Bellotti (Pd): «Autovelox e zone 30 salvano vite, la destra fa propaganda contro la sicurezza stradale»
La consigliera comunale dem di Imperia: «Non è una “giungla” di controlli, il problema è il vuoto normativo sull’omologazione. Servono dati, prevenzione e pianificazione, non slogan»
Imperia. «In Italia si continua a morire sulle strade, mentre il dibattito politico viene piegato a una feroce campagna contro gli strumenti che salvano vite». A sostenerlo è Deborah Bellotti, consigliera comunale del Partito Democratico, che interviene sul tema della sicurezza stradale e sul confronto politico legato a autovelox, zone 30, aree pedonali e politiche di mobilità sostenibile.
Nel suo intervento trasmesso tramite nota stampa, Bellotti parla di «paradosso» e di «guerra dichiarata dalla destra» contro misure che, a suo giudizio, riducono il rischio di incidenti, spostando l’attenzione «dalle vere cause dell’insicurezza stradale» a una narrazione che colpisce gli strumenti di controllo e moderazione del traffico. La consigliera richiama i dati del censimento nazionale dei dispositivi di controllo della velocità, sostenendo che smentiscano «la narrazione costruita dal ministro Salvini» sulla presunta «giungla degli autovelox»: «Gli apparati effettivamente presenti sono circa 3.600, ben lontani dagli oltre 11 mila dichiarati dal ministro». Bellotti aggiunge che l’Italia «non è tra i Paesi con più controlli», ma continua a registrare «un numero elevato di morti e feriti» e cita studi secondo cui autovelox e tutor ridurrebbero gli incidenti mortali tra il 15% e il 26%, con benefici soprattutto per gli utenti più vulnerabili come pedoni, ciclisti, bambini e anziani.
Per Bellotti, il nodo centrale resta «il vuoto normativo sull’omologazione». La consigliera spiega che la legge distingue tra “approvazione” ministeriale e “omologazione”, ma che i criteri per quest’ultima non sarebbero mai stati definiti con decreto attuativo, con la conseguenza che i dispositivi risulterebbero approvati ma non formalmente omologati. A questo quadro collega le recenti pronunce della Corte di Cassazione e un contenzioso crescente, con «incertezza per cittadini e amministrazioni» e una responsabilità che, sostiene, viene «scaricata sui Comuni», mentre chiamerebbe in causa il Ministero.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che l’installazione dei dispositivi di controllo «non è libera» e che, su molte tipologie di strade, sarebbe necessario un decreto prefettizio che individui i tratti autorizzati in base a condizioni di sicurezza e incidentalità. Bellotti evidenzia poi le possibili ricadute sui bilanci comunali nel caso di annullamento delle sanzioni per mancanza di omologazione, sottolineando che la responsabilità verso il cittadino resta di norma in capo all’ente accertatore e che solo in presenza di inadempimenti contrattuali può esserci rivalsa sul fornitore. «Semmai è importante verificare puntualmente che le risorse vengano effettivamente destinate, come prevede la legge, al miglioramento della sicurezza stradale», aggiunge, citando interventi come illuminazione, barriere e manutenzione.
La consigliera sostiene che restino irrisolte «le vere criticità» legate a infrastrutture obsolete, alla mancata normativa su strumenti di rallentamento diffusi in Europa e ai progressi «troppo lenti» verso l’obiettivo europeo di dimezzamento delle vittime entro il 2030. Porta quindi l’esempio di Bologna, dove le politiche di moderazione del traffico avrebbero prodotto una diminuzione degli incidenti per numero e gravità, con l’assenza di vittime tra i pedoni, e interpreta la recente sentenza del Tar come un richiamo a definire e motivare correttamente le zone 30. Anche a Imperia, conclude, «le zone 30 vanno organizzate ed estese» nelle aree dove servono – scuole, ospedali, assenza di marciapiedi, strade con incidenti ricorrenti – «non ovunque ma dove serve».
Il Partito Democratico, afferma Bellotti, sostiene un approccio fondato su «dati scientifici, prevenzione e pianificazione»: diffusione di zone 30 e pedonali per proteggere gli utenti vulnerabili, attraversamenti sicuri, aggiornamento degli standard di sicurezza e piena attuazione dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile per migliorare viabilità, ridurre inquinamento e incidentalità. «La sicurezza stradale non può essere terreno di propaganda né di scontro. Occorre responsabilità istituzionale, non slogan», conclude la consigliera comunale.


