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Sanità, Ioculano (Pd): «Riforma di Bucci tra rischio impugnazione e accentramento nazionale»

«Di fronte a una legge che svuota le competenze delle Regioni e smentisce la sua stessa riforma sanitaria, è probabile che la sua reazione verso il Governo si limiti, ancora una volta, ad un riverente silenzio»

Genova. «I rilievi mossi dal Ministero sulla riforma della sanità ligure non ci sorprendono – esordisce così Enrico Ioculano, vicepresidente Commissione Salute della Liguria -. Riguardano, punto per punto, criticità che noi come Partito Democratico insieme alle opposizioni abbiamo sollevato già durante l’esame della legge in Consiglio regionale lo scorso dicembre».
«In particolare, il ruolo dei direttori d’area: una figura anomala, poco definita, con competenze richieste che non trovano un motivo chiaro né nella normativa nazionale né nella stessa legge regionale. Una sovrapposizione di funzioni che abbiamo contestato fin dall’inizio, segnalando il rischio di indebolire la catena di responsabilità, allungare procedure e rendere opaca la governance delle aziende sanitarie. Che oggi il Ministero richiami proprio questi aspetti conferma che le nostre obiezioni non erano politiche, ma di merito».

«Ma il quadro si complica ulteriormente – continua il consigliere – guardando a ciò che si prospetta per la Regione nei prossimi mesi. La legge delega del ministro Schillaci introduce un’impostazione che rischia di stravolgere l’assetto del Servizio sanitario nazionale. Il testo è generico su molti aspetti, ma estremamente chiaro su uno: la separazione dei “grandi ospedali” dal resto della sanità pubblica e il loro accentramento sotto il controllo diretto del Ministero, a cui seguiranno risorse dedicate e, inevitabilmente, un ruolo del livello centrale nelle nomine e nella governance».

«Si tratta, di fatto –aggiunge Ioculano – di un’autonomia differenziata al contrario: meno poteri alle Regioni, risorse sottratte alla programmazione territoriale, prevenzione completamente ignorata e una visione dell’assistenza che spezza la continuità tra ospedale e territorio. Alle Regioni resterebbe poco più della gestione dell’assistenza territoriale, senza strumenti reali di governo del sistema. È uno scenario che pesa in modo particolare sulla Liguria, dove il presidente Bucci ha appena scelto di accorpare in un’unica azienda i principali ospedali metropolitani di Genova, a partire dal San Martino. Una scelta che concentra potere e responsabilità e che rischia di entrare in rotta di collisione con un disegno nazionale che va in direzione opposta, svuotando le Regioni del loro ruolo».

«Non nutriamo particolari aspettative sul presidente Bucci, di fronte a una legge che svuota le competenze delle Regioni e smentisce la sua stessa riforma sanitaria, è probabile che la sua reazione verso il Governo si limiti, ancora una volta, ad un riverente silenzio», conclude Ioculano