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L’esame medico-legale è iniziato alle 11 a Sanremo. Alle 11.40 i carabinieri del Ris di Parma hanno avviato il sopralluogo nella villetta indicata dagli inquirenti come luogo del decesso

Sanremo. Una doppia attività investigativa, concentrata tra Sanremo e Perinaldo, segna un nuovo passaggio nell’inchiesta sulla morte di Beatrice, la piccola bimba di due anni scomparsa in circostanze tutte da chiarire. Da un lato l’autopsia, avviata alle 11 nei locali di medicina legale dell’ospedale Borea, dall’altro il sopralluogo dei carabinieri del Ris di Parma nella villetta di Perinaldo che, secondo la Procura, sarebbe il luogo in cui la piccola è deceduta. Qui è presente anche l’avvocato Christian Urbino, difensore di Emanuel Iannuzzi, l’occupante della villetta, attualmente indagato a piede libero.

Il sopralluogo scientifico è iniziato intorno alle 11.40: gli specialisti dell’Arma hanno esaminato inizialmente l’area esterna, anche con l’ausilio di un drone, soffermandosi poi su una vecchia Fiat Panda bianca parcheggiata davanti all’abitazione, prima di entrare all’interno per documentare con immagini e repertare ogni elemento ritenuto utile agli accertamenti.

Sul fronte dell’autopsia, al Borea è presente il professor Francesco Ventura, consulente incaricato dalla Procura. Per le parti risultano presenti i consulenti e i legali. A margine, nel primo commento “a caldo”, la difesa della donna in carcere, Manuela Aiello, ha sostenuto che nell’ordinanza di custodia del gip Massimiliano Botti non vi sarebbe un’indicazione esplicita sul luogo del decesso, definendo Perinaldo un’ipotesi ricostruttiva e richiamando, inoltre, la chiamata al 112 e il tentativo di rianimazione effettuato prima dell’arrivo dei sanitari nella casa di Aiello a Bordighera. Le legali Martina Di Giovanni e Laura Corbetta hanno evidenziato come, a loro avviso, i tentativi di rianimazione a Bordighera sarebbero un elemento da valutare nel confronto con la ricostruzione accusatoria fondata anche sul parere del primo perito incaricato, il dottor Leoncini, ribadendo che la questione del “dove” e del “quando” dovrà essere ancorata ai riscontri medico-legali.

Le stesse avvocate hanno poi richiamato le diverse versioni rese nei primi momenti, sostenendo che la donna non avrebbe indicato subito il nome del compagno e che la ricostruzione dei luoghi della notte precedente al decesso di Beatrice sarebbe mutata nelle ore successive ai primi interrogatori, fino agli elementi che hanno portato gli inquirenti a concentrare l’attenzione su Perinaldo. Sempre secondo quanto riferito dalla difesa, dopo l’interrogatorio di venerdì la donna avrebbe contattato il proprio legale in lacrime per avere notizie delle altre figlie, che risultano ora collocate in un circuito di protezione, con contatti familiari al momento non consentiti.

Sul piano civile, viene inoltre segnalata l’applicazione della procedura collegata all’articolo 403 del codice civile per l’allontanamento urgente dei minori: sarebbe già stata fissata al 25 febbraio l’udienza di convalida dei provvedimenti provvisori adottati, davanti all’autorità competente. L’avvocato Mario Ventimiglia, che tutela il padre della vittima, attualmente detenuto per altri motivi, ha preannunciato la presenza dell’uomo in tribunale, con traduzione dal carcere. Infine, quanto ai tempi tecnici, il professor Ventura, responsabile dell’unità operativa di medicina legale del San Martino di Genova, avrebbe richiesto fino a 90 giorni per il deposito della perizia completa.

Nel frattempo, gli accertamenti scientifici del Ris a Perinaldo proseguono e, insieme agli esiti dell’autopsia, sono destinati a pesare in modo determinante nella ricostruzione dei fatti di questa tragedia senza fine.