Vannacci lancia la sua rivoluzione da Sanremo (coi biglietti della Lega): “Chi mi ama mi segua”
Il leader del neo partito Futuro Nazionale incontra i militanti e rinsalda l’amicizia con il capogruppo del Carroccio Daniele Ventimiglia. Alla riunione anche l’ex segretario di Forza Italia
Sanremo. Fuori la politica dal Festival di Sanremo? Macché, ci pensa Roberto Vannacci. Il generale torna all’Ariston per il secondo anno consecutivo, invitato ancora una volta dal capogruppo della Lega in consiglio comunale Daniele Ventimiglia, con lo stesso meccanismo che nel 2025 fece discutere mezza città e la Rai, il “pass” che arriva dal pacchetto in prelazione riservato ai consiglieri di Palazzo Bellevue. Solo che, nel frattempo, il generale è sceso dal “taxi” del Carroccio, come la mette lui, ha rotto con Matteo Salvini e si è intestato la nascita di Futuro Nazionale, un soggetto che definisce “sovranista” e di “destra vera”, respingendo con nettezza l’etichetta di ultradestra.
È questa l’ironica contraddizione che si consuma tra le poltrone rosse dell’Ariston e la hall dell’Hotel Nazionale di via Matteotti, dove Vannacci è ospite fino a domattina e dove oggi, di primo mattino, ha incontrato i fedelissimi e concesso a Riviera24 un’intervista fiume. La serata del Festival, però, lui la mette subito in cornice “culturale”, quasi di tregua. “Sì, sono a Sanremo, sono stato invitato dagli amici. Vengo a Sanremo perché è uno spettacolo tradizionale italiano”, dice. E insiste sul punto: “È proprio quello che lo distingue dagli altri appuntamenti dello spettacolo e della cultura. È una cosa tipicamente italiana e quindi ci contraddistingue come popolo, come civiltà e come cultura”. Quando gli si fa notare la simpatica coincidenza di sedere in platea con i biglietti procurati da esponenti del partito che ha appena lasciato, Vannacci alza un muro, senza negare. “Io sono al Festival con i biglietti che mi hanno procurato determinati amici. Lasciamo la politica da parte, stasera siamo a un festival di tradizioni e non parliamo di politica”.
Oggi, con Futuro Nazionale appena fondato, quella rete locale diventa un segnale. Al Nazionale, accanto a Ventimiglia, si sono visti anche volti noti della destra ponentina ma anche del centrodestra, dall’ex segretario provinciale di Forza Italia Simone Baggioli, all’ex leghista Marco Lupi, fino all’ex europarlamentare Mario Borghezio, tra i più accaniti sostenitori del generale. Borghezio, rivolgendosi ai militanti, lo dice senza giri di parole: «Peccato che non sono più giovane, perché vorrei vedere la fine di questo progetto. C’è il potenziale per diventare maggioranza assoluta. La rivoluzione parte da Sanremo, porteremo Roberto a governare l’Italia. Qui ci sono ‘soldati politici’. Il primo obiettivo è svuotare quello che è rimasto della vecchia Lega e poi allargarsi a macchia d’olio». E, nello stesso ragionamento di clima favorevole, richiama il vescovo Antonio Suetta, una presenza ecclesiale che definisce “ultraconservatore”.
È in questo contesto che Vannacci, appena smette i panni dell’“ospite al Festival”, apre la sua piattaforma. La prima stoccata è sulla bozza di legge elettorale che circola in queste ore. “Un po’ me l’aspettavo. Continuo a dirlo: non è la legge elettorale che cambierà il mio approccio politico, noi cavalchiamo con qualsiasi legge e non abbiamo paura di nessuna legge”, premette. Ma poi affonda: “Grande delusione, non ci sono più le preferenze. Perché, vedete, togliendo le preferenze si toglie la sovranità al popolo italiano, si lascia decidere ai partiti chi saranno i rappresentanti del popolo italiano. È la cosa più errata possibile”. Il generale lega la questione all’astensionismo: “È quello che porta al 52 per cento, perché se io elettore non posso eleggere quello che sarà il mio rappresentante e mi devo fidare di quello che un’organizzazione decide per me, che senso ha che io vada a votare?”. La ricetta, per lui, è doppia. Stabilità, sì, ma senza espropriare gli elettori: “Vorrei una legge elettorale che preveda anche il premio di maggioranza, perché è giusto dare stabilità al governo, è giusto avere un governo che possa governare e rispondere alle responsabilità che gli vengono conferite dal popolo italiano. Ma è altrettanto giusto che sia il popolo italiano a scegliere i propri rappresentanti”. E accusa: “In maniera strumentale i partiti vogliono più potere e lo tolgono agli elettori, che sono i veri attori della sovranità popolare”. Vannacci si ricollega alla scelta di rompere con la Lega alla nascita di Futuro Nazionale. Non parla di sondaggi, né di percentuali o di calcoli matematici: spaccare il centrodestra e diventare indispensabile per la vittoria alle urne. “Non faccio il contabile. Non mi sono preoccupato dei numeri quando ho fondato il partito, mi sono preoccupato invece di principi, valori e ideali che io difendo e che porterò avanti con questo partito. Chi mi ama mi segua, i numeri li vedremo a ridosso delle elezioni”.
