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Orazione ufficiale affidata al consigliere regionale Dem Enrico Ioculano

Ventimiglia. Cori durante il silenzio militare e l’inno italiano, fischi mentre parla il sindaco. E’ questo il clima in cui si è svolta la cerimonia del 25 Aprile a Ventimiglia, dove il corteo per celebrare l’anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, è stato più volte interrotto da un gruppetto di “antagonisti”.

Mentre sindaco e istituzioni si radunavano davanti ai cippi per portare l’omaggio ai caduti, una decina di persone non facenti parte delle vare associazioni che, in modo ordinato hanno presenziato all’evento, ha iniziato a suonare tamburi e intonare cori, mentre la tromba di Fabio Cassini intonava i brani militari per onorare chi perse la vita per la libertà dell’Italia.

Il corteo si è concluso ai giardini Tommaso Reggio, con gli interventi del sindaco Flavio Di Muro, del consigliere regionale Walter Sorriento, del consigliere provinciale Gabriele Amarella, dell’ex presidente di Anpi Ventimiglia Bruno Dantilio (che ha ricordato Carlo Gallinella) e della figlia di Carlo, Valentina Gallinella. L’orazione ufficiale è spettata all’ex sindaco di Ventimiglia e attuale consigliere regionale Enrico Ioculano, incaricato dall’Anpi di portare una sua riflessione sul 25 Aprile.

«Il modo migliore per onorarli non è soltanto ricordare, è costruire ogni giorno una comunità più giusta e più coesa – ha detto Di Muro, parlando di chi ha perso la vita per l’Italia -. Con questo spirito celebriamo la Festa della Liberazione, come ricorrenza che unisce la comunità attorno ai valori della pace, della libertà e dell’unità nazionale. Viva la Repubblica, viva l’Italia».

«Vorrei portare oggi alla vostra attenzione una riflessione sul lascito della liberazione, per interrogarci su cosa ne resti nel presente – ha esordito Ioculano – Confesso di avere spesso scetticismo di fronte a certe operazioni di attualizzazione della liberazione e della resistenza. La loro sacralità, oltre alla loro portata storica, richiede estrema cura. Ritengo quindi improprio piegarle a letture legate a contingenze o a politiche del momento. Piuttosto credo sia più utile richiamarne il significato su un piano alto, nei valori e nei principi, perché continuino a indicarci la strada in questa difficile contemporaneità». «Questo patrimonio che ci ha lasciato la liberazione – ha aggiunto – Si fonda su due elementi: i valori e i principi, e un mondo, dall’altra parte, che tentava di regolare i rapporti tra popoli non sulla forza ma sul riconoscimento reciproco e sul diritto. Noi, almeno i presenti, conosciamo le vicende storiche che caratterizzarono la lotta di liberazione. Il fascismo non è stato uno scherzo. È stata un’ondata di barbarie che ha travolto il mondo e trasformato buona parte dell’Europa in un immenso campo di concentramento. In Italia sappiamo cos’è stato il fascismo. Non solo la soppressione di ogni libertà, non solo lo sfruttamento dei lavoratori, non solo la miseria, ma anche le avventure militari che venivano prima richiamate, che hanno portato alla rovina il nostro paese, l’asservimento al nazismo, il massacro degli oppositori politici».