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Ventimiglia, accuse a un poliziotto: il giudice respinge la misura cautelare

Testimonianze di alcuni colleghi descrivono «in maniera attendibile il coraggio e l’impegno di Aprile nello svolgimento di indagini particolarmente delicate»

Ventimiglia. Il gip del Tribunale di Imperia Massimiliano Botti ha rigettato la richiesta di misura cautelare interdittiva nei confronti di Maggio Bellino Aprile, assistente capo della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Ventimiglia, indagato a vario titolo per presunti abusi commessi durante l’attività di servizio. La pubblica accusa contesta al poliziotto reati quali l’omissione di atti d’ufficio, il falso ideologico, lesioni e minacce aggravate, peculato d’uso e abbandono del servizio.

La decisione è stata motivata in un’ordinanza di ventuno pagine, nelle quali il giudice spiega, attraverso un’articolata ricostruzione dei fatti, che «Non sussistono le esigenze cautelari a carico di Maggio Bellino Aprile: la richiesta di interdizione dal servizio viene rigettata».

In particolare, una parte rilevante dell’indagine riguarda un intervento avvenuto il 2 luglio 2024 nei pressi del cimitero di Ventimiglia, dove una donna aveva accusato un cittadino straniero di averle sottratto il telefono cellulare. Secondo l’accusa, Aprile avrebbe rifiutato di accompagnare l’uomo in commissariato e di redigere gli atti di polizia giudiziaria, omettendo inoltre di riferire il presunto furto nella relazione di servizio. Il giudice, però, ha rilevato come la dinamica dei fatti fosse apparsa sin da subito confusa e contraddittoria, con versioni divergenti tra i testimoni e con la stessa persona offesa che aveva rifiutato di sporgere querela. In questo contesto, secondo il gip, non sussistevano né l’obbligo di arresto né quello di procedere immediatamente alla formalizzazione della notizia di reato.

Per tali ragioni sono stati esclusi i gravi indizi sia per l’omissione di atti d’ufficio sia per il falso ideologico.

L’altro episodio cardine dell’indagine riguarda un intervento della Polizia di Stato presso il supermercato Coop di Ventimiglia, dove un cittadino straniero in evidente stato di ebbrezza stava disturbando i clienti. Un agente ha parlato di un vero e proprio pestaggio e di gravi minacce, ma le versioni fornite dagli altri operatori presenti hanno ridimensionato l’accaduto, parlando di alcuni schiaffi sferrati nel tentativo di calmare l’uomo. Anche in questo caso il giudice ha sottolineato le forti contraddizioni tra le testimonianze, l’assenza di referti medici e la mancata presentazione di querela da parte della persona offesa, che ha dichiarato di non ricordare l’episodio. Il quadro indiziario è stato quindi ritenuto insufficiente per sostenere l’ipotesi di lesioni aggravate e minacce.

«Appaiono configurabili i soli delitti contestati al capo D e capo E di imputazione (peculato e abbandono del servizio, ndr), che esclude la concorrente fattispecie contestata al capo F (interruzione di pubblico servizio, ndr)», prosegue il giudice che nell’ordinanza evidenzia come risulti «trascorso oltre un anno dai fatti da cui è scaturito il procedimento in epigrafe, senza che risultino ulteriori violazioni della legge penale da parte di Maggio Bellino Aprile. Nel frattempo risulta che quest’ultimo è stato destinato, a partire dal 15 gennaio 2025 “unicamente al servizio interno in qualità di operatore addetto alla sala operativa ”, senza più svolgere il servizio di “volante”».

Inoltre, ci sono testimonianze di alcuni colleghi che scagionano l’assistente capo, descrivendo «in maniera attendibile il coraggio e l’impegno di Aprile nello svolgimento di indagini particolarmente delicate. Tali considerazioni, in uno con il ridimensionamento delle accuse nei suoi confronti, portano ad escludere che le eventuali esigenze cautelari presentino carattere di attualità e concretezza», scrive il gip.