Me-Lab, la “frontiera digitale” di Asl1 contro bullismo e disagio: 675 studenti nei laboratori e 212 giovani presi in carico
Ad Arma di Taggia, alla vigilia della giornata nazionale del 7 febbraio, il centro fa il punto su media education, ambulatorio 13–25 anni e videogame therapy. Ravera: «Il 98% non ha parental control. Gli influencer competono con l’autorevolezza dei genitori»
Arma di Taggia. In vista della giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo di sabato 7 febbraio, il Me-Lab di Arma di Taggia ha scelto di alzare il velo sui numeri e, soprattutto, su un fenomeno che non si esaurisce nel “conflitto tra ragazzi”, ma finisce per alimentare ansia, depressione e fragilità psicologiche. Oggi, nel punto stampa organizzato dal servizio, la dottoressa Stefania Guasco, responsabile del Me-Lab, il dottor Roberto Ravera, direttore della Struttura complessa di Psicologia di Asl1, e il dottor Francesco Sferrazzo, direttore della S.C. Gestione Promozione Salute e Sicurezza, hanno fatto il punto sulle attività che ruotano attorno alla media education e alla presa in carico dei giovani.
Il Me-Lab è il Centro di promozione salute e psicologia clinica digitale di Asl1, con sede in via Nino Pesce 36, nato grazie al Programma di Cooperazione transfrontaliera Interreg VI Francia-Italia Alcotra 2021-2027. Dentro questa cornice, la lotta al bullismo viene descritta come prevenzione “a monte”, che lavora su consapevolezza digitale e dinamiche relazionali, prima che il disagio diventi sintomo clinico. La definizione adottata dall’azienda è netta: violenza intenzionale, ripetuta e basata su uno squilibrio di potere, con ricadute che possono essere profonde.
Il cuore dell’intervento nelle scuole passa dal progetto di Media Education rivolto soprattutto alla secondaria di primo grado, inserito nell’offerta formativa regionale. I laboratori si articolano in “stanze tematiche” e puntano a far emergere nei ragazzi una competenza spesso data per scontata, ma che i dati smentiscono: il senso critico rispetto a ciò che si guarda, si legge e si condivide. Nella “Stanza delle storie”, spiegano gli operatori, si lavora proprio sulle conseguenze di ciò che viene pubblicato online e sull’immagine che ciascuno costruisce di sé nel web. È qui che, attraverso immagini condivise e racconti guidati, affiorano esperienze e vissuti che talvolta intercettano episodi di bullismo e cyberbullismo.
I numeri dell’anno scolastico 2024/2025 danno la misura del perimetro: hanno partecipato ai laboratori 6 Istituti comprensivi, per un totale di 34 classi, 675 alunni e 67 docenti. Sul versante clinico, l’ambulatorio di Psicologia dedicato alla fascia 13–25 anni ha ricevuto, nel primo anno di attività, 212 pazienti. Di questi, 61 hanno completato un trattamento e sono stati dimessi, 21 sono stati indirizzati ad altri percorsi, mentre risultano attualmente in carico 130 ragazzi e ragazze. Disturbi d’ansia e depressivi e disturbi post traumatici sono tra le problematiche più frequenti e, secondo la stima del servizio, nel 15% dei casi seguiti le conseguenze di bullismo e cyberbullismo rappresentano un fattore rilevante.
È su questo terreno che il Me-Lab rivendica la sua dimensione “ibrida”, clinica e preventiva. Il progetto europeo Intevidi, con Asl1 capofila e un partenariato che coinvolge Università di Genova, Chu di Nizza e Université Côte d’Azur, nasce proprio per applicare l’innovazione digitale alla riabilitazione delle interazioni sociali lungo tutto l’arco della vita, con una particolare attenzione ai giovani. Dentro questa traiettoria si inserisce anche la videogame therapy, uno degli elementi che hanno reso il Me-Lab un caso osservato a livello nazionale. In un precedente approfondimento, Asl1 aveva annunciato l’avvio di uno studio clinico sulla regolazione emotiva degli adolescenti coordinato dalla dottoressa Guasco, con l’impiego di videogiochi commerciali come strumento di analisi dei vissuti e intervento terapeutico. Accanto agli approcci tradizionali, il servizio utilizza anche la televisita, pensata per raggiungere chi vive in aree interne o chi, per studio o lavoro, è lontano da casa.
Il passaggio più scomodo lo ha fatto Roberto Ravera chiamando in causa la responsabilità genitoriale nel tempo degli smartphone. «Secondo i nostri studi su un campione di oltre 4 mila studenti, il 98% non ha un parental control dei genitori, eppure quasi tutti hanno smartphone, tablet e computer che usano anche per comunicare. Le informazioni che passano attraverso gli smartphone sono considerate dai giovani di grande affidabilità. E infatti gli influencer se la giocano con l’autorevolezza dei genitori», ha detto, collegando il tema digitale a una pressione sociale che “spinge” i ragazzi dentro un contesto percepito come più violento e individualista.
Ravera ha aggiunto un elemento neuropsicologico che, in chiave preventiva, diventa decisivo. «Fino a 25 anni il cervello non ha ancora sviluppato compiutamente il lobo frontale, che serve per comprendere pienamente le conseguenze delle proprie azioni. In più i ragazzi hanno a disposizione smartphone di ultima generazione che permettono di accedere al bello ma anche al brutto di internet. E ora c’è anche la novità dell’intelligenza artificiale, che si può porre in contrasto con la funzione genitoriale». Da qui l’invito a non ridurre tutto al divieto: «Certe sfide vanno affrontate e può essere controproducente introdurre divieti, perché il proibizionismo non funziona e alimenta la voglia di accedere a quei servizi vietati».
Sul fronte operativo, Francesco Sferrazzo ha richiamato un punto che, nelle cronache locali, resta spesso sullo sfondo: l’accesso ai servizi è un diritto, ma non sempre è conosciuto. «Non tutti i genitori sanno che si possono rivolgere ad Asl e alle scuole per chiedere un intervento valido e gratuito, offerto dal sistema sanitario nazionale, da parte di specialisti che possono entrare in azione per formare i giovani. È un diritto spesso sconosciuto ma che può essere fondamentale sotto l’aspetto della prevenzione», ha sottolineato il direttore.
Per contatti e accesso, Asl1 ricorda che al Me-Lab si può arrivare anche direttamente, chiamando i numeri 0183 534 516 e 338 201 4669 oppure scrivendo a me.lab.psicologia@asl1.liguria.it.



