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Secondo Comune e Rai Pubblicità è stato il Festival più “vissuto” di sempre. Sindoni: “151 mila presenze giornaliere”. Poggi: “Cresciuti oltre il 10%”

Sanremo. Se l’Ariston ha chiuso con un fisiologico calo di ascolti rispetto all’edizione precedente – quella in cui Carlo Conti aveva infranto ogni record televisivo – fuori dal teatro la 76ª edizione ha segnato primati che raccontano un’altra storia. Secondo i dati incrociati di Comune e Rai Pubblicità, questo è stato il Festival più vissuto in termini di presenze in città e il più ricco sul fronte della raccolta pubblicitaria.

A certificare l’onda lunga della manifestazione è l’assessore al Turismo Alessandro Sindoni, citando l’accordo triennale siglato con Tim Enterprise: «Alla data di giovedì 26 febbraio abbiamo registrato 151 mila presenze giornaliere, un dato che supera l’intero Festival dello scorso anno, che si era attestato a 149 mila. Un altro elemento significativo è la presenza di pubblico straniero: circa l’8%, principalmente francesi. Numeri che dimostrano l’internazionalità della manifestazione».

Il centro cittadino “a tappo” fin dalla vigilia, le aree tra via Matteotti, piazza Colombo, corso Imperatrice e il Casinò attraversate da flussi continui, gli eventi diffusi tra palco e città: il dato numerico trova riscontro nelle immagini di una Sanremo piena oltre ogni previsione, anche in giornate meno baciate dal sole rispetto al 2025.

Sul fronte economico, Rai Pubblicità parla apertamente di record. «Il numero finale è 72 milioni di euro», ha dichiarato l’amministratore delegato Luca Poggi. «Cresciamo di oltre il 10% rispetto allo scorso anno. In un contesto internazionale che non aiuta l’economia, registrare una crescita così è un risultato molto significativo».

Un incremento che pesa anche per Palazzo Bellevue. In base alla nuova convenzione tra Rai e Comune, l’1% sugli introiti pubblicitari viene riconosciuto all’ente locale: significa oltre 700 mila euro per le casse comunali, a cui si aggiunge il contributo fisso salito a 6,5 milioni di euro. Il paradosso di Sanremo 2026 è tutto qui: meno euforia polemica dentro l’Ariston, meno record Auditel rispetto all’anno d’oro, ma una città più affollata che mai e una macchina pubblicitaria che continua a macinare soldi. Un Festival forse più “anestetizzato” sul piano mediatico, ma economicamente e territorialmente più solido che mai.