Spiraglio Imperiese in piazza contro la pretesa di possesso sui corpi femminilizzati
Domenica 11 gennaio presidio alla stazione ferroviaria alle 19.30
Sanremo. Domenica 11 gennaio, alle 19.30, alla stazione ferroviaria di Sanremo, lo Spiraglio Imperiese tornerà nelle strade della città con una nuova iniziativa pubblica. L’obiettivo, spiegano, è ribadire che la mobilitazione non si esaurisce in un’unica dimostrazione e che l’azione sul territorio nasce dall’attraversarlo ogni giorno, vivendone direttamente spazi, contraddizioni e criticità.
Nel comunicato diffuso, il collettivo sottolinea come il territorio venga vissuto quotidianamente «con gli occhi bene aperti e le chiavi strette nel pugno», richiamando scuole, consultori e ospedali, dove – si legge – la salute riproduttiva è ancora trattata come scandalo o tabù e dove lo smantellamento della sanità pubblica e la scarsa accessibilità rappresentano un problema concreto. Viene inoltre richiamata l’esperienza degli spazi pubblici, dalle strade alle piazze, come luoghi attraversati da sguardi, giudizi e pressioni.
Lo Spiraglio Imperiese precisa che le iniziative promosse non sono «calate dall’alto», non rispondono a partiti politici né a dettami religiosi, ma esclusivamente alle necessità di chi vive il territorio sulla propria pelle. Nel testo si ribadisce la richiesta di una netta separazione tra i dettami della Chiesa e le leggi di uno Stato laico, così come dagli standard di cura del sistema sanitario, rivendicando la libertà di autodeterminazione come unico criterio di giudizio.
Il comunicato affronta apertamente il tema dell’aborto, rivendicando la legittimità di definirsi «pro aborto» alla luce di studi e lotte storiche, e respingendo l’idea di un tavolo di dialogo con chi, secondo il collettivo, negherebbe diritti fondamentali. L’obiettivo dichiarato non è quello di far cambiare idea ai rappresentanti della curia, ma di pretendere che i corpi altrui restino liberi da imposizioni, dogmi, giudizi pubblici e tentativi di colpevolizzazione.
Nel testo viene inoltre respinta ogni forma di gogna pubblica nei confronti delle donne e delle persone capaci di concepire che scelgono di abortire, rifiutando narrazioni che le dipingano come colpevoli o peccatrici. Alle «esternazioni colpevolizzanti» della curia, il collettivo contrappone simbolicamente «una messa di rispetto e liberazione», affermando una preghiera intesa come richiesta di libertà per tuttə.
La mobilitazione di domenica si inserisce, spiegano, in un percorso che intende continuare nel tempo, attraverso presenza, rumore e lotta, senza deleghe e senza concessioni.


