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Spiagge, gli stabilimenti dell’Imperatrice fanno squadra

9 gennaio 2026 | 18:13
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Spiagge, gli stabilimenti dell’Imperatrice fanno squadra

Manifestazione d’interesse del gruppo capitanato dai Bagni Nettuno di Gianni Calleri: «Pronti a un partenariato pubblico-privato per fare investimenti e giocare la gara con regole chiare»

Sanremo. Il passaggio è di quelli destinati a riscrivere equilibri e geometrie del litorale: l’avvicinarsi delle gare per il rinnovo delle concessioni demaniali, imposto dal quadro normativo nazionale ed europeo, apre una fase epocale tanto attesa quanto contestata dagli operatori che da anni presidiano la costa. A Sanremo la macchina comunale, con l’assessore al Demanio Lucia Artusi, ha scelto di non farsi trovare impreparata e ha imboccato la strada di un progetto di iniziativa pubblica, affidato allo studio fiorentino Hydea, pensato per arrivare ai bandi con una mappa aggiornata di accessi, servizi e obblighi di riqualificazione.

La svolta, però, non si gioca soltanto negli uffici. A pochi giorni da Capodanno è arrivata sul tavolo del Comune una manifestazione d’interesse di un gruppo di balneari del lungomare Vittorio Emanuele II (spiagge dell’Imperatrice), capitanato dai Bagni Nettuno, che hanno depositato l’atto con cui dichiarano la disponibilità a costruire un progetto di finanza in partenariato pubblico-privato per la riassegnazione delle concessioni dell’area. A metterci la firma, come promotore, è Gianni Calleri, titolare anche dei rinomati San Marco Beach di Bordighera. La partecipazione di operatori di quel tratto di fronte mare è alta. Per adesso, rimangono fuori dall’iniziativa solo il Lido Imperatrice e Foce, i Bagni Sanremo e Marinella. Nel perimetro che il gruppo intende riqualificare non rientra la spiaggia del soggiorno militare, che segue regole svincolate dal resto. Sul fronte della fruizione pubblica, invece, la traiettoria che emerge è quella di un riordino delle superfici libere e libere attrezzate (comprese quelle di chi si è momentaneamente tirato fuori), con l’ipotesi di accorpare arenili oggi separati per ottenere un’area ad accesso libero più ampia e funzionale, in una porzione di lungomare dove la presenza degli stabilimenti resta predominante.

«È un lavoro partito più di un anno fa, con l’idea di “tirare le fila” dell’area dell’Imperatrice e provare a ragionare in modo unitario», spiega Calleri. «Alla fine si è consolidato un nucleo di stabilimenti e l’obiettivo non è fare un progetto per pochi ma costruire una soluzione che tenga dentro l’intera zona di interesse, anche per chi oggi non partecipa». La manifestazione d’interesse, nelle intenzioni dei promotori, serve soprattutto ad aprire un tavolo formale con Palazzo Bellevue, nel momento in cui l’ente locale sta definendo l’ossatura del piano pubblico. «È un atto per avvisare il Comune che noi ci siamo, che siamo disponibili a chiedere le concessioni e a metterci dentro investimenti. Adesso ci interessa la disponibilità ad aprire un confronto vero».

Sul fronte operativo, già strutturata una squadra tecnica di primissimo piano: incarico agli architetti Andrea Borro e Guido Gambin per la progettazione, l’avvocato specializzato in diritto marittimo Sandro Riceputi per la parte legale e Valentino Ielo come riferimento per la consulenza contabile e finanziaria. Il progetto, aggiunge Calleri, partirà dal Piano demaniale delle spiagge approvato dal Comune nel 2023 e punterà su interventi di qualità più che su nuove superfici commerciali: «Accessi per disabili, infrastrutture, fronte mare. Proposte anche sulla passeggiata pedonale, non sui parcheggi. Ripristino delle scalinate e più varchi. Zone fitness, un collegamento maggiore con la ciclabile e i grandi alberghi. E poi la difesa della costa, che per noi è un fondamentale». Il nodo, inevitabilmente, è quello della durata delle future concessioni. «Se si va a un bando “classico”, la durata rischia di essere breve, intorno ai 5 anni. Ma con una proposta strutturata in partenariato, se il Comune la recepisce e la mette a gara, la durata può essere commisurata agli investimenti certificati dal piano economico finanziario e arrivare anche fino a 20 anni. È una differenza enorme, perché cambia la sostenibilità degli interventi e la possibilità, per chi oggi è sul posto, di competere davvero». Calleri non lo nasconde: l’architettura del project financing, con le tutele previste per il promotore, può diventare una leva determinante per aumentare le probabilità di preservare in capo agli attuali operatori la gestione delle concessioni, introducendo allo stesso tempo quel pacchetto di riqualificazioni che Palazzo Bellevue chiede.

Quella dei Nettuno non è la prima mossa di questo tipo. È la seconda iniziativa dopo il project già depositato dall’imprenditore balneare Lucio Castagno, concessionario di corso Trento Trieste, che nei mesi scorsi ha “aperto la strada” indicando la via del partenariato come strumento per affrontare la stagione delle gare.