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Ventimiglia, false testimonianze per entrare in possesso di due immobili: in sette a processo

Indagine iniziata a seguito della segnalazione in Procura di un funzionario giudiziario dell’ufficio del Giudice di Pace

Imperia. Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. E’ questo, secondo la Procura di Imperia, il reato commesso da sette uomini di Ventimiglia che in due occasioni si sarebbero presentati dal Giudice di Pace di Sanremo, attestando il «falso nell’atto di notorietà» per far sì che uno di loro, Giacomo Vanone Omodeo, potesse dimostrare di «aver esercitato in via esclusiva il possesso ad usucapionem» di due distinti immobili, entrambi siti nel territorio comunale di Ventimiglia.

Oggi, davanti al giudice monocratico Chiara Bosacchi, sono comparsi i testi del pm: il funzionario giudiziario dell’Ufficio del Giudice di Pace, che accorgendosi di una presunta anomalia l’ha segnalata alla Procura della Repubblica, e tre militari dell’Arma in servizio presso la pg.

A far partire l’indagine, appunto, era stato il funzionario giudiziario che nel giro di un mese aveva visto giungere nel suo ufficio per due volte Omodeo, accompagnato da due testimoni, per richiedere l’atto di notorietà e dimostrare di aver occupato due immobili: uno in via Alle Mura, nel centro storico di Ventimiglia, l’altro in vico Pompa (precedentemente di proprietà di una donna deceduta nel 1984, ndr), nel centro cittadino. «Mi sono insospettita in quanto mi è parso strano che la stessa persona potesse aver vissuto vent’anni consecutivi in due immobili diversi», ha detto il funzionario. E non è tutto, nel caso del secondo appartamento, quello a Ventimiglia Alta, la teste ha aggiunto di conoscerne il proprietario, un uomo inglese recentemente deceduto. Una tesi, questa, che porterebbe ad escludere la presenza di Omodeo nell’appartamento occupato da un’altra persona.

L’imputato, tra l’altro, per un’altra vicenda giudiziaria in cui è coinvolto, ha dichiarato un indirizzo di residenza ancora diverso, sempre nella città di confine. Nel corso delle perquisizioni, gli ufficiali della polizia giudiziaria, hanno trovato i due immobili praticamente in stato di abbandono, come dimostrerebbe per uno di essi anche una relazione di vigili del fuoco e Asl1.

La versione della pubblica accusa è opposta a quella del collegio difensivo, formato dagli avvocati Bosio, Taddei, Ventimiglia e Scaffidi Fonti, che nel corso delle prossime udienza porteranno testimoni a difesa dei loro assistiti.