Bordighera, Villa Regina ferma al palo. La proposta di Claudio Scajola: «Venderla per costruire una scuola»
Chiusa da anni, dal 2024 è stata affidata ad una società privata che dovrebbe farne un museo
Bordighera.Villa Regina Margherita è ancora ferma, chiusa, improduttiva. E ora, dopo anni di annunci e promesse mancate, si arriva al paradosso: per rimediare all’immobilismo del passato si valuta perfino la vendita.
A riaccendere i riflettori sulla storica dimora della Regina d’Italia è stato il presidente della Provincia e sindaco di Imperia Claudio Scajola, intervenuto durante il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci a Villa Nobel di Sanremo. «Villa Regina Margherita è ferma, vuota – ha dichiarato –. La Provincia può vendere la sua quota e con il ricavato costruire una scuola, di cui abbiamo sicuramente necessità».
Parole che pesano, soprattutto perché arrivano dopo anni in cui si è parlato di rilancio senza che nulla, concretamente, si sia mai realizzato. La villa, di proprietà per il 70% della Provincia e per il 30% del Comune di Bordighera, resta infatti chiusa al pubblico, mentre il tempo continua a passare e le opportunità sfumano.
E pensare che le basi per una gestione produttiva c’erano. Nel settembre 2024 l’immobile era stato affidato per nove anni alla società Else srl: un accordo che prevedeva per il Comune un canone mensile di 1000 euro, oltre al 2% degli incassi della bigliettazione. Risorse che oggi, inevitabilmente, non esistono, perché la villa, un tempo residenza privata della prima regina d’Italia, non ha mai riaperto.
Non solo. Già nel 2019 Villa Regina Margherita aveva dimostrato il proprio potenziale culturale e turistico, ospitando una mostra di grande richiamo dedicata a Claude Monet, che proprio a Bordighera soggiornò e dipinse. Un precedente che rende ancora più difficile comprendere come si sia arrivati all’attuale stallo.
Dopo la firma del contratto e la consegna delle chiavi da parte dell’allora sindaco Vittorio Ingenito, si sono susseguiti annunci di aperture “imminenti”, puntualmente disattesi. Ancora nel giugno 2025, rispondendo a un’interpellanza sul tema del consigliere di minoranza Giuseppe Trucchi, l’ex primo cittadino parlava di «grossi passi avanti» e di una villa «in ottime condizioni». Dichiarazioni che, alla luce dei fatti, suonano oggi come l’ennesima promessa rimasta sulla carta.
Nel frattempo, anche il commissario prefettizio Rosa Abussi, nominata alla guida di Palazzo Garnier dopo la caduta dell’amministrazione Ingenito, ha effettuato sopralluoghi per cercare di sbloccare la situazione. Ma il tempo perso pesa, e ora presenta il conto.
Con un bilancio provinciale da 15 milioni di euro e la necessità di investire su scuole e sicurezza, la proposta di Scajola appare come una soluzione drastica ma concreta: trasformare un bene fermo in risorse utili. Una scelta che però ha il sapore di una resa, maturata dopo anni di immobilismo amministrativo.
E così Villa Regina Margherita rischia di passare da occasione mancata a bene sacrificato, simbolo di una gestione che, tra ritardi, annunci e mancate aperture, non è mai riuscita a trasformare le potenzialità in risultati.
Ora la questione diventa inevitabilmente politica: il futuro sindaco di Bordighera si troverà davanti a un bivio, con una decisione che pesa come un’eredità difficile. Anche se, a onor del vero, difficilmente la Soprintendenza darà l’avvallo per alienare un bene vincolato. Ma anche restando nel campo delle ipotesi, una certezza però c’è, ed è una verità amara: se si è arrivati a questo punto, è anche perché troppo tempo, in passato, è stato perso.




