MetroImperia, Rifondazione Comunista rilancia il progetto del 2016: «Sprecata una infrastruttura strategica»
Documento della Federazione provinciale di Imperia: «Una visione alternativa di mobilità e sviluppo urbano ignorata dalla politica cittadina»
Imperia. Il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione provinciale di Imperia interviene sul dibattito relativo all’utilizzo dell’ex sedime ferroviario e ai progetti di mobilità urbana, riproponendo la propria visione della cosiddetta «MetroImperia», già avanzata nel 2016 e inserita nel programma elettorale per le amministrative 2018 insieme a Potere al Popolo. Di seguito il documento integrale inviato alla redazione, firmato dalla Federazione provinciale e dai circoli di Imperia e Diano Marina.
«Era la serata del 2 novembre 2016 quando l’Intercity 690 (Milano Centrale – Ventimiglia) transitava per ultimo nella storica tratta ferroviaria Genova Ventimiglia attraversando le stazioni di Oneglia e di Porto Maurizio. La storica locomotiva “Tartaruga” (E444.005) fu accolta da una folla di cittadini nelle stazioni di Diano Marina e di Oneglia per un saluto affettuoso. Dopo 144 anni uno dei percorsi ferroviari più belli (ed utili) d’Europa veniva abbandonato. Giusto! Un transito internazionale come quello Genova – Ventimiglia – Nizza (e quindi Marsiglia – Parigi) non poteva più sottostare alle strettoie fisiche ed organizzative del “binario unico” e, come previsto da decenni, sarebbe stato trasferito a monte. Ad oggi tuttavia la tratta Finale – Laigueglia (25 km) e la tratta Ospedaletti – Ventimiglia rimangono a binario unico compromettendo pesantemente la funzionalità dell’intero percorso.
Due anni dopo, nella campagna elettorale per le elezioni amministrative 2018 del Comune di Imperia, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo indicavano nel loro programma elettorale l’utilizzo del tratto fra Sant’Anna (Diano Marina) ed il Prino (Porto Maurizio) per una metropolitana leggera gomma-rotaia a basso impatto e limitato trasporto, la “MetroImperia”: una scelta strategica, asse portante di un articolato progetto di mobilità della nostra città che prevedeva:
La realizzazione di parcheggi periferici (zone Sant’Anna, casello A10 Imperia Est, Argine Destro, Artallo, Caramagna), connessi verticalmente tramite navette e piste ciclabili alla nuova ferrovia, alla MetroImperia ed alla ciclabile costiera.
La continuazione della ciclabile costiera che avrebbe dovuto dal Prino utilizzare una corsia dedicata dell’Aurelia fino alla Marina di Porto e proseguire per il Porto Turistico, e poi fino alla Galeazza e a Diano Marina lungo mare. La tratta Prino – Porto Turistico poteva essere bypassata per turisti e cittadini infastiditi dalla breve salita Igiene – incrocio via Cascione proprio con il trasporto bici previsto nella MetroImperia e poi riprendere dalla fermata ex stazione Porto Maurizio il percorso lungomare.
L’utilizzo di tutto l’ex sedime ferroviario dal Prino a Sant’Anna di Diano Marina per la MetroImperia: tutto già esistente e funzionante. Un percorso ideale per studenti, pendolari e turisti che in soli 25 minuti avrebbe attraversato tutta Imperia con 18 fermate comodissime e strategiche (Galeazza, Spianata, Scuole, Centro Storico, Sant’Anna/Ospedale, Catasto, Comune, Porto Turistico, Piazzale Roma – ascensore da ex stazione Porto Maurizio –, Palasalute, Giuseppini, Igiene/Università, Prino…).
Questo progetto articolato avrebbe rivoluzionato la nostra città offrendo un servizio impagabile alla cittadinanza ed al turismo, eliminando gran parte del traffico locale come avviene in tutte le città degne di essere considerate tali.
L’utilizzo che è stato fatto dell’ex sedime ferroviario ha invece tutte le caratteristiche di uno spreco vergognoso di una infrastruttura funzionante ed idonea alla nuova funzione con costi davvero limitati.
Aggiungiamo che la ciclabile attuale si snoda quasi per un terzo in gallerie e per il resto fra palazzi di una periferia urbana di ben scarso valore turistico, periferie che la MetroImperia avrebbe invece trasformato e rivalutato.
Non c’era ancora il PNRR, ma un progetto così articolato e strategico avrebbe trovato in esso o in altre opportunità europee facile attuazione, anziché essere poi sprecato in molte iniziative puntuali che nulla hanno di strategico e molto del pessimo gusto e dell’inefficacia, come i giganteschi container per i rifiuti di Diano Marina, comodi supermercati per roditori amanti del mare.
Oggi si propone, come una grande invenzione di qualche sindaco, l’utilizzo della galleria ferroviaria del Berta: meglio che niente, ma un progetto del tutto monco e privo di visione strategica.
Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, con la candidata sindaca Maria Sepe, avevano proposto una visione coraggiosa ed innovativa di enorme impatto turistico ed urbanistico. Gli elettori, sempre sotto costante ricatto di una bassa politica, hanno preferito scegliere “la sicurezza, la disciplina” – per citare Fabrizio De André – di una politica vecchia e miope, dannosa e sprecona.
Nel proporre oggi una navetta fra Diano e la Spianata, umiltà e decoro suggerirebbero a questi politicanti quantomeno il riconoscimento della visione strategica di sviluppo per la città di Imperia proposta da Rifondazione Comunista e da Potere al Popolo già otto anni or sono, un progetto comunista – appunto – perché noi non mangiamo i bambini, ma costruiamo le città per i cittadini e non per le speculazioni».
Il documento è firmato dal Partito della Rifondazione Comunista, Circolo «Stenca Binon» di Imperia, Circolo «Gian Battista Acquarone» di Diano Marina e dalla Federazione provinciale di Imperia.


