Bimba morta, per il gip la madre è «incapace di dominare gli impulsi aggressivi»
Lunedì accertamenti fondamentali: autopsia e sopralluogo del Ris dei Carabinieri
Bordighera. E’ necessario applicare la misura cautelare della custodia in carcere, «tenuto conto sia della gravità del reato commesso da Aiello che dall’inquietante incapacità di dominare gli impulsi aggressivi». A metterlo nero su bianco, nell’ordinanza con la quale ha disposto il carcere, è il gip di Imperia Massimiliano Botti.
Una misura meno severa, aggiunge il magistrato, non è possibile. Per l’indagata, infatti, gli avvocati della difesa avevano chiesto gli arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori. Ma c’è il pericolo che «nel periodo trascorso insieme a costoro, l’indagata potrebbe concordare una diversa versione dei fatti».
Emergono retroscena sempre più inquietanti, sulla vicenda che vede come vittima Beatrice, due anni compiuti il 29 dicembre scorso, trovata morta nella villetta di Montenero, a Bordighera, dove viveva insieme alla mamma Emanuela Aiello, 43 anni, e alle due sorelle di 9 e 8 anni. Il padre delle tre bimbe si trova in carcere da qualche mese, a seguito di una denuncia per maltrattamento sporta dall’ex compagna, ora indagata con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della figlia più piccola.
Nei giorni scorsi, nel registro degli indagati, con la stessa accusa, è stato scritto anche il nome del suo nuovo compagno, Emanuel Iannuzzi, 42 anni di Perinaldo. Nel corso del primo interrogatorio, la donna non ha voluto rivelarne nemmeno il nome. Solo giovedì, nell’udienza di convalida dell’arresto, ha fornito agli inquirenti una versione diversa, dichiarando di aver trascorso il weekend a Perinaldo, nella casa dove vive Iannuzzi.
E’ qui che, secondo i primi accertamenti compiuti dai carabinieri, sulla scorta anche di un primo esame peritale sul corpicino di Bea, la piccola sarebbe morta. Per la Procura non ci sono dubbi. Aiello avrebbe percosso Beatrice «cagionandole numerose e diffuse lesioni personali consistite in ecchimosi di varia estensione su tutto il corpo», e ne avrebbe «cagionato la morte. Con l’aggravante di aver commesso il fatto contro il discendente».
La donna, inoltre, avrebbe mentito anche ai soccorritori, accorsi a Montenero, dove Aiello avrebbe riportato la figlia già morta da ore. Nella telefonata al 118, la donna ha ribadito che Beatrice era caduta due giorni prima, ruzzolando per «cinque o sei gradini» e precisando che «aveva un solo
livido», ma che quella mattina aveva improvvisamente smesso di respirare. Al telefono, l’operatore del 118 ha detto alla donna cosa fare, guidandola passo dopo passo nelle manovre di primo soccorso: la piccola doveva essere posizionata sul pavimento, superficie rigida dove effettuare il massaggio cardiaco, e le doveva essere sfilata la maglietta. Nonostante al telefono Aiello abbia confermato di aver fatto tutto ciò che era stato richiesto «in realtà non ha compiuto alcuna manovra», si legge negli atti. «Infatti la piccola Beatrice è stata trovata dal medico del primo soccorso, ancora nella culla, vestita, posta su un fianco», ovvero in «condizioni incompatibili con le manovre che l’indagata poco prima affermava di aver compiuto».
Per fugare ogni dubbio sulle cause del decesso della bimba, domani verrà eseguita l’autopsia presso l’obitorio di Sanremo. L’accertamento peritale verrà eseguito domani dal medico legale Francesco Ventura, direttore dell’Unità operativa di Medicina legale del San Martino. Oltre al professionista nominato dalla Procura, saranno presenti i periti di parte: il dottor Enzo Profumo, per il padre della bimba, e il dottor Andrea Peirano per Iannuzzi. Fondamentali, inoltre, saranno anche gli accertamenti compiuti dal Ris dei Carabinieri, che sempre domani si recheranno nella casa di Perinaldo.



