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Molini di Triora, Regione “boccia a metà” la rigenerazione del capoluogo: 30 giorni per correggere la variante

l decreto del Servizio Urbanistica riconosce l’ambito da 120mila mq in condizioni di degrado, ma impone osservazioni su rischio idraulico, cartografie e regole per il centro storico. Senza adeguamento, decadono gli atti comunali

Molini di Triora. Regione Liguria interviene sul percorso di rigenerazione urbana avviato dal Comune per il “capoluogo”. Con un decreto odierno firmato dalla dirigente Luana Lapini, il Servizio Urbanistica formula una serie di osservazioni tecniche e normative sull’“Ambito di rigenerazione urbana Molini di Triora capoluogo”, adottato dal consiglio comunale nel 2023 in variante al Prg vigente. L’impianto generale viene ritenuto coerente con la legge regionale 23/2018, perché riferito a un borgo storico con edificato in parte degradato, superfetazioni e aree in abbandono, ma la disciplina dovrà essere aggiornata e resa più puntuale, soprattutto sul fronte della compatibilità idraulica e della qualità progettuale nel nucleo antico.

Il provvedimento regionale ricostruisce l’iter: l’adozione dell’ambito con delibera consiliare, la verifica di assoggettabilità a Vas conclusa con “non assoggettabilità”, l’assenza di osservazioni nella fase di pubblicazione e, infine, la trasmissione degli atti alla Regione nel dicembre 2025 per la verifica prevista dall’articolo 4 della legge regionale 23/2018. Proprio in questa fase, entro i 60 giorni, la Regione può entrare nel merito con osservazioni sulla rispondenza della variante ai criteri vincolanti. L’ambito individuato ha un’estensione complessiva indicata in 120.000 metri quadrati e comprende il centro storico e le zone edificate adiacenti, con immobili anche sottoposti a vincolo monumentale. La variante, suddivisa in tre aree, prevede l’ampliamento delle destinazioni d’uso ammesse e una diversa articolazione degli interventi: tra gli obiettivi citati figurano la realizzazione di due nuove piazze pubbliche (Q1 e Q2), la possibilità di intervenire su ruderi e fabbricati pericolanti e l’inserimento di funzioni turistico-ricettive legate all’“aria aperta”, anche nell’area dell’ex Caserma Prealpi.

Il punto critico, per la Regione, è l’allineamento puntuale tra le trasformazioni previste e le limitazioni dovute alle condizioni idrauliche: negli atti viene richiamata l’interferenza dell’ambito con fasce fluviali e aree a rischio, e viene chiesto di aggiornare la scheda normativa al Regolamento regionale 20 giugno 2025 n. 1 (entrato in vigore il 17 luglio 2025), sostituendo riferimenti non più attuali e specificando, zona per zona, cosa è effettivamente ammissibile in presenza di criticità idrauliche. Tra le richieste anche l’inserimento delle delimitazioni del rischio idraulico nella cartografia e una legenda chiara per gli edifici indicati per la demolizione. Sul versante della tutela del centro storico, la Relazione tecnica allegata evidenzia inoltre la necessità di rafforzare le “regole per la qualità progettuale” nella scheda dell’ambito, incorporando indicazioni sostanziali già presenti nelle norme del Prg per gli ambiti storici, così da evitare che una disciplina troppo generica possa tradursi in interventi non coerenti con i caratteri tipologici e architettonici del nucleo antico, come richiesto dai criteri vincolanti della l.r. 23/2018 e dal quadro paesistico del Ptcpp.

Il decreto è accompagnato da una scadenza netta: il Comune guidato dal sindaco Manuela Sasso dovrà adeguare la disciplina dell’ambito entro 30 giorni dal ricevimento dell’atto regionale, pena la decadenza degli atti adottati. Dopo l’adeguamento, dovranno seguire la pubblicazione e la trasmissione degli atti aggiornati alla Regione per i successivi adempimenti.