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Baia Verde, l’appello in extremis del consigliere Boeri: «Fermatevi prima che sia tardi»

Stasera il consiglio sul “pubblico interesse”

Ospedaletti. Quando il progetto era quello targato Fin.Im., il porto di Ospedaletti veniva raccontato come il baricentro naturale tra il Principato di Monaco e Sanremo, tra gli yacht diretti a Port Hercule e la nautica di Portosole. Oggi, però, lo scenario è radicalmente diverso e più competitivo. A Ventimiglia è sorto Cala del Forte, marina di Monaco Ports e scalo “satellite” del Principato. A Sanremo, dopo anni di discussioni, la partita della riqualificazione del Porto vecchio sembra in dirittura d’arrivo. E anche Imperia, con le sue marine, ha appena dovuto rimettere mano ai propri iter dopo la pronuncia della Corte di giustizia Ue che ha sostanzialmente archiviato il meccanismo della prelazione nel project financing.

È dentro questa cornice che, stasera, alle 19, il consiglio comunale della cittadina delle rose è chiamato a un passaggio che ha il sapore della “ripartenza”, ma anche il peso di una scelta politica destinata a segnare l’orizzonte dei prossimi anni: il via libera al pubblico interesse del nuovo progetto del porto. Il dossier, a Ospedaletti, è di quelli scottanti. La storia recente si trascina dalla storica sentenza del Consiglio di Stato del 2013 che annullò i titoli concessi in favore dell’ex concessionario Fin.Im. del geometra Mauro Mannini. Da lì si aprì una stagione di richieste risarcitorie considerate enormi per un Comune di queste dimensioni, con il timore concreto che il municipio potesse esserne travolto. Col passare del tempo, i contenziosi affrontati dalle amministrazioni succedutesi si sono chiusi con esiti favorevoli al Comune, evitando il colpo sulle casse pubbliche.

Dopo quel capitolo, Ospedaletti ha inseguito più di un tentativo. L’ultimo “naufragio” è quello della cordata francese, arrivata a un primo riconoscimento di pubblico interesse sullo scadere della giunta Cimiotti uno e poi arenatasi sul nodo delle garanzie. Oggi la scena è cambiata, ma non radicalmente. Il progetto viene portato avanti da Marina di Stabia e Cem Spa, attraverso la controllata Marina di Talao, con un investimento complessivo che, nella versione aggiornata, è salito oltre quota 147 milioni. In aula si presenteranno due letture contrapposte. La più fiduciosa è quella del sindaco Daniele Cimiotti, che vede nell’iter in corso l’unico percorso realisticamente praticabile per sbloccare un’opera ferma da quasi vent’anni e restituire al paese una svolta turistico-economica. Per il primo cittadino, il voto sul pubblico interesse è lo snodo necessario per arrivare alla gara europea che dovrà affidare concessione e lavori, senza scorciatoie e con regole oggi più rigide anche alla luce della decisione della Corte Ue sul diritto di prelazione.

Di segno opposto la posizione di Giorgio Boeri, consigliere di minoranza, che in campagna elettorale aveva proposto uno sviluppo alternativo per Baia Verde, centrato su un’area attrezzata per le famiglie con un parco acquatico. L’ex candidato sindaco si smarca da subito e annuncia in modo netto il voto contrario, rivendicando coerenza con la proposta alternativa presentata in campagna elettorale: «Siamo per contro favorevoli alla realizzazione del progetto “Parco di Baia Verde”», che a suo dire avrebbe un ritorno «sia in forza lavoro sia in afflusso turistico». Tra le ragioni del no, Boeri mette al primo posto l’impatto ambientale: «Pongo l’impatto ambientale che il porto genererebbe con un conseguente disastro sia per la flora che per la fauna ittica», sostenendo inoltre che «non credo sia necessario un altro porto in un contesto di realtà confinanti più importanti come Sanremo e Imperia». Richiama poi il tema “green” come criterio discriminante: «La sostenibilità ambientale e le fonti rinnovabili sono temi irrinunciabili. Ma non li vedo nello schema descrittivo progettuale».

Secondo Boeri, un altro punto critico è l’impostazione gestionale: «Pongo l’aspetto privatistico che condizionerà notevolmente la possibilità di controllo e utilizzo pubblico dell’area portuale», perché «sono le opere a terra che dovrebbero rappresentare il vero ritorno dell’investimento ma che andranno gestite in modo privato». «È un aspetto che deve farci riflettere», aggiunge. Il capitolo che definisce “irrinunciabile” è quello delle garanzie. Boeri cita l’ammontare degli impegni per il Comune («gli undici milioni di euro circa in opere in convenzione ed altro») e pone una condizione: «Non sono disposto ad accettare che tale importo sia erogato dopo la licenza di costruzione. La disponibilità economica deve essere erogata e terminata prima di avviare i lavori». Se si ricorresse a strumenti alternativi, chiede «fidejussioni bancarie di primari istituti italiani e a prima presentazione». E spiega il perché: «Troppe volte nella storia di questa “operazione Porto” abbiamo visto sorgere problemi e/o contenziosi che potrebbero generare perdite o dispute legali che bloccherebbero la pratica».

Pur dichiarando di non voler “entrare nel merito” del progetto «poiché non condividiamo la “visione portuale”», Boeri insiste su ciò che considera il vero nodo: «La vera questione prioritaria si ponga nelle modalità di costruzione della pratica», dalla «stesura del bando» ai «vincoli», alle «tutele verso la nostra comunità», fino al «divieto di cessione della concessione a terzi senza ratifica in consiglio comunale». E richiama anche il cambio di quadro europeo, sostenendo che con la «cancellazione del diritto di prelazione per il proponente» sarà «molto importante vigilare sulle imprese partecipanti». Chiude con una stoccata sulla sostenibilità economica: «Pare davvero poco comprensibile che si possa realizzare un simile intervento del valore di 147 milioni di euro con un margine di utile dichiarato del 4,7%». Da qui la conclusione: «Voterò contro in difesa della nostra comunità», chiedendo «un attento controllo su tutti gli aspetti legali e tecnici» e che «realizzazione delle opere urbanistiche e pagamento degli oneri» avvengano «prima della concessione e dell’avvio dei lavori».

Il consiglio comunale di questa sera, quindi, non è un semplice voto tecnico. È una scelta che arriva dopo anni di battaglie legali, progetti abortiti e promesse rimaste sulla carta. E arriva soprattutto in un contesto mutato, dove Ospedaletti non sarebbe più “il porto turistico tra Monaco e Sanremo”, ma un’infrastruttura chiamata a trovare una propria destinazione in un tratto di costa che, nel frattempo, ha visto nascere nuove marine di grandi dimensioni. In questo equilibrio, il pubblico interesse è solo l’inizio: la partita vera, poi, sarà dimostrare che quel porto può stare in piedi.