Morte di Beatrice, «La mamma ha mentito»
Il nuovo compagno sotto shock: «Sono estraneo alla vicenda, alla bimba volevo bene»
Bordighera.Avrebbe caricato in auto la figlia quando la piccola era già morta da ore. E’ peggio di un film dell’orrore, perché tremendamente reale: la tragica fine della piccola Beatrice, due anni a fine dicembre 2025, è racchiusa nelle pagine degli atti della Procura di Imperia, scritti a seguito delle indagini compiute dai carabinieri di Bordighera, a seguito di interrogatori, analisi delle telecamere di videosorveglianza, relazioni dei medici che hanno visitato la piccola lunedì 9 febbraio e testimoniare.
Per la morte della bambina sono indagati la madre Emanuela Aiello, 43 anni, assistita dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni e il nuovo compagno, Emanel Iannuzzi, 42 anni, rappresentato dal legale Christian Urbini. L’accusa nei loro confronti è gravissima: omicidio preterintenzionale.
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento del gip Massimiliano Botti, la bambina sarebbe deceduta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, in un arco temporale collocato tra la mezzanotte e le 2. Quando la madre, alle 8.21 del mattino, ha chiesto l’intervento del 118, per il giudice la piccola sarebbe stata già priva di vita da diverse ore. La donna l’avrebbe caricata in auto, ben consapevole della sua morte, e con il cadavere della bimba avrebbe viaggiato da Perinaldo, dove vive Iannuzzi, fino a Montenero.
Le prove, contro di lei, sarebbero schiaccianti. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i movimenti ricostruiti dagli investigatori indicherebbero che la donna, poco prima della richiesta di soccorso, aveva effettuato spostamenti in auto. Per il gip, è «inverosimile» che la madre non si sia accorta che la figlia non respirava mentre la caricava in macchina o la prendeva in braccio: un comportamento ritenuto incompatibile con la versione fornita dall’indagata.
La 43enne aveva inizialmente parlato di una caduta dalle scale, riferendo che la bambina era scivolata per «cinque o sei gradini» nei giorni precedenti. Tuttavia, gli accertamenti medico-legali hanno descritto un quadro di lesioni multiple (ecchimosi ed escoriazioni diffuse su più parti del corpo) ritenute non compatibili con una semplice caduta accidentale. Alcune ferite sarebbero riconducibili all’azione di un corpo contundente a superficie ampia. Così, ha scritto nero su bianco il medico legale, dottor Andrea Leoncini, dopo aver esaminato esternamente il corpicino.
Determinante, per il giudice, anche il dato temporale: la morte sarebbe avvenuta molte ore prima della telefonata ai soccorsi. Inoltre, nell’ordinanza con la quale è stata disposta la misura cautelare della detenzione in carcere, si evidenziano contraddizioni nelle dichiarazioni rese dalla donna e incongruenze nella ricostruzione degli spostamenti tra Bordighera e Vallecrosia nelle ore precedenti il decesso.
La Procura contesta ad Aiello il reato di omicidio preterintenzionale: secondo l’ipotesi accusatoria, le percosse avrebbero provocato lesioni tali da causare la morte della piccola Beatrice.
Nel disporre la misura cautelare più grave, il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il rischio di reiterazione e inquinamento probatorio, sottolineando la particolare gravità dei fatti. La donna, assistita dai suoi difensori, ha respinto le accuse, ribadendo di non aver mai picchiato la figlia e sostenendo la dinamica dell’incidente domestico.
Una tesi che non ha mai convinto. Né i carabinieri, nè la Procura. Anche perchè la donna inizialmente aveva fornito una versione ben diversa. Solo dopo, messa alle strette, ne ha raccontato un’altra, rivelando di aver trascorso l’intero weekend con Iannuzzi. L’uomo, poi indagato, nega ogni addebito. «Il mio assistito ha dichiarato di essere completamente estraneo ai fatti – dichiara l’avvocato Urbini -. E’ sotto shock. Lui a quella bambina era affezionato. Siamo disponibili a sottoporci a interrogatorio e a qualsiasi accertamento l’autorità giudiziaria vorrà compiere».
Lunedì oltre all’esame peritale sulla salma della bimba, si svolgerà il sopralluogo a Perinaldo del Ris dei Carabinieri. Due accertamenti ritenuti fondamentali per avere un chiaro quadro di quanto accaduto alla piccola Bea. Se davvero è morta a Perinaldo, come sostengono gli inquirenti, e la madre ha mentito, oppure se la versione raccontata dalla donna, seppur con versioni differenti, è reale o meno, lo diranno gli esperti.
Al momento, però, ci sono poche certezze. La prima è che una bimba di due anni non potrà mai più giocare con le due sorelline, ora ricoverate presso una struttura protetta. La seconda è che la madre ha cambiato almeno due versioni: forse per il trauma della perdita di una figlia, forse perché ha cercato una via d’uscita da un’accusa troppo grave per essere anche solo pensata: quella di aver cagionato la morte della figlia.
Nonostante lividi ed ecchimosi, la donna non l’ha mai portata al pronto soccorso, nè ha consultato un medico. Le ha fatto l’aerosol perché respirava male, ha detto, aveva il raffreddore. Ma viene smentita persino da suo padre: «Bea non aveva nulla», ha dichiarato l’uomo ascoltato dai carabinieri, «Non aveva raffreddore né muco».
«Fin dall’inizio, Emanuela Aiello ha proferito una serie di menzogne, nel tentativo di sottrarsi all’accertamento dei fatti», scrive il gip. La donna ha mentito. La domanda, allora, è una sola: perché?







