Genova, riformata la sentenza di Imperia: Aldobrandi condannato a 14 anni
Riconosciute le attenuanti generiche
Genova. Dopo una camera di consiglio durata poco più di quattro ore, la Corte d’Assise d’Appello di Genova ha deciso di riformare parzialmente la condanna comminata in primo grado per Salvatore Aldobrandi, l’ex pizzaiolo di 75 anni, originario di San Sosti, nel Cosentino, ma residente a Sanremo, condannato dal tribunale di Imperia all’ergastolo per l’omicidio volontario aggravato dell’ex fidanzata Sargonia Dankha, 21 anni, di cui avrebbe anche soppresso il cadavere, mai ritrovato. Il delitto risale al 13 novembre 1995 a Linköping, in Svezia, dove entrambi vivevano all’epoca dei fatti.
Riconosciute le attenuanti generiche, prevalenti secondo i giudici rispetto alle aggravanti, la condanna in secondo grado è scesa a 14 anni. A margine della lettura della sentenza, l’avvocato Francesco Rubino, legale di parte civile, ha espresso forte perplessità sulla concessione delle attenuanti generiche, definite difficilmente comprensibili “anche alla luce del comportamento processuale tenuto dall’imputato”, che – ha sottolineato – si sarebbe sempre sottratto al confronto, mantenendo in primo grado un atteggiamento “assolutamente non civile” nei confronti della parte civile e della Procura. Il legale ha evidenziato come l’aggravante sia stata comunque confermata, elemento che ha evitato la prescrizione del reato, ribadendo che “tutto l’impianto accusatorio è stato confermato” dalla Corte d’Assise d’Appello. Pur non nascondendo l’insoddisfazione per la riduzione della pena a 14 anni, Rubino ha sottolineato che la sentenza rappresenta comunque un passaggio significativo per i familiari della vittima, che attendevano da trent’anni il riconoscimento giudiziario dell’omicidio.





