Pompeiana, la Corte dei conti batte cassa per il disastro “laghetto”. Con la riforma pagheranno i cittadini
Nella relazione del procuratore regionale Ronci la contestazione di 694mila euro. Il sindaco Lanteri: “Default scongiurato, ma ogni anno siamo sull’orlo del baratro”
Pompeiana. Un’opera pensata per migliorare l’accumulo di acqua a uso irriguo e rimasta, a distanza di anni, incompiuta e inutilizzabile, che rischia di mandare in default il Comune che l’ha appaltata. È uno dei casi più eclatanti che la Procura regionale della Corte dei conti per la Liguria, nella relazione di fine febbraio del procuratore regionale facente funzioni Silvio Ronci, ha indicato tra quelli “portati davanti al giudice” nel Ponente ligure. Nello stesso documento Ronci riferisce che nel 2025 sono state depositate complessivamente “28 citazioni in giudizio”, con richieste risarcitorie complessive pari a “4,5 milioni di euro”.
Il riferimento, per caratteristiche e importi, coincide con il bacino di Pompeiana, finito al centro di un lungo contenzioso e, infine, della sentenza di aprile del Consiglio di Stato, che ha confermato la revoca del finanziamento pubblico per la realizzazione dell’opera, con un rimborso a carico dell’ente nell’ordine dei 700mila euro. Nella relazione, il procuratore regionale attribuisce l’esito del contenzioso amministrativo a “errori nella progettazione ed esecuzione dei lavori”, precisando che “a tutt’oggi l’opera pubblica è incompiuta, non è stata collaudata e mai utilizzata”. La Procura contabile ha citato in giudizio a maggio 2024 (subito dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ), il “progettista/direttore dei lavori” e il responsabile unico del procedimento di allora, contestando a quest’ultimo di non aver adottato “alcun provvedimento all’emergere delle problematiche” e di aver proceduto “alla liquidazione dei successivi stato avanzamento lavori”. Nel mirino anche “la società pubblica cui spettava il monitoraggio dei lavori” e “altri due persone fisiche” per “controlli meramente cartolari”. E’ di “694.000 euro”, la somma che la relazione collega alle “spese sostenute dal Comune” e rimaste a suo carico dopo aver dovuto “restituire il finanziamento pubblico” ottenuto per realizzare l’opera poi “rimasta inattuata”.
Il punto è: restituirli, ma come? Lo spiega il sindaco del comune montano a rischio cancellazione, Vincenzo Lanteri: «Abbiamo impiegato un po’ di tempo e siamo riusciti a definire il quantum che, annualmente, per 30 anni, dobbiamo iniziare a restituire: una rata di circa 30 mila euro e rotti. Per il nostro bilancio sono un’enormità. Eppure va riconosciuto che dal ministero sono stati comprensivi: hanno contenuto gli interessi, calcolandoli da adesso e non da quando la vicenda è nata. Da questo punto di vista dobbiamo addirittura essere riconoscenti». Il primo cittadino rivendica di aver evitato l’impatto più duro, ma senza nascondere le criticità: «Il default è stato scongiurato, però queste somme che dobbiamo restituire rappresentano un esborso che ci spinge sempre sull’orlo del baratro. Ogni anno siamo a rischio di chiudere i battenti». E ancora: «Stiamo aspettando l’esito delle vicende giudiziarie in corso, che stanno maturando, ma provo amarezza perché la comunità rischia di pagare per chi è responsabile di questo scempio vergognoso».
La questione si intreccia con le novità normative introdotte dal governo Meloni, richiamate dallo stesso Lanteri, che teme un recupero solo parziale anche a fronte di eventuali condanne dei funzionari coinvolti nel processo contabile. E su questo punto un riscontro oggettivo c’è: la recente riforma della Corte dei conti, entrata in vigore il 22 gennaio 2026, prevede infatti che, “salvi i casi di danno cagionato con dolo o di illecito arricchimento”, la Corte eserciti il potere di riduzione ponendo a carico del responsabile un importo “non superiore al 30 per cento del pregiudizio accertato” e comunque non oltre il doppio della retribuzione lorda (o del corrispettivo/indennità) legata alla funzione svolta. In altre parole, il timore del sindaco Lanteri è che una quota rilevante del danno resti sulle spalle del municipio e quindi dei cittadini. Una vera beffa per Pompeiana, già alle prese con la riforma delle comunità montane, che rischia di cancellarla dai Comuni beneficiari dei fondi dedicati ai piccoli borghi dell’entroterra.




