Non si possono provare le percosse, Procura chiede archiviazione per il caso del bimbo di Ventimiglia
Il medico legale ha escluso la compatibilità delle lesioni interne con un pestaggio violento
Imperia. Non un pestaggio volontario, ma un grave incidente stradale avvenuto durante il tragitto in auto. È questa la conclusione a cui è giunta la Procura della Repubblica di Imperia al termine delle indagini relative alle gravissime lesioni riportate dal piccolo R., sei anni all’epoca dei fatti, rimasto ferito il 19 dicembre 2022 a Ventimiglia. Il pubblico ministero Maria Paola Marrali ha chiesto al Gip del Tribunale di Imperia l’archiviazione del procedimento per difetto di querela in relazione al reato di lesioni colpose, pur delineando una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto.
L’inchiesta era stata avviata dopo l’intervento del 118 in piazza Costituente, dove il bambino era stato trasportato in condizioni gravissime e poi elitrasportato all’ospedale Gaslini di Genova. Le prime valutazioni mediche avevano evidenziato lesioni interne importanti, fratture vertebrali e costali, pneumotorace, oltre a escoriazioni sulla schiena.
In un primo momento, l’attenzione degli inquirenti si era concentrata su Giovanni C. e Maria Antonia C., nonna del minore e compagno della donna, ipotizzando anche un’azione violenta. I due erano stati iscritti nel registro degli indagati. Lo stesso nonno acquisito, durante un interrogatorio del 28 dicembre 2022, aveva reso dichiarazioni autoaccusatorie, parlando di schiaffi e calci inferti al bambino. Versioni successivamente ritrattate e modificate più volte. Le dichiarazioni contrastanti, intercettazioni ambientali e telefoniche e i racconti discordanti avevano inizialmente alimentato il sospetto di un’aggressione.
Determinante, secondo la Procura, è stata la consulenza tecnica affidata alla dottoressa Camilla Tettamanti. L’esperta ha escluso la compatibilità delle lesioni interne con un pestaggio violento, evidenziando invece come il quadro clinico fosse coerente con un’iperflessione del dorso, tipica di un trauma da incidente stradale. In particolare, la consulente ha sottolineato «l’assenza di lesioni cutanee in corrispondenza dei gravi danni interni», elemento ritenuto incompatibile con una serie di percosse dirette. Le escoriazioni sulla schiena sarebbero invece compatibili con uno sfregamento contro una superficie, come quella di uno pneumatico in movimento.
Gli accertamenti tecnici sull’autovettura e sugli indumenti del bambino non hanno fornito elementi decisivi a sostegno dell’ipotesi di un pestaggio. Le telecamere della zona hanno ripreso il momento in cui l’uomo portava il bambino in braccio verso l’auto e poi lo trasportava in piazza Costituente, ma non hanno documentato quanto accaduto all’interno del cortile condominiale.
Secondo la ricostruzione della Procura, dopo un alterco avvenuto in casa tra il bambino e la nonna, R. sarebbe uscito in cortile in pigiama e senza scarpe. Presentava una lesione al braccio, ritenuta anteriore alla partenza in auto.
Il punto centrale dell’ipotesi investigativa è quanto sarebbe accaduto durante il tragitto da via Gallardi a piazza Costituente. Il bambino, non adeguatamente assicurato con la cintura di sicurezza, avrebbe parzialmente sporto il busto fuori dal veicolo in movimento, finendo per strisciare con la schiena contro lo pneumatico o altre parti dell’auto. Da qui le gravissime lesioni interne.
La Procura ritiene che le condotte successive degli indagati, comprese versioni contraddittorie e tentativi di minimizzare, siano state dettate dal timore delle conseguenze per non aver adottato le necessarie misure di sicurezza durante il trasporto del minore.
Nel corso delle audizioni protette, il bimbo ha inizialmente dichiarato di non ricordare quanto accaduto. Solo nell’agosto 2023 avrebbe riferito di essere stato percosso dalla nonna, parlando di pugni e di essere stato trascinato sull’asfalto. Tuttavia, la consulenza psicologica ha invitato a valutare tali dichiarazioni tenendo conto della possibile suggestione e dell’influenza del contesto familiare.
Per la Procura, gli elementi raccolti non consentono di sostenere in giudizio l’ipotesi di un’aggressione volontaria.
Nella richiesta depositata il 4 febbraio 2026, il pubblico ministero conclude che i fatti debbano essere qualificati come lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza stradale, in particolare per non aver assicurato il minore con le cinture. Tuttavia, trattandosi di reato procedibile a querela e in assenza della stessa, la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento, fermo restando un separato procedimento per l’ipotesi di calunnia legata alle prime dichiarazioni autoaccusatorie.
Ora la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari. Le persone offese hanno venti giorni di tempo per prendere visione degli atti e presentare eventuale opposizione alla richiesta di archiviazione.


