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Il monito del sindaco nella commemorazione delle foibe: «Memoria, solidarietà e attenzione a ciò che accade anche oggi accanto a noi»

Imperia. «Dopo il 1945 per coloro che abitavano in quei territori è iniziato l’inferno. La fine della guerra, festeggiata come l’arrivo della pace, per l’Istria e la Venezia Giulia fu invece il momento peggiore». Con queste parole il sindaco di Imperia Claudio Scajola ha aperto la cerimonia per la Giornata del Ricordo, svoltasi nel giardino cittadino intitolato ai Martiri delle Foibe, ad Imperia.

Scajola ha ricordato come, dal 1945 e per diversi anni, non si consumò «una guerra fra vincitori e vinti, ma l’estirpazione dell’italianità da quei territori», con violenze, persecuzioni ed esodi forzati. «Siamo qui oggi, come ogni anno, per un atto minimo ma doveroso di solidarietà verso chi ha sofferto più di tutti: coloro che hanno perso tutto, che sono stati costretti a scappare, ad abbandonare la loro storia, le tradizioni, le case e gli averi».

Il sindaco ha sottolineato il ruolo di Imperia come città di accoglienza per molti esuli istriani, ricordando anche una figura simbolica della storia cittadina: il professor Carlo Gonan, esule istriano, sindaco di Imperia, uomo di lettere, preside del liceo classico De Amicis e autore del libro «La morte nelle foibe». «Dovremmo ricordarlo di più e fare qualcosa in più», ha aggiunto.

Nel suo intervento Scajola ha poi richiamato l’attualità, citando un clima di indifferenza che rischia di ripetersi: «In un mondo difficile come quello che stiamo vivendo, colpisce che una parte degli italiani guardi con distacco a ciò che accade intorno a noi. La stessa indifferenza che allora accompagnò quanto stava succedendo in Istria». Un monito chiaro: «Il peggiore degli scatti è girarsi dall’altra parte e non interessarsi di ciò che accade accanto a noi».

La cerimonia è proseguita con l’intervento di presidente del Comitato provinciale di Imperia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Pietro Chersola, che ha ricostruito il contesto storico e geopolitico che portò all’abbandono delle comunità italiane della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. Chersola ha ricordato come, dopo l’8 settembre 1943, l’Italia venne considerata dagli alleati non una vera cobelligerante ma «un semplice territorio di battaglia», mentre le decisioni fondamentali venivano assunte ai tavoli internazionali, da Yalta in avanti.

L’aprile del 1945 segnò la fine del conflitto in Europa, ma non per le popolazioni di confine. «Nel frattempo – ha spiegato – la comunità italiana della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia veniva lasciata completamente alla mercé delle truppe titine». Trieste e Gorizia furono occupate tra il 1° maggio e il 12 giugno 1945, a guerra conclusa, mentre Gorizia contò 665 italiani infoibati, tra cui molti carabinieri.

Particolarmente toccante il ricordo della strage di Vergarola, a Pola, il 18 agosto 1946, quando un’esplosione sulla spiaggia gremita di famiglie e bambini causò decine di vittime. «Fu la mazzata finale per la popolazione polese», ha sottolineato Chersola, ricordando anche la figura di Lino Vivoda e il fratellino di otto anni ucciso nell’attentato.

Presente oggi anche una delegazione di Fratelli d’Italia Imperia composta dai dirigenti Maurizio Falconi, Antonello Alìas e Alessandro Alessandri ha deposto una rosa sul cippo dedicato ai Martiri delle Foibe presso i medesimi giardini in viale Matteotti. «Ricordare la tragedia delle Foibe e dell’Esodo di 300.000 mila Istriani, Fiumani e Dalmati -dichiara il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Paolo Strescino- non significa alimentare odio e rivincite, ma significa riconoscere una pagina di sofferenza reale troppo a lungo rimossa o minimizzata.  È un dovere verso le vittime, verso i loro familiari e verso le nuove generazioni perché la memoria della verità storica sia antidoto contro ogni forma di intolleranza, violenza ideologica e negazione del dolore altrui».

Il senso profondo della Giornata del Ricordo rimane sempre lo stesso: restituire voce e dignità a una storia a lungo rimossa e ribadire, come sottolineato dal sindaco, che l’indifferenza resta il pericolo più grande.