Montenero sotto la lente dei Ris, Corbetta attacca la testimone: “Accuse pesantissime, la denunceremo”
Conclusa la prima giornata di ispezioni nella casa di Bordighera. La legale di Manuela Aiello: “Se davvero sapeva, doveva parlare prima”. Nel provvedimento del gip la testimone è indicata come l’assistente sanitaria del nonno paterno
Bordighera. Si è chiusa la prima giornata di ispezioni dei carabinieri del Ris nell’abitazione di Montenero, a Bordighera, dove la mattina del 9 febbraio venne richiesto l’intervento dei soccorsi e dove, all’esito delle manovre rianimatorie, fu constatata la morte della piccola Beatrice. Le verifiche scientifiche potrebbero proseguire anche domani o nei giorni successivi, in base agli approfondimenti ritenuti necessari dagli investigatori.
A margine dei controlli, però, è soprattutto la linea difensiva di Emanuela Aiello (detta Manuela) – affidata all’avvocato Laura Corbetta – a catalizzare l’attenzione. La legale è tornata sulla testimonianza di una donna che, negli atti, avrebbe riferito di presunte violenze quotidiane sulla bambina da parte della madre, ora in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della piccola: “La signora Manuela ha sempre detto che non ha mai picchiato le bambine, c’è una testimonianza però di una donna… che invece dice il contrario, dice che lei ha saputo che picchiava tutti i giorni Beatrice”, premette Corbetta, spiegando che quel nome è emerso “per la prima volta negli atti della Procura” ed è stato “contemplato anche nel provvedimento del gip”.
Nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti, la testimone è indicata nell’assistente sanitaria del nonno paterno di Beatrice, e risulta che avrebbe parlato ai carabinieri intervenuti, attribuendo alla madre condotte violente e collegandole agli ematomi rilevati sul corpo della piccola nell’esame autoptico tenutosi ieri. Un contesto che, secondo la difesa, solleva interrogativi sulla credibilità e sul movente della donna. Corbetta riferisce di aver chiesto direttamente conto di quella figura alla propria assistita durante l’interrogatorio: “Ho chiesto chi fosse questa signora… e lei mi ha detto che è una signora estranea, non conosce le dinamiche che ha con le sue figlie e viceversa, quindi è una persona che frequenta la famiglia del nonno”. E aggiunge un ulteriore passaggio contenuto nella testimonianza: la donna avrebbe anche sostenuto di aver sentito il padre dell’indagata dire che la figlia l’avrebbe “ammazzata”, circostanza definita dalla legale “molto forte”. Parole, tra l’altro smentite dal padre delle bimbe, che dell’ex compagna ha dichiarato di non averla mai vista violenta nei confronti delle figlie.
Da qui la reazione: “Certo” – dice Corbetta – “stiamo pensando di denunciarla”, sostenendo che si tratterebbe di una persona “prevenuta” e contestando soprattutto il “tempismo” della chiamata in causa: “Se sapeva veramente questa cosa… doveva dirlo a qualcuno prima che succedesse”.
Sul piano strettamente operativo, la legale ricostruisce anche alcuni passaggi osservati durante l’ispezione a Montenero: nessuna ricerca mirata sulle “scale di cemento” dietro l’abitazione, anche per l’effetto della pioggia, e la “messa in sicurezza” di alcuni oggetti. “È rimasto tutto all’interno della casa”, spiega, “in attesa che, nel caso si rendesse necessario approfondire ulteriormente, si torni con i Ris”. Corbetta riferisce inoltre di aver visto indumenti posti all’esterno (dentro una lavatrice) e poi trasferiti dentro l’abitazione per proteggerli da maltempo e pioggia. L’ispezione di Montenero arriva dopo le attività svolte nelle scorse ore anche a Perinaldo, nell’altro luogo attenzionato dagli inquirenti. Quello in cui potrebbe essersi consumata realmente la tragedia, stando ai primi riscontri degli investigatori.







