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Ora il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura è attuato con la presenza di un unico Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma prevede lo sdoppiamento del CSM

Imperia. «Senza un giudice imparziale e indipendente, la società inevitabilmente collassa o nella tirannide o nella lotta violenta. In entrambi i casi assistiamo al trionfo dell’arbitrio e della prevaricazione. Questo è un principio assodato da secoli ormai nelle nostre società. E le carte costituzionali lo assicurano, lo proclamano il principio dell’imparzialità, dell’indipendenza e dell’autonomia dei giudici».

Lo ha detto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia Massimiliano Botti, intervenuto in serata presso il Cinema Cristo Re, a Imperia, nell’incontro “Perché è giusto dire no”, organizzato da membri liguri del Comitato del “no”, fondato dall’associazione nazionale magistrati al fine di compiere una battaglia referendaria contro la riforma Nordio. L’incontro si è svolto in una sala gremita in ogni ordine di posto.

Entrando nel merito di quanto previsto dalla Costituzione, il giudice ha spiegato come l’articolo 104 sancisca che «la magistratura è un ordine autonomo, cioè che si governa tendenzialmente da sé, ed è indipendente. Indipendente vuol dire sia che ogni magistrato deve poter assumere le sue decisioni, le sue determinazioni, senza alcun timore, senza alcuna influenza dal mondo esterno. D’altro canto vuol anche dire che la magistratura, cioè l’insieme dei magistrati nel suo complesso, deve essere posta al riparo da intromissioni da parte delle potere esecutivo o del potere legislativo, cioè del Parlamento o del Governo».

Ma, come sottolineato dal gip Botti, «non basta che il principio sia sancito nella Costituzione», perché «non è mica detto che, una volta che abbiamo un articolo come il nostro appena citato, poi in concreto i giudici e la magistratura, i magistrati e la magistratura siano effettivamente garantite all’autonomia e indipendenza». Per comprenderlo, basta leggere le norme di carte costituzionali di altri paesi. Il magistrato ha portato ad esempio l’articolo 120 della Costituzione russa, che dice: «i giudici sono indipendenti e sono sottoposti soltanto alla Costituzione della Federazione russa e dalla legge federale». Stessa cosa in Iran, dove quello giudiziario, è almeno sulla carta «un potere indipendente che tutela i diritti individuali e collettivi del popolo ed è responsabile dell’amministrazione della giustizia». Idem in Corea del Nord dove, come sancito dall’articolo 166 «La Suprema Corte è indipendente nell’amministrazione della giustizia ed effettua le attività giudiziarie attenendosi alla legge». «Mi pare ovvio – ha detto Botti – Che non stiamo parlando di illustri esempi di democrazie al mondo, di paesi dove i diritti individuali vengono garantiti nel migliore dei modi. Quindi, non è sufficiente proclamare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura in carta costituzionale, bisogna poi vedere come il sistema è congegnato, sia nella carta costituzionale, sia poi come questi principi vengono declinati in concreto».

Attualmente, il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura è sancito dall’articolo 105 della Costituzione, che prevede un unico Consiglio Superiore della Magistratura, «non due, ma un unico Consiglio Superiore della Magistratura», ha detto Botti. «Mi preme iniziare già a sottolineare una delle tante mistificazioni o approssimazioni che i fautori della riforma Nordio propongono – ha aggiunto -. Si dice: “in realtà l’unicità della magistratura e quindi l’unicità del CSM sono un portato dell’ordinamento giudiziario pre-costituzionale. Magistratura unica, voluta da Mussolini per poter meglio controllare tutta la magistratura. Non è vero. È vero invece che già nel 1946 furono estese ai pubblici ministeri alcune delle garanzie dei giudici apposta per valorizzare la loro autonomia rispetto al potere esecutivo. Dopodiché c’è stata la Costituzione del 1948 che, appunto, ha introdotto l’unico Consiglio Superiore della Magistratura».

In merito al sorteggio puro dei magistrati che verrebbe introdotto qualora il referendum fosse vinto dal sì, il giudice ha detto: «Saremmo l’unico paese al mondo dove i magistrati componenti del CSM vengono sorteggiati tra tutti i magistrati presenti sul territorio nazionale».