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Futuro Nazionale, stop dal regolamento di Palazzo Bellevue

Secondo la normativa che regola il parlamentino matuziano ci vogliono almeno tre consiglieri per creare un nuovo gruppo. Ventimiglia verso il misto

Sanremo. La svolta politica annunciata con il passaggio di Daniele Ventimiglia da Lega a Futuro Nazionale rischia di scontrarsi, almeno nell’immediato, con un ostacolo tecnico tutt’altro che secondario: il regolamento del consiglio comunale di Sanremo. Un testo risalente nel tempo, costruito per fotografare gli equilibri usciti dalle urne e per governare i cambi di casacca, che di fatto impedisce – salvo un salto numerico – la nascita formale del gruppo “Futuro Nazionale” a Palazzo Bellevue. Auspicio che ha portato stamattina l’ormai ex segretario cittadino del Carrocio, l’avvocato Ventimiglia, a recarsi in municipio, per suggellare la sua separazione dal partito del vicepremier Matteo Salvini.

Il punto chiave è l’articolo 7. Da un lato, il regolamento riconosce che anche un solo consigliere eletto in una lista può esercitare, di fatto, le funzioni di gruppo: “anche un solo consigliere eletto in una lista ha le prerogative e la rappresentanza spettanti ad un Gruppo consiliare” (art. 7, comma 2). È la clausola che, storicamente, ha consentito a singoli eletti di operare come gruppo quando la lista di provenienza non esprimeva altri consiglieri. Ma lo stesso articolo introduce una regola che cambia lo scenario nel momento in cui il consigliere si distacca dalla formazione con cui è stato eletto. Il testo stabilisce infatti che “il Consigliere che si distacca dal gruppo in cui è stato eletto e non aderisce ad altri gruppi non acquisisce le prerogative spettanti ad un gruppo consiliare” (art. 7, comma 3). Tradotto: se Ventimiglia formalizza l’uscita dal gruppo “in cui è stato eletto”(quello della Lega) e non viene accolto in un altro gruppo già esistente, non può mantenere automaticamente tempi, rappresentanza e prerogative tipiche di un gruppo consiliare.

Il terzo passaggio è quello che rende il “cambio di targhetta” impraticabile. Lo stesso comma fissa una soglia: “Per costituire un nuovo gruppo consiliare occorre l’adesione di almeno tre Consiglieri” (art. 7, comma 3). Una barriera che, con un solo consigliere, impedisce la costituzione di un nuovo gruppo con un nuovo nome. In altre parole, la strada “semplice” del cambio denominazione non è contemplata come facoltà autonoma del capogruppo. Il regolamento disciplina piuttosto un percorso articolato: o si resta nel gruppo di elezione, oppure ci si distacca e si aderisce a un altro gruppo già esistente secondo la procedura prevista, oppure si costruisce un nuovo gruppo soltanto raggiungendo la soglia minima di tre consiglieri.

Non solo. Il regolamento, nelle disposizioni sulle variazioni e sulle adesioni, incanala l’eventuale passaggio in un gruppo diverso nella dinamica formale dell’adesione, che richiede anche la dichiarazione di accettazione da parte del capogruppo del gruppo di destinazione (art. 7, commi 6-7). Il risultato, applicato al caso Ventimiglia, è una conclusione netta sul piano regolamentare: da solo, non può trasformare unilateralmente il gruppo “Lega” in “Futuro Nazionale” restando unico componente. Può restare formalmente nel gruppo con cui è stato eletto fino a nuova comunicazione, oppure distaccarsi e aderire a un gruppo già esistente seguendo la procedura, oppure far nascere un nuovo gruppo solo se arrivano almeno altri due consiglieri. L’ultima possibilità, e l’unica che sembra realmente praticabile in questo frangente, è abbandonare la bandiera della Lega e aderire al “misto”.