «Siamo in piazza per chiedere ciò che dovrebbe essere garantito per legge: tutele reali per le persone LGBTQIA+. A dieci anni dalla legge sulle unioni civili non abbiamo fatto passi avanti significativi». Viani ha evidenziato le lacune del sistema: «Oggi non esiste il matrimonio egualitario, non esistono pienamente i diritti per le famiglie arcobaleno e manca una legge efficace contro l’omotransfobia». E ha aggiunto: «Servono anche prevenzione e formazione, a partire dalle scuole, perché il rispetto e l’educazione affettiva sono strumenti fondamentali non solo per la nostra comunità, ma per tutta la società».

L’intervento più politico è arrivato dal segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, che ha attaccato frontalmente il governo: «Oggi da Sanremo parte l’Onda Pride, la risposta più forte che possiamo dare a un Paese che rischia di fare passi indietro sui diritti». Piazzoni ha parlato di «politiche regressive» e ha denunciato un clima culturale sempre più difficile: «Invece di promuovere educazione al rispetto nelle scuole, si cerca di vietare il confronto su affettività e identità. Invece di tutelare le persone, si rendono più difficili i percorsi di affermazione di genere». Un passaggio particolarmente duro ha riguardato il clima sociale: «Assistiamo a un aumento di episodi di omofobia e transfobia, mentre il linguaggio d’odio viene sdoganato anche nei media. Tutto questo è inaccettabile». Da qui l’appello finale: «Noi siamo qui a rappresentare quella parte di Paese che non intende restare in silenzio. Travolgeremo l’Italia con decine di Pride, sempre più colorati, rumorosi e partecipati, perché la libertà non si negozia e nessun governo può limitarla».

All’evento, giunto alla quinta edizione svolta a Sanremo, erano presenti anche il consigliere comunale di Generazione Sanremo, Vittorio Toesca (in console sul camioncino di testa del corteo), gli assessori della giunta Mager Lucia Artusi (Pd) e Enza Dedali (Anima), l’europarlamentare del Partito Democratico Brando Benifei e l’ex segretario dei Dem e vicesindaco di Vallecrosia Cristian Quesada con una rappresentanza dei consiglieri del partito che siedono nei principali Comuni dell’imperiese.

(In copertina le interviste. Qui sopra il corteo)