Il dossier internazionale, nell’intervista, diventa il terreno su cui Vannacci prova a “certificare” la propria identità, anche rispetto al governo. Sul riarmo europeo è tranchant: “Io non l’ho votato il riarmo, ho votato contro e quindi sono contrario al riarmo perché non è giustificato”. E costruisce l’argomentazione su una contraddizione che, dice, vede in piazza e nelle dichiarazioni di governo: “Il 24 febbraio abbiamo avuto quasi tutto l’establishment del governo che è sceso in piazza dicendoci che la Russia stava perdendo, che Putin era isolato, che la Russia era in ginocchio. Allora mi spieghino come mai, se la Russia effettivamente sta perdendo, come ci raccontano, dobbiamo spendere 800 miliardi in armi per difenderci da chi è già in ginocchio?”. Poi sposta il mirino sull’Ucraina e sull’Unione Europea. “Io sono il primo a dire che la Russia non ha alcun interesse a invadere i Paesi dell’Unione Europea. E ricordo al mondo che l’Ucraina non fa parte dell’Unione Europea. C’è un altro Paese dell’Unione Europea che è invaso da uno straniero, si chiama Cipro, eppure non vedo Von der Leyen chiamare per un riarmo per cacciare i turchi a casa”. Quindi la conclusione: “In Ucraina noi dobbiamo raggiungere una pace, perché ogni giorno l’esercito russo avanza inesorabilmente sul territorio ucraino”. E avverte: se l’Europa non vuole intervenire direttamente, “questa tendenza non verrà a trasformarsi”. Intervenire, però, significherebbe “mandare i figli di tutti gli italiani a combattere e a morire in Donbass”.
Il punto politico, per lui, è la sovranità. “Perché non c’è una sovranità europea? E perché non sono d’accordo con rinunciare alla sovranità nazionale? Perché un militare giura fedeltà alla propria patria, non all’Unione Europea. E la patria europea non c’è, non esiste”. Arriva, infine, lo scontro semantico sulla sua appartenenza politica: l’“ultradestra”. “Non mi appartiene. Io mi considero una persona di buonsenso e il buonsenso non è di ultradestra”. Quindi rovescia l’accusa: “Chi è più estremista? Uno come me che difende la famiglia fatta da un uomo, una donna e una prole? Oppure uno che promuove l’utero in affitto, la mercificazione della donna e la vendita di un essere umano, un bambino, come se fosse una merce? Chi è più estremista? Me lo dica lei”. Il generale chiude rivendicando la definizione del suo nuovo progetto: “Non è un partito di ultradestra, è un partito sovranista, è un partito di destra vera, orgogliosa, pura, che non ha vergogna e che non ha paura di essere di destra”. In coda, sul riarmo, torna con una frase che mescola provocazione e messaggio: “Io oggi sono a Sanremo, non ho visto cosacchi girare per le strade con le sciabole sguainate. Però in compenso ho visto tanti immigrati, tante persone che magari stanno commettendo crimini all’interno della nostra Italia e della nostra Europa e che non sono russi”. Nel mezzo resta la fotografia sanremese, tutta ligure. A Sanremo, dove le amicizie si costruiscono nel tempo e i segnali contano più delle parole, il Festival smette per un attimo di essere solo spettacolo: per un pezzo di destra ponentina diventa un palco, e l’Ariston — con Vannacci in platea e i suoi uomini in trincea a due passi — il primo banco di prova della nuova sfida per il potere.
(Nelle foto, tre momenti dell’incontro di stamattina al Nazionale)











