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Con il “sì”, ha detto Lari, «avremo quello che, volgarmente si dice, una giustizia forte coi deboli, debole coi forti»

Imperia. «Vi posso garantire che la magistratura è unita nel contrastare la riforma. Io non so le percentuali perché non vado in giro a chiedere ai colleghi, ma penso di non sbagliarmi dicendo che il 90 – 95% della magistratura sia contraria alla riforma. Ci sarà un motivo».

A dirlo è il procuratore capo della Repubblica di Imperia Alberto Lari, nella sala gremita del Cinema Cristo Re di via Trento, a Imperia, nell’ambito dell’incontro “Perchè è giusto dire no”, organizzato dal comitato del “no”, fondato dall’associazione nazionale magistrati al fine di compiere una battaglia referendaria contro la riforma Nordio.

«Sono contrari alla riforma magistrati in pensione, sono contrari alla riforma magistrati come me che sono alla fine della carriera e che non hanno più nulla da chiedere. E quindi sono magistrati che sono contrari alla riforma perché sono convinti che sia sbagliata. E ne sono convinti, come me, dopo 35 anni che fanno questo mestiere», ha proseguito Lari, nel suo accorato appello a votare “no”.

«Vedo un fronte del “sì” in grandissima difficoltà a trovare testimonial – ha aggiunto – Vedo un fronte del “sì” che veramente ritengo, sarà un mio giudizio, debolissimo, e a fronte di offerte e profferte a cui non si può dire di no, perché dobbiamo anche renderci conto che oggi stiamo a parlare in una parrocchia, mentre se il procuratore della Repubblica di Imperia si dichiarasse disponibile a sostenere per il “sì”, vi posso garantire che potrei avere una pagina intera di un giornale nazionale con una mia foto gigantesca. In questo secondo me ci sarà un motivo, se perché il “sì” è così in difficoltà a trovare dei testimoni, ma perché è così in difficoltà? Perché questa è una riforma troppo strampalata che non sta assolutamente in piedi».

«I magistrati sono persone che si occupano dei problemi della gente, dei problemi dei cittadini, però hanno anche una certa voglia di una soddisfazione personale – ha detto il procuratore, entrando nel merito della riforma -. È sbagliato vedere la carriera della magistratura come una carriera, però è anche umano che uno la carriera la voglia fare. E non c’è nulla di male che un magistrato voglia fare carriera come uno che lavora in una fabbrica tende a salire di mansioni, come un avvocato cerca di diventare un principe del foro e come un medico cerca di diventare un primario. È nella natura umana la carriera. E allora se noi facciamo un autogoverno, dove la carriera dipende da altri, già basta questo per aver messo la magistratura a terra. Perché, io vi posso raccontare di esperienze di magistrati che non hanno fatto nulla e sono stati condannati in via disciplinare da un CSM severissimo. Un magistrato che riceve un rallentamento di carriera, con la progressione di carriera viene rimandata di due anni, di tre anni, non ha alcuna possibilità di fare carriera, perché avrà sempre un qualcuno che gli passerà davanti».

Cosa cambierebbe con la vittoria del sì? «Immaginatevi quale sarà la situazione quando il CSM e la corte disciplinare sarà formata come è stato illustrato dai colleghi. Se oggi noi abbiamo una magistratura che io in questo momento definirei timida e lo dico io da procuratore della Repubblica, perché è una magistratura che nei confronti di certe situazioni, soprattutto quando riguardano la politica, ci va coi piedi di piombo, perché comunque sono materie veramente delicate. Con un piccolo cambiamento noi avremo una magistratura che quasi sicuramente preferirà evitare queste attività che possono comportare tali rischi nella propria carriera. E quindi avremo quello che, volgarmente si dice, una giustizia forte coi deboli, debole coi forti. Credo che sia già solo questo un motivo per essere assolutamente contrari a questa riforma», ha detto il procuratore.

Manca la fiducia nel governo. «Ma poi abbiamo anche un altro punto molto importante, cioè che questa riforma non riforma nulla nello specifico, ma da solo alcuni principi generali come sull’Alta corte, eccetera, ma è una riforma vuota che varia tutta una serie di norme che verranno fatte da un Parlamento che ha abolito l’abuso d’ufficio – ha aggiunto Lari – Ha limitato il traffico di influenze, ha escluso che l’esecuzione delle pene che riguardano i politici della pubblica amministrazione siano particolarmente severe e quindi concedendo misure alternative. È una politica che ha reso quasi impossibili le intercettazioni, che ha limitato la durata delle intercettazioni. Ma una politica che ha fatto queste riforme che fiducia ci dà di fare una riforma della giustizia che possa avere un obiettivo di funzionamento?»

I problemi della giustizia sono altri, ha detto ancora Lari. «E poi mi domando ancora, ma se abbiamo il 40% di scopertura del personale, se il ministero non ci fornisce il personale, se non ci fornisce le risorse, se non ci manda nessuno ad aiutarci, che abbiamo il problema di tenere aperti gli uffici, ma dico, ma come possiamo pensare che questa politica voglia veramente risolvere i problemi della giustizia? Non possiamo avere fiducia, per questo siamo anche particolarmente contrari a questa riforma, perché riteniamo che proprio sia un primo passo per organizzare un sistema giudiziario che non porti a nessun risultato positivo».

L’appello al voto. «Impegnatevi, andate, fate il tam-tam con gli amici, chi fa l’insegnante nelle classi, chi lavora coi colleghi di lavoro, impegnatevi a convincere le persone ad andare a votare “no” al referendum. È una questione di civiltà: non andare a votare è un errore gravissimo e poi non lamentiamoci se ci saranno delle riforme, le avremo volute noi, perché abbiamo la possibilità che nessuno ci può togliere. Se tutti andiamo a votare e votiamo “no”, questa riforma cade – ha concluso Alberto Lari – E’ una cosa matematica, pacifica. Quindi veramente cerchiamo di rendere concreta questa giornata e diamoci tutti da fare e facciamo veramente una campagna di sensibilizzazione verso le persone che ci sono vicine e convinciamoli a votare “no”